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19/12/2018

Il suo bimbo muore negli Usa Bando ferma madre yemenita

Avvenire - ELENA MOLINARI New York

LA STORIA Una malattia rara sta spegnendo Abdullah, due anni Cittadino americano, Ali Hassan ha tentato ogni strada per far arrivare la moglie e aggirare il "muslim ban" voluto da Trump: «Fatemi riunire la famiglia un'ultima volta»
utto quello che chiede è stringere il suo bambino per l'ultima volta. Ma la yemenita Shaima Swileh non può entrare negli Stati Uniti, dove suo figlio di due anni è ricoverato in fin di vita, perché il cosiddetto "muslim ban", il decreto voluto da Donald Trump per vietare l'ingresso in America ai cittadini di una manciata di Paesi in prevalenza musulmani, ha finora bloccato ogni sua domanda di visto. Neanche l'eccezione umanitaria al bando, che l'Amministrazione ha introdotto dopo che il decreto è stato sfidato in tribunale e che gli è valsa l'approvazione da parte della Corte Suprema Usa, è riuscito ad aprirle la porta degli Stati Uniti, dove al piccolo Abdullah non resta molto tempo. Suo padre, il 22 enne Ali Hassan, un cittadino americano, l'ha fatto ricoverare all'ospedale per bambini di Oakland, in California, cinque mesi fa, nel tentativo di curarlo da una rara malattia degenerativa del cervello. Ora che i medici hanno tentato tutto il possibile, è disposto a staccare il respiratore che lo tiene in vita. Ma non prima che sua moglie possa dirgli addio. «Se potessi metterlo su un aereo e portarlo da lei lo farei - ha detto il giovane ai media Usa - ma non sopravviverebbe. Chiedo alle autorità di permettere alla mia famiglia di riunirsi per l'ultima volta». Quando ha accettato di lasciare che Hassan lo portasse negli Stati Uniti, Shaima Swileh non avrebbe mai pensato che non avrebbe più visto il suo bambino. Trump ha introdotto il divieto di viaggio pochi giorni dopo essere entrato in carica, nel gennaio 2017. L'ordine ha affrontato diverse sfide legali ed ha preso diverse forme prima che la più recente versione ricevesse il via libera della Corte Suprema, confermando il divieto di recarsi negli Stati Uniti ai cittadini di Iran, Libia, Somalia, Siria e Yemen. I viaggiatori di quei Paesi possono richiedere deroghe al divieto, ma le esenzioni sono rare, solo il 2% circa delle richieste. Eppure quest'estate gli avvocati dell'Amministrazione repubblicana hanno assicurato alla Corte Suprema che il decreto non era un «divieto contro i musulmani» perché concedeva deroghe a coloro che sono in difficoltà e che non rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. Il capo della Corte, John Roberts, ha motivato la sua decisione di lasciare che il bando restasse in vigore proprio citando il programma di esenzione. Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile da 4 anni. Quando le condizioni di Abdullah sono peggiorate, nell'agosto 2017, il padre ha rapidamente ottenuto per lui la cittadinanza Usa e un passaporto, avviando al contempo il processo di un visto per Swileh. Due mesi dopo le è stato negato. E lo stop degli Usa alle richieste di visto o asilo su base umanitaria sembra essersi esteso negli ultimi mesi. Ieri si è appreso che gli Stati Uniti stanno deliberatamente limitando le richieste di asilo provenienti dal confine con il Messico, perché l'Amministrazione Trump è convinta che permettere a tutti i migranti di fare domanda possa incoraggiare altri a provarci. Lo ha rivelato un agente di alto rango di frontiera, Jud Murdock, in un riunione a porte chiuse al Congresso. Intanto il presidente Usa ha fatto sapere che cercherà di evitare la paralisi del governo federale per mancanza di fondi, rinunciando per il momento a chiedere al Congresso i soldi per la costruzione del muro al confine meridionale. «Abbiamo altri modi per trovare quei 5 miliardi di dollari», ha detto la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Il padre ventiduenne Ali Hassan con il piccolo Abdullahi: il bimbo, 2 anni, è ricoverato all'ospedale pediatrico di Oakland, in California, da 5 mesi/

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