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28/07/2020

Il testo rischia di introdurre nuove complicazioni

ItaliaOggi

Il decreto legge n. 76/2020 cosiddetto semplifi cazioni, pubblicato sulla Gazzetta uffi ciale n. 178 del 16 luglio 2020, è in corso di esame presso le Commissioni riunite affari costituzionali e lavori pubblici del Senato. Prontamente la Lapet, come annunciato sulle pagine di questo giornale (si veda ItaliaOggi del 4 e 18 luglio 2020), ha provveduto a formulare le sue osservazioni sul provvedimento, nell'ambito di un documento stilato dal coordinatore del centro studi Lapet Riccardo Bizzarri. Il decreto in esame si compone di 65 articoli, per oltre 100 pagine che, secondo i tributaristi, rischiano di introdurre nuove complicazioni dovute allo stratificarsi di competenze ed all'acquisizione di pareri e audizioni previste proprio dalle norme che si propone di introdurre. «In questo senso il decreto non migliora la qualità della regolamentazione e quindi non realizza il presupposto di semplificazione che, piuttosto consiste nella semplicità, conoscibilità e nella stabilità del quadro normativo, al fi ne di consentire agli imprenditori di prevedere le conseguenze delle proprie condotte», ha commentato il presidente nazionale Roberto Falcone. « Purtroppo dobbiamo confermare quanto già avevamo avuto modo di esprimere sulle prime bozze del decreto, ovvero che si tratta di un provvedimento casistico, settoriale e di portata insuffi ciente a rilanciare gli investimenti e l'imprenditoria nazionale». Il decreto infatti non fornisce alcun riscontro alle istanze sollevate dalla Lapet nelle audizioni parlamentari svolte in questi ultimi mesi. «Fin dall'avvio dell'emergenza Covid 19 avevamo chiesto interventi rivolti al miglioramento dei procedimenti amministrativi, al miglioramento della formazione dei funzionari dell'amministrazione e a garantire la stabilità e la prevedibilità dell'ordinamento giuridico (cfr. la temporaneità della deroga al Codice degli Appalti), in particolare di quello amministrativo e fi scale». Sorprende pertanto l'assoluta assenza di disposizioni dirette a semplifi care gli adempimenti tributari, pur a lungo auspicate da intermediari e contribuenti e suggeriti anche dalle istituzioni comunitarie al fi ne di rilanciare la crescita economica nazionale. «Quindi, per quanto sia apprezzabile l'intenzione di semplifi care l'ordinamento giuridico nel quale operano le imprese, gli interventi previsti dal decreto appaiono inadeguati a rimuovere le complessità e le ineffi cienze dell'ambiente legislativo e amministrativo che consistono, in particolare, nella scarsa qualità della regolamentazione, della legislazione e dei procedimenti amministrativi, nel ritardo della Pubblica amministrazione nell'onorare i propri debiti e nell'offrire servizi digitali, nella stratifi cazione di competenze e di adempimenti e nella persistente complessità dell'ordinamento tributario» ha rimarcato Bizzarri. In defi nitiva e ancora una volta osservano i tributaristi quanto la vera semplificazione avrebbe dovuto essere realizzata con un intervento di ampio respiro, stabile nel tempo e destinato, da un lato, a riformare i procedimenti della Pubblica Amministrazione, soprattutto in tema di pagamenti, autorizzazioni, controlli e offerta di servizi digitali e, dall'altro, a rendere certo e stabile l'ordinamento tributario, eliminando gli adempimenti non necessari e sproporzionati ed aumentando il livello di liberalizzazione della prestazione dei servizi contabili e fiscali. © Riproduzione riservata