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29/07/2020

Il segreto di una formula basata sulla collaborazione. Parla il sindaco Bucci

MF - Franco Canevesio

Rapporto Il ponte della rinascita
«Con questo ponte ripristiniamo una viabilità a quattro corsie più due eventuali. Sei corsie in più per la mobilità Est-Ovest più gli allacciamenti alle autostrade. Ripristiniamo un sistema di trasporto pubblico e di infrastrutture che ci darà un risultato migliore rispetto a quando siamo partiti». A parlare è Marco Bucci, sindaco di Genova ma soprattutto Commissario straordinario per la ricostruzione del ponte autostradale sul Polcevera. Classe 1959, Bucci dopo la laurea in Farmacia e in Chimica, ha lavorato per 3M nel settore chimico, poi per Kodak, Carestream Health e per Ferrania, tra Savona, Genova, Ginevra e Rochester (New York), prima di diventare ad di Liguria Digitale. Un'esperienza nel privato utile anche adesso, nel pubblico, con il tanto decantato modello Genova. «Si, non l'ho inventato io, ma deriva proprio dall'esperienza nel settore privato. L'ho dovuto fare io personalmente, prendendomi tutta una serie di responsabilità sul sistema di gestione dei progetti». Così il commissario straordinario Marco Bucci spiega il successo della sua squadra a MF-Milano Finanza. Domanda. Si spieghi meglio. Risposta. Il fatto di andare in parallelo e non in sequenziale, facendo partire tutte le cose assieme anziché una per volta. Poi il fatto di usare le tecniche, tipiche del privato, di project management che funziona bene, e l'essermi preso le responsabilità di certe decisioni. Ecco, questa è tutta roba che arriva dalla mia precedente esperienza nel privato. D. Struttura commissariale meglio del codice degli appalti? R. SÌ, certamente. Questa esperienza insegna che le cose si possono fare bene nei tempi giusti e che il codice degli appalti europeo, quello che abbiamo utilizzato noi, funziona meglio di quello italiano, che va rivisto. Utilizzando il codice europeo e i controlli digitali, abbiamo mandato via delle aziende che normalmente sarebbero rimaste. D. Dicono che abbiate beneficiato di parecchie deroghe. R. Non è vero. Abbiamo semplicemente avuto la possibilità di lavorare col codice europeo: un modello che funziona bene, anche se è chiaro che poi bisogna prendersi le proprie responsabilità. Cosa non del tutto accettata qui in Italia. D. Ha mai pensato di non farcela? R. Mai. Un ponte, come dicono gli americani, non è rocket science, non è scienza spaziale. Un ponte si fa, in ogni caso: il problema grosso sono i tempi e i costi. La domanda corretta doveva essere se ho mai pensato di non farcela in due anni. E anche qui le rispondo che no, non ho mai pensato di non farcela perché sapevo e so che con queste tecnologie, con questo capitale umano e con l'assunzione di responsabilità i risultati si ottengono. D. Col nuovo ponte la Valpolcevera e tutta la zona a ponente è destinata a cambiare volto? R. Sì, la zona cambierà parecchio. Abbiamo un progetto specifico di rigenerazione urbana per tutta l'area sotto il ponte, il cosiddetto cerchio rosso. In più c'è tutta la parte industriale della valle che diventa industria ad alta tecnologia, da Erzelli con l'Istituto italiano di tecnologia, a Leonardo, che è lì vicino, alla Fiumara, fino alla parte di Ansaldo e delle altre aziende che lavorano in cima alla Valpolcevera. L'Iit, insieme a un incubatore, curerà l'organizzazione degli spazi sotto il ponte dove verranno installate le nuove startup. D. Alcuni sostengono che il ponte Morandi doveva essere salvato. R. La risposta è semplice: abbiamo avuto una commissione tecnica, di cui io non facevo parte, che ha deciso che questo non si poteva fare, stabilendo che il progetto migliore era quello dell'architetto Renzo Piano. E poi basta chiedere ai cittadini genovesi: nessuno sarebbe mai passato su un ponte rimesso a posto. D. Ha prevalso l'aspetto psicologico? R. Sì, anche perché questo aspetto era previsto anche nei nostri decreti. Nel decreto di approvazione del progetto c'è scritto chiaro, per esempio, che nessuno avrebbe voluto un ponte strallato, e anche questo è un aspetto importante che è stato preso in considerazione. Ma la verità è che troppi indizi dicevano che il ponte precedente era eccessivamente ammalorato. (riproduzione riservata)

Foto: Marco Bucci