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17/10/2018

Il tracollo dell’edilizia, chiuse 91 ditte

Il Centro

IL settore in profonda crisi
È il peggior dato dal 2009 ad oggi. A picco l'occupazione mentre sono 14 i milioni in meno versati alla Cassa edile
di Monica Pelliccione L'AQUILA Un tracollo verticale senza precedenti. Il peggior dato dal 2009 ad oggi. Nell'ultimo anno sono state 91 le imprese edili che in provincia dell'Aquila hanno chiuso i battenti. Il confronto luglio-agosto 2016-2017, rispetto allo stesso periodo del 2017-2018 è impietoso anche per l'occupazione, con 984 operai edili in meno, con una contrazione della manodopera pari al 10,53%. Emblematico anche il dato della massa salari, con 14 milioni di euro in meno versati alla Cassa edile. Come si spiega tutto questo in una città in ricostruzione dopo il terremoto? Al blocco degli appalti pubblici, che sta facendo diminuire il volume di affari, si somma l'applicazione del Durc on line, che consente alle aziende di "svicolare" rispetto a una rigida applicazione contrattuale. Una sorta di autocertificazione che, in alcuni casi, non rispecchia la fotografia reale dello stato dell'impresa stessa, né la regolarità totale del raggio d'azione in cui opera. CHIUSE 91 DITTE. Il crollo del comparto edile è ben rappresentato dai numeri che non danno adito a interpretazioni diverse: nell'ultimo anno la provincia dell'Aquila ha perso 91 ditte che operano nell'edilizia, passate da 1.347 a 1.256, con un calo del 6,7 per cento. E ancora: gli addetti sono scesi del 10.53 per cento, con 984 operai in meno. La flessione complessiva della massa salari è stata di circa 14 milioni di euro, (-16,57%). Scendono anche le ore di cassa integrazione, da 350.907 a 286.680: una diminuzione che gli addetti ai lavori spiegano con il decremento delle imprese attive. RICOSTRUZIONE PUBBLICA AL PALO. «Il numero delle imprese che chiudono, unito alla riduzione degli operai, non può essere ascritto a un dato fisiologico. È indubbiamente legato alla ricostruzione pubblica, che segna totalmente il passo», il commento di Adolfo Cicchett i, presidente provinciale dell'Ance. « Nonostante la piena contezza dei fondi in cassa, per far partire i cantieri», afferma il presidente dell'Associazione costruttori edili, «i lavori pubblici restano fermi, in buona parte per il vizio endemico del nuovo codice degli appalti, oltre che per una carenza generalizzata del personale che lavora negli uffici della ricostruzione». L'EDILIZIA IMPOVERISCE. «Nonostante il terremoto, l'edilizia impoverisce», fa notare Emanuele Verrocchi , segretario provinciale della Fillea-Cgil, «siamo di fronte al segno negativo più pesante, dal 2009 ad oggi. Tra tutti i numeri della Cassa edile, il più preoccupante riguarda la diminuzione di massa salari, conseguenza diretta del calo di imprese e di lavoratori. Si registra un altissimo tasso di elusione ed evasione della cassa edile, legato a doppio filo all'applicazione del Durc on line». «L'obiettivo», prosegue Verrocchi, «è riconquistare, almeno per il cratere del sisma 2009, il Durc di congruità, abolito il primo gennaio 2017 per fare posto al Durc on line, che non permette verifiche efficaci e puntuali sul rispetto delle norme sui lavoratori, da parte delle imprese. Il Durc di congruità consente, invece, di mettere a confronto la consistenza dell'appalto con il numero di operai e di ore lavorate». RICOSTRUZIONE FUORI CRATERE. Sui dati pesa anche la ricostruzione nei comuni fuori cratere che, come fa notare la FilleaCgil, «sta subendo un fortissimo rallentamento. Il problema non è tanto la crisi del settore dell'edilizia, che pure fa la sua parte, quanto l'applicazione da parte di alcune imprese di contratti differenti, come quello dei metalmeccanici, per eludere i versamenti in Cassa edile». IL segretario provinciale della Fille-Cgil apre le porte anche a un'altra riflessione: «Dobbiamo cominciare a pensare che la ricostruzione, pian piano, andrà scemando. I volumi gradualmente diminuiranno e, nel tempo, si tornerà alla situazione del 2008. I segni relativi alla ricostruzione, mi sento di dire, rischiano di continuare a scendere. Anche per questo», conclude, «va ripensato il sistema, con una visione lungimirante del comparto edile».

Adolfo Cicchetti

Il problema indubbiamente nasce dalla ricostruzione pubblica che segna il passo

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Cantieri nel centro storico dell'Aquila

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