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01/04/2021

Il teatro Valle rinascerà nel 2025 e sarà intitolato a Franca Valeri

La Repubblica - Rodolfo di Giammarco

I lavori
«È il Valle, il teatro che per me racchiude più ricordi e più emozioni», recita l'inizio di uno degli intimi, famelici, sentimentali capitoli del libro "La stanza dei gatti" cui la generosa e acuta Franca Valeri dette una veste di mémoire quattro anni fa, per i tipi di Einaudi. Un attaccamento, quello dell'attrice dotata, come disse Jean Cocteau, di una «voce fatta di rose di maggio». ● a pagina 7 «È il Valle, il teatro che per me racchiude più ricordi e più emozioni», recita l'inizio di uno degli intimi, famelici, sentimentali capitoli del libro "La stanza dei gatti" cui la generosa e acuta Franca Valeri dette una veste di mémoire quattro anni fa, per i tipi di Einaudi. Un attaccamento, quello dell'attrice dotata, come disse Jean Cocteau, di una «voce fatta di rose di maggio», che adesso viene ripagato nella misura artistica più in sintonia col suo amore per il palcoscenico, e nel rispetto di un vero culto che lei ha diffuso tra generazioni di spettatori: è notizia di ieri che il teatro si chiamerà "Valle - Franca Valeri". Annuncio certificato dalla sindaca Virginia Raggi in un video messo a punto all'interno della storica sala del 1727, trasmesso nella puntata odierna del Maurizio Costanzo Show, con Raggi e Costanzo (che con Pino Strabioli s'è reso interprete della proposta) occupati a sintetizzare i trascorsi straordinari di tale platea e tale ribalta. Qui Franca Valeri nel 1947 esordì come interprete in "Lea Lebowitz" di Fersen, e nel 1962 debuttò nel doppio ruolo di commediografa e cointerprete con "Le catacombe", lavorando a più riprese sulle assi del Valle, per "Maria Brasca" di Testori, "Le balcon" di Genet, in drammaturgie collettive o in recital come una clamorosa serata del 2 ottobre 1958 con davanti a sé Sordi, Valli, Magnani, Arbasino, senza dimenticare l'exploit a due con Adriana Asti del 1993 in "Tosca e altre due", e il suo supporto del 2011 al Valle Occupato, fatto di intervento, performance, dialogo. Perché il Valle era la sua casa, come è scritto altrove, in "Bugiarda no, reticente". È la storia recente del Valle, a registrare difficoltà, problemi di agibilità, chiusure e odissee varie che da dieci anni hanno privato il pubblico romano di una sala magnifica e necessaria. L'intestazione della struttura (anche) a Franca Valeri ci onora, ci testimonia un segno di attenzione, ma la lunga scomparsa della sua funzione in un'Europa dei teatri è tuttora un'anomalia che non finisce di preoccuparci. Fu la dismissione immotivata dell'Ente Teatrale Italiano a segnare la chiusura del Valle nel 2011, cui seguì un'occupazione "antiburocratica" fino al 2014, poi nel 2016 il teatro passò di proprietà dallo Stato al Comune, e da quel momento si è a più riprese parlato di (consistenti, doverosi) lavori di restauro.
Ma ad oggi il Comune si riferisce a complesse pratiche restaurative in atto, mancando un calendario di chiare fasi di intervento. Abbiamo indagato, e siamo venuti a conoscenza di un iter effettivamente in stato di avanzamento. Meritevole di trasparenza. Secondo il codice degli appalti in vigore, in risposta all'amministrazione comunale ha prevalso, tra i concorrenti, un progetto di tre livelli (fattibilità, fase definitiva e fase esecutiva) legato allo studio Berlucchi, che ha al suo attivo procedure restaurative del San Carlo di Napoli, de La Fenice di Venezia, del Teatro Sociale di Bergamo, del Bolshoi di S.Pietroburgo o del Sydney Opera House.
L'ultimo step dei tre livelli sarà perfezionato molto probabilmente entro luglio. Allora verrà creato, tra settembre e ottobre, il bando conclusivo, quello sui lavori, che tra tempi tecnici e aggiudicazione dovrebbe esaurire il proprio percorso dopo un anno, con relativa aggiudicazione alla società vincitrice per i lavori. Dagli ultimi mesi del 2022 in avanti si considera che la reale operatività strutturale nell'edificio del teatro permetta un pronostico di consegna del Valle entro il 2025, anno del Giubileo.
Chissà, forse ci sarà modo di livellare anche il palcoscenico, che Franca Valeri, unico difetto, trovava «molto, molto inclinato» . Ora il teatro porta il suo nome.

Foto: kIn scena A sinistra, l'attrice Franca Valeri, scomparsa nel 2020 e, sopra, il Teatro Valle, il più antico di Roma, chiuso da anni e usato per mostre e studio di registrazione