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10/06/2020

Il rilancio in 6 atti: grandi opere e meno tasse

QN - La Nazione

di Claudia Marin ROMA Un rapporto da 53 pagine e un pacchetto di schede tematiche da 121 pagine: è racchiuso in due documenti destinati ad avere l'effetto del sasso tirato nello stagno il Piano Colao di 100 proposte per «Un'Italia più forte, resiliente ed equa». Dall'eliminazione dei vincoli sui contratti a termine e in somministrazione alla radicale semplificazione del Codice degli appalti, dalla rivoluzione fiscale a favore di piccole e medie imprese alla creazione di una struttura con «pieni poteri» sulle grandi opere pubbliche, fino addirittura alla sanatoria sul contante e sul rientro dei capitali dall'estero. Per non parlare dello scudo penale per le imprese nel caso di contagi da Coronavirus. Insomma, un progetto per il rilancio del Paese che fa sicuramente discutere maggioranza, governo e opposizione. Tanto più in vista degli Stati generali che il premier intende comunque tenere. Dunque, il piano Colao, dal nome del leader della task force creata da Conte, è pronto. Il manager lo ha consegnato ieri a Palazzo Chigi. Sono sei le mosse individuate per rilanciare il Paese, rimetterlo in piedi dopo l'epidemia e prepararlo a correre. La prima riguarderà imprese e lavoro, motore dell'economia; la seconda, infrastrutture e ambiente, volano del rilancio; Turismo, arte e cultura, brand del Paese; PA alleata di cittadini e imprese; Istruzione, ricerca e competenze, fattori chiave per lo sviluppo; Individui e famiglia, in una società più inclusiva ed equa. Così si riuscirà «in tempi rapidi a innescare trasformazioni profonde del sistema socio-economico italiano e comunicabile nel suo insieme per generare fiducia nel Paese, sia internamente sia in campo internazionale. Le sei aree «sono ugualmente importanti, si completano e rafforzano vicendevolmente: solo attraverso un profondo cambiamento di ciascuna di esse sarà possibile costruire le basi di uno sviluppo accelerato e duraturo per il nostro Paese». Un menù completo consegnato nelle mani del premier senza voler aizzare nuove polemiche: il lavoro, si mette in chiaro, è stato svolto «su base volontaria e senza costo alcuno per la collettività» fanno notare i 17 componenti della task force. Il piano mette nero su bianco molte delle azioni di intervento chieste dalle forze politiche in questi ultimi mesi. C'è l'indicazione di rinviare il saldo delle imposte del 2019 e l'acconto per il 2020, c'è il consiglio di escludere il contagio Covid-19 dalla responsabilità penale del datore di lavoro e quello di neutralizzare fiscalmente, in modo temporaneo, il costo di interventi organizzativi per l'adozione dei protocolli di sicurezza. Ma c'è anche la richiesta di definire e adottare un codice etico per la PA sullo smart working; consentire il rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza almeno per tutto il 2020. E c'è la necessità di aiutare fiscalmente le aziende del turismo mentre viene segnalata l'esigenza di incentivare il reinsediamento in Italia (reshoring) di attività ad alto valore aggiunto. E poi ci sono tutte le indicazioni per avviare un reale processo di infrastrutturazione del Paese, liberandolo dai lacci della burocrazia e avviandolo verso un sano processo di investimenti. Senza lasciare indietro i problemi connessi al digital divide e a quello che si reputa come necessario, anzi indispensabile, lo sviluppo delle tecnologie 5G. © RIPRODUZIONE RISERVATA