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28/07/2020

Il tesoriere Centemero «Per la Lega attenzioni assai speciali»

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

COLLOQUIO
a pagina 2 • Di Giulio Centemero si sa che è il quarantunenne tesoriere della Lega. È invece meno noto il suo lavoro come capogruppo del partito presso la Commissione Finanze della Camera, l'impegno nel campo del fintech, la sincera passione occidentale. La Verità lo ha incontrato a Montecitorio, al termine dell'appuntamento più importante della giornata: trovandosi in trasferta a Roma, la videochiamata per salutare il piccolo Ari, il suo bimbo di sette mesi. In questa conversazione, Centemero lancia due suggestioni: la possibilità che la Lega si proponga come casa anche per i liberali; e una prospettiva da «Partito repubblicano» sul modello americano, uno spazio politico destinato ad accogliere culture diverse unite da alcuni valori di fondo. Centemero risponde anche sulle questioni giudiziarie di cui si è letto in queste settimane. Una volta che si sarà depositata la polvere della propaganda, cosa resterà dopo l'intesa Ue sul Recovery fund? «Resterà un Paese in difficoltà. Nei mesi scorsi servivano immediate iniezioni di liquidità a famiglie e imprese, attraverso assegno o bonifico: se questo fosse accaduto nel "giorno uno" della crisi, sarebbero bastate molte meno risorse di quelle che sono invece indispensabili adesso. E resta un Paese dove un'opera decisa da un Comune richiede sei mesi, mentre un'opera decisa dall'Anas richiede cinque anni. Serve una spinta verso l'autonomia, la sussidiarietà, il federalismo: l'opposto della tendenza centripeta a cui assistiamo». Perché ci siamo presentati senza alternative? Se prima di Bruxelles avessimo sfruttato meglio le opportunità offerte dalla Bce, o tentato la strada dei Diritti speciali di prelievo presso il Fmi, non avremmo dato la sensazione di essere all'ultima spiaggia. Condivide? «Se mi chiede "perché", la risposta che le do è l'incapacità pura e semplice degli attuali decisori. Lo dico senza offesa: l'economia italiana, e anche la nostra proiezione in Europa, sembrano oggi gestite dalla sezione Pd di Roma Centro. Da Gualtieri a Gentiloni a Sassoli, parlano i loro curricula, rispetto all'assenza di una specifica e adeguata preparazione economica». E quindi? «E quindi è prevalsa la logica del claim. Gli parli del Fmi? Ti rispondono che "non siamo l'Argentina", senza sapere che quella dei Diritti speciali di prelievo era un'ipotesi da esplorare. Gli poni il tema delle emissioni di titoli? Non ne hanno calcolato bene tempi ed entità. Soprattutto, non hanno pensato a come provare a portare il risparmio degli italiani nel circuito dell'economia reale». Che impostazione culturale hanno? «Sono legati alla logica delle partecipate, con l'obiettivo della vecchia spartizione delle poltrone. Sono orientati a consumare valore, anziché a crearlo. Non hanno familiarità con le migliori pratiche del controllo della gestione, a partire dai costi standard, che vedono come il fumo negli occhi». Lei teme che i vincoli fissati a Bruxelles siano una corda destinata a stringersi, in caso di un futuro governo di centrodestra? «In questa fase storica, non c'è dubbio sul fatto che, se uno non appartiene all'attuale gruppo di potere europeo, alcune maglie possano stringersi. Però mi permetta di dire una cosa che riscontro con successo quando parlo, e lo faccio frequentemente, con gli investitori internazionali. Noi della Lega non siamo come alcuni vorrebbero descriverci. Noi governiamo da 25 anni le Regioni più avanzate d'Italia. E - me lo lasci sottolineare - anche le Regioni con più immigrati regolari positivamente integrati». L'operazione propagandistica di Conte ha funzionato su una parte del Paese secondo lei? «Conte ha provato a "vendere" la partita di calcio Italia-Olanda. Ma se parlo con le categorie produttive, le trovo preoccupate, non certo soddisfatte. E se poi il mondo produttivo vede che i project manager che dovranno gestire l'operazione saranno Conte e Casalino, la preoccupazione cresce...». Il politologo Giovanni Orsina ha indicato alle opposizioni due strade: una contrapposizione quasi ideologica, oppure una opposizione «nel sistema», dura ma non distruttiva. Quale imboccherete? «Abbiamo sempre fatto opposizione costruttiva. Governiamo in centinaia di Comuni, in molte Regioni. Non troverà un deputato 0 un dirigente politico leghista che non sia stato anche consigliere comunale, o che - giovanissimo - non si sia sperimentato nella rappresentanza a livello universitario. Dunque, anche rispetto allo scostamento di bilancio, porremo condizioni: sulle scelte fiscali, e sul fatto che gli investimenti siano potenziati a livello locale, dove, come detto, i tempi sono più ridotti e l'iniezione nell'economia reale è più efficace». Come vede la Lega del futuro? «Come un partito che faccia convivere molte anime. Penso al modello del Partito repubblicano americano. Il punto di partenza sono i valori occidentali. Oggi siamo dentro un confronto geopolitico chiaro tra Usa e Cina: non possono esservi dubbi su dove stare. Tutti quelli che si riconoscono in Italia nella bussola occidentale devono poter trovare spazio nella Lega». C'è spazio per una visione economica ottimistica che scommetta sulle potenzialità dell'Italia e non si limiti a denunciare la crisi? «È la parte preponderante: pensi ai nostri dipartimenti, al movimento giovanile, alla costruzione che stiamo facendo anche nelle regioni del Sud. E pensi anche al nostro lavoro parlamentare: se il mercato dei Pir (piani individuali di risparmio) è ripartito, lo si deve a nostri emendamenti. Pensi al nostro impegno sul fintech. Vede, Conte di recente ha invitato a distinguere tra doxa ed episteme. Ma è lui che sta nel terreno della doxa, è lui prigioniero del claim». Quali sono i «driver» che lei immagina? «Quando la Thatcher arrivò al governo e dovette risollevare un Regno Unito in profonda crisi, individuò almeno due driver del futuro: il settore finanziario e l'entertainment. E sono due volani che ancora funzionano. Noi in Italia siamo i numero uno nel fintech nell'Europa continentale, e però abbiamo in molti ambiti start up che sono andate a crescere all'estero. E poi un altro driver è il turismo. Se hai un settore disorganizzato che potrebbe essere trainante, basta iniziare a organizzarlo meglio per ottenere effetti importanti. Già oggi il turismo "cuba" il 13% del Pil e il 15% dell'occupazione». E poi? «Insisto su fintech e mercato delYequity. Negli Usa si ricorre al credito bancario nel 40% dei casi, e nel 60% ad altri strumenti (equity, eccetera). In Ue le percentuali si invertono. In Italia siamo ancora all'8o% di ricorso ai canali bancari». Ha evocato la Thatcher e sta dicendo cose di impronta liberale classica. «La Lega può essere anche la casa dei liberali. Io vi sono entrato a 17 anni proprio perché federalista e liberale. Federalista vuol dire favorevole a un assetto più efficiente delle istituzioni. Liberale vuol dire essere per il mercato, senza con ciò ignorare che lo Stato possa positivamente accompagnare le imprese e lavorare per il miglior funzionamento del mercato stesso». Che succede alle Regionali? «Puntiamo a vincere ovunque. E mi aspetto ottimi risultati della Lega, che è molto sotto attacco. Desumo che i sondaggi veri siano molto superiori a ciò che si dice». Rapporti con Fratelli d'Italia? «Siamo buoni alleati. Abbiamo identità un po' diverse: noi federalisti, più liberali, molto attenti agli enti locali; loro con una tradizione culturale differente. Non vedo concorrenza, semmai collaborazione nella logica da Partito repubblicano Usa a cui mi riferivo prima». Come aiuterete Forza Italia a evitare derive prò governo? «La Lega sta facendo molto, anche alcuni passi indietro, come compete al partito più grande, per tenere unita la coalizione. Salvini si è dimostrato un gentiluomo». Non possiamo ignorare le questioni giudiziarie in cui è stato direttamente o indirettamente coinvolto. Si sente oggetto di attenzioni speciali? «Tutta la Lega è oggetto di attenzioni speciali, e chi gestisce il denaro lo è ancora di più. Dopo di che, il rischio è che vi siano vittime innocenti di un'attenzione mediatica superficiale, che mescola e confonde dati, persone, numeri, anche creando concatenazioni che non esistono. Per il resto, rimando alle note tesi di Bauman...». L'ultimo caso riguarda alcuni professionisti: vedo che è stata coniata la fattispecie di «commercialisti vicini alla Lega». Ma la responsabilità penale non era personale? «Chi, come tecnico, lavora anche per la politica, è normale che abbia anche altre attività e clienti. Trovo deprecabile l'idea di una colpevolizzazione preventiva delle persone solo perché lavorano anche per un partito. Semmai, constato che alcuni professionisti, in virtù del loro impegno con un partito, rischiano di perdere clienti». Sta dicendo che si confondono i piani, attribuendo a un partito l'attività extrapartitica di alcuni professionisti, e contemporaneamente penalizzandoli a causa del loro impegno politico? «Dico che occorre evitare una colpevolizzazione generica della politica. E aggiungo che conosco bene Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba: mi risulta che in ogni loro incarico abbiano operato nella assoluta legalità e cercando di massimizzare il risultato e la soddisfazione professionale dei loro clienti». Intanto nel weekend il Corriere ha sparato in prima la notizia di un'indagine a carico del governatore lombardo Attilio Fontana. «Mi sembra paradossale che qualcuno sia sotto indagine per aver donato dei camici. È evidente che la normativa sugli appalti sia da rivedere, altrimenti si rischia di far allontanare anche le migliori professionalità dalla pubblica amministrazione. Per il resto, conosco Attilio Fontana, è persona di specchiata onestà che punta ai risultati migliori per i cittadini che amministra. E nello stesso numero del Corriere ho anche trovato sondaggi elettorali che non mi parevano stare né in cielo né in terra...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: UOMO CHIAVE Giulio Centemero, 41 anni, tesoriere della Lega [Ansa]