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17/07/2020

Il teorema del pony pizza e le procedure da incubo

Il Tirreno - M.Z.

Così il ginepraio burocratico rischia di bloccare tutto e intanto c'è l'ipotesi commissario per la Darsena Europa lo slalom fra gli intoppi
dietro le quinteSullo smartphone c'è un passo di un recente libro di Sabino Cassese ma, quando ha da raccontare i guai della burosaurocrazia, Massimo Provinciali - ex dirigentissimo del ministero e da nove anni al timone della macchina amministrativa di Palazzo Rosciano - tira fuori dal cappello a cilindro il teorema del pony pizza. «Se il padrone della pizzeria mi manda a giro in bici e mi raccomanda di fermarmi al semaforo rosso, finisce che la pizza la consegnerò freddina. Poi mi dice: la pizza la porterà un altro, gli ho comprato lo scooter e gli pagherò le multe. Bella forza: il problema non ero mica io, era il fatto che non mi avevi messo in condizione di farcela».Ovvio che non si ragioni di "capricciosa" o "quattro stagioni": c'è di mezzo l'idea del commissariamento che il governo ha messo sul tavolo per far decollare 50 grandi opere ritenute fondamentali, compresa la Darsena Europa. Ma cosa sarebbe l'Authority di Livorno se gli si sfilasse la competenza del progetto destinato a segnare il porto di Livorno dei prossimi decenni? Beninteso, è un interrogativo che vale a metà: l'importante è che la Darsena si faccia.Ma ieri mattina, inutile dirlo, i vertici dell'Authority - che il giorno precedente avevano dovuto affrontare la prima udienza del processo che li vede coinvolti per l'inchiesta choc sulle concessioni temporanee - hanno messo in evidenza che «l'intoppo non va cercato nelle persone bensì nelle procedure». Anche perché, come dice Provinciali, se per far funzionare qualcosa non devi cambiare qualche singola nomina bensì una intera squadra di 50 figure di vertice, forse il problema non è la nomina quanto semmai il contesto. «Basti dire - aggiunge - che si postula che l'ingranaggio si metta in moto solo violando, beninteso legittimamente, 72 disposizioni vigenti». Tradotto: è in quel ginepraio che si annida il "male oscuro". A cominciare dal contenzioso infinito: nessuno lo dice e non l'hanno fatto nemmeno ieri a Palazzo Rosciano ma chiunque si occupi di appalti pubblici a qualunque latitudine del nostro Paese sa che il vero vincitore è il secondo arrivato. Il motivo: non è detto che lo faccia ma, secondo una prassi consolidata, si vede consegnare la possibilità di iniziare una guerra a colpi di carte bollate nei riguardi dell'aggiudicatario e, senza rischio d'impresa, magari farsi ricompensare il "disturbo" di evitare di piantare grane. Ma prima di arrivarci c'è tutta la corsa a ostacoli dell'iter autorizzativo. Ad esempio, la conferenza dei servizi prevede la presenza di «una lenzuolata di soggetti», come la definisce il presidente dell'Authority Stefano Corsini: ciascuno dei quali non è vincolato a meccanismi che scandiscano tempi certi, magari tipo silenzio-assenso. Risultato: la produzione di pareri a mezzo di pareri. L'elenco potrebbe occupare il resto del Tirreno di oggi, ma talvolta con le migliori intenzioni si finisce in mezzo ai rovi della procedura. Di fronte alla statua del granduca, nel salone intitolato ora (giustamente) a Giuliano Gallanti, è stato sottolineato che stamani partirà il bando per selezionare chi riguarderà il progetto definitivo verificandolo come soggetto esterno, perché così richiede il Codice degli appalti (e se ne andranno altri sei mesi). Magari il decreto semplificazioni riuscirà a rimediare. L'ha fatto, ad esempio, snellendo tutta una serie di rimbalzi burocratici: solo che, ad esempio per gli adeguamenti tecnico funzionali - una sorta di variante soft tutt'altro che sconosciuta nella gestione dell' "urbanistica" portuale - il passaggio extra messo fuori dalla porta, eccolo rientrare dalla finestra grazie a un aggiornamento della normativa regionale che richiama in causa il via libera da parte del ministero dei beni culturali.Basta? No che non basta. La regola che impone al Consiglio superiore dei lavori pubblici 45 giorni di tempo per dare risposta. Sembrerebbe una cosa sensata. E lo è: peccato che se per caso la sfiga ci mette lo zampino e i giorni diventassero 450 non succede granché.L'ultima chiosa arriva da Corsini: «Ho lavorato anche all'estero. Nel diritto anglosassone ci sono contratti d'ìappalto anche di 4 paginette, qui se non sono almeno 400 non sei nessuno...».-M.Z.© RIPRODUZIONE RISERVATA