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18/03/2021

Il Senato spinge la difesa di San Marco: «E’ urgente»

Corriere del Veneto - Mo. Zi.

Mozione di Vanin (M5s): trovare i soldi per avviare a breve i lavori per le lastre di vetro e l'intera insula
La salvaguardia della basilica di San Marco richiede «misure prioritarie, urgenti e indifferibili». La commissione Beni Culturali del Senato presieduta dal socialista Riccardo Nencini ieri ha approvato all'unanimità la mozione della senatrice M5s Orietta Vanin, che impegna il governo ad attivarsi perché i lavori finalmente si avviino e si concludano presto, dato che di tempo ne è stato perso pure troppo. I progetti sono pronti, cantierabili ed esecutivi, ma la triangolazione di opinioni tra commissaria al Mose Elisabetta Spitz, commissario liquidatore del Consorzio Venezia Nuova Massimo Miani e provveditrice alle Opere Pubbliche Cinzia Zincone, in combinato disposto con i pareri del ministero dei Beni Culturali e della Corte dei Conti, hanno messo in surplace per mesi le due opere cardine: la protezione in vetro temporanea intorno alla basilica e la messa in sicurezza dell'intera insula marciana dalle maree fino a 110 centimetri con un sistema di riordino e pulizia dei condotti sotterranei, rialzo delle rive, valvole e pompe già progettato e pronto per i cantieri. La risoluzione suona come una sveglia alla politica a mettere mano alle impasse dei tecnici e cita esplicitamente l'allarme lanciato dal primo procuratore di San Marco Carlo Alberto Tesserin durante l'audizione del mese scorso sulla disgregazione di marmi, pietre, colonne e il rischio di crollo degli «amboni» a causa delle acque alte sempre più frequenti. La risoluzione cita, altresì, i pareri del proto Mario Piana, del professore Stefano Boato, dell'ingegnere che ha ideato la barriera di vetro Daniele Rinaldo, di Italia Nostra: tutti hanno detto ai senatori che la protezione dell'area marciana «riveste carattere di indefettibile urgenza, per cui le opere di messa in sicurezza devono essere eseguite in tempi rapidissimi». Attraverso quelle due opere già approvate, e non altre soluzioni provvisorie, come ha scandito l'ex commissario del Consorzio Giuseppe Fiengo in audizione. Fiengo ha avallato anche la versione di Zincone, argomentando che non c'è bisogno di andare a gara per avviare i cantieri dell'insula e che non si violano né la convenzione, né le disposizioni europee o il codice degli appalti se si dà il via al Cvn. La commissione impegna il governo «ad attivarsi affinché siano prese in considerazione con la massima sollecitudine tutte le soluzioni progettuali approvate, avviando le procedure amministrative e finanziarie per avviare i lavori in tempi brevi».