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15/01/2021

IL RILANCIO CAMBIANDO CODICE APPALTI E DECRETO SEMPLIFICAZIONI

Il Mattino

L'intervento
Federica Brancaccio Tra le sei linee di intervento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza figurano le "infrastrutture per una mobilità sostenibile". Conosciamo tutti l'importanza vitale dei 209 miliardi da Next Generation EU, non solo per la mole dei fondi messa a disposizione, ma anche perché si tratta di una risposta corale di Bruxelles alla crisi più dura degli ultimi 70 anni. Il PNNR mira infatti al riequilibrio territoriale e allo sviluppo del Sud, all' "empowerment femminile" e a migliorare le "prospettive occupazionali dei giovani". E' del tutto evidente che per realizzare le priorità trasversali del Piano vanno evitati i possibili ritardi nella "seconda metà del 2021 e nel 2022", come ha detto il Commissario agli Affari Europei, Paolo Gentiloni, che ha aggiunto: "Qualità del piano e la sua attuazione sono sfide che potrebbero diventare molto difficili". Aver votato il PNNR in Parlamento è quindi una buona notizia, ma ora più che mai sento di condividere la preoccupazione del Commissario Gentiloni, la stessa degli imprenditori edili di Napoli. A tal proposito segnalo il nodo scorsoio che rischia di condannare l'intero Piano, aumentando inutilmente il peso del nostro debito pubblico, visto che solo 81 mld sono disposti a fondo perduto. E' necessario operare presto su alcune precondizioni allo sviluppo e alla concorrenza leale se intendiamo realizzare gli investimenti pubblici, il "debito buono" secondo l'ex presidente della Bce, Mario Draghi. Mi riferisco alle necessarie modifiche al Codice degli appalti e all'appuntamento mancato del recente Decreto Semplificazioni. Secondo le indicazioni Ue, infatti, entro il prossimo aprile bisogna definire le opere di Next Generation (inserite nel PNNR approvato dal Parlamento) che s'intendono avviare, con relativa certificazione all'Ue entro tre anni, mentre i lavori vanno portati a termine nei tre anni successivi. Tempi assolutamente incompatibili con le nostre, estese, esperienze pregresse. Peraltro, il DL Semplificazioni è nato con molte ambizioni ma sta franando nella pratica perché interviene soprattutto sulle procedure di gara d'appalto, mentre i ritardi e le problematiche si annidano in misura sensibile nelle farraginose fasi pre-gara, che durano spesso anche anni. Grazie al decreto, poi, spariscono le gare in Gazzetta ufficiale ed è sufficiente la notizia pubblicata nei siti delle stazioni appaltanti, peraltro non sempre accessibili. Fino ad oggi, in sostanza, grazie alla pubblicazione in Gazzetta, tutte le imprese - senza limitazioni di sorta - potevano partecipare alle garestazioni appaltanti. E a darne notizia sui siti istituzionali. In più, ricordo il paradosso del numero delle imprese invitate alle gare: possono essere fino a 15 per le procedure sotto la soglia comunitaria (5,2 mln di euro) mentre sono solo cinque le imprese invitate a partecipare per le gare di appalto di maggiore importo. Insomma, invece di ridurre i tempi delle procedure di gara si è compressa la trasparenza, a discapito del principio cardine della concorrenza. Se a questo si aggiunge che il mercato delle opere pubbliche appare "dopato" dai benefici concessi ai grandi gruppi imprenditoriali controllati dallo Stato, in molti casi sopravvissuti a procedure concorsuali (dopo aver sacrificato i crediti di una rilevante platea di piccole e medie imprese), è evidente che ci troviamo in presenza di un mercato sperequato che può ritrovarsi inceppato in meccanismi nuovi, dal sapore antico. Dove la crescita delle Pmi delle costruzioni, l'inclusione sociale, i giovani e il Sud sembrano trascurati e destinati a restare indietro. Con buona pace delle dichiarazioni di bandiera, che offrono versioni opposte alla realtà praticata. * Presidente Acen