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25/06/2020

IL RETROSCENA ROMA Tutto come prima. Chiusi in pom…

Il Mattino

Conte resta solo, anche i 5Stelle per una riforma complessiva del fisco
IL RETROSCENA
ROMA Tutto come prima. Chiusi in pompa magna gli Stati generali per il rilancio, il governo torna ai rinvii. Due vertici, uno su Autostrade e uno su Alitalia, non hanno portato ad alcuna decisione definitiva, nonostante gli annunci della vigilia di Giuseppe Conte. Anche il summit serale tra il premier e i capidelegazione della maggioranza, ma questo era prevedibile, non è servito a raggiungere la «sintesi» sul piano di rilancio con cui a settembre l'Italia proverà a ottenere i 172 miliardi del recovery fund. E ha portato solo, in un confronto definito «costruttivo», a indicare le priorità: scuola, aiuti alle imprese e semplificazioni, il cui decreto però slitta alla prossima settimana a causa dello scontro tra Pd e 5Stelle sul codice degli appalti.
Come se non bastasse, la guerra sull'Iva continua. E Conte è sempre più solo: l'abbandonano anche i 5Stelle che, al pari di Pd, Italia Viva e Leu, vogliono rinviare la questione a una riforma complessiva del sistema fiscale da scrivere con la legge di bilancio in autunno. Il probabile epilogo: la sforbiciata dell'Iva avverrà assieme al varo del piano anti-evasione, premiando solo chi paga gli acquisti in contanti. Così come suggeriscono il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri e il Pd. A palazzo Chigi però cercano di attutire il colpo: «E' stato chiaro fin dall'inizio che il presidente del Consiglio ha ventilato la proposta di tagliare l'Iva perché emersa durante gli Stati generali. Ma ha anche detto che andava valutata e che nessuna decisione era presa. Se ne discuterà...».
Il quadro si fa ancora più allarmante per la zuffa sulle alleanze per le elezioni regionali «che rischiano di diventare un passaggio drammatico», sostengono al Nazareno. Per le due nuove defezioni (una al Senato, verso la Lega) tra i parlamentari 5Stelle. E per l'ennesimo altolà scandito da Nicola Zingaretti.
Il segretario dem torna a lanciare un ultimatum a Conte chiedendo «una vera ripartenza con fatti concreti»: «La maggioranza deve chiudere i capitoli aperti da troppo tempo legati alla rinascita del Paese». E Zingaretti elenca, appunto, i dossier Autostrade, l'ex Ilva e Alitalia che però, appunto, restano aperti.
Il piatto forte della giornata è stato il nodo dell'Iva, con l'archiviazione dell'«intervento momentaneo» prospettato lunedì da Conte. E anche se nel vertice con i capidelegazione è stato deciso di rinviare la questione a un incontro tra i responsabili economici, l'ipotesi che sta prendendo corpo nei colloqui tra il premier e Gualtieri prevede, appunto, che la sforbiciata non arriverà a luglio. Ma verrà inserita in un «piano organico di lotta all'evasione e di riduzione fiscale», come dice una fonte che segue il dossier. Traduzione: il taglio dell'Iva al 22% e di quella al 10% sarà accompagnato e avverrà assieme all'introduzione dei meccanismo di cashback e di cashless. Epilogo non del tutto sgradito a Conte, per la verità.
Ciò significa che l'Iva verrà ridotta esclusivamente a chi paga gli acquisti con la moneta elettronica. Con un triplice vantaggio: colpire l'evasione fiscale e dunque aumentare le entrate riducendo i pagamenti in nero, incentivare l'uso del cashless attraverso le carte di credito e risparmiare una bella quantità di risorse in quanto il taglio dell'Iva non sarà generalizzato. Una sforbiciata di un punto dell'Iva al 22% costa infatti 4,5 miliardi l'anno e 3,1 miliardi la riduzione di un punto dell'aliquota del 10%.
RINVIO IN AUTUNNO
Tutti i partiti di maggioranza, anche i 5Stelle dopo un iniziale innamoramento per il taglio, preferiscono inquadrare la riduzione dell'Iva nella più generale riforma del sistema fiscale. Irpef Irap e Ires incluse. E questa partita si giocherà in autunno in occasione della scrittura della legge di bilancio.
Al tavolo della discussione, il Pd, Italia Viva e Leu si siederanno, quando sarà, con in tasca una controproposta: invece di ridurre l'Iva, molto meglio proseguire sulla strada della riduzione del cuneo fiscale. «Per rendere il costo del lavoro meno gravoso e per ridurre il rischio che dopo la fine della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti, migliaia di lavoratori finiscano per strada», spiega un ministro del Pd.
Che questa sia la direzione di marcia gradita al partito di Zingaretti, è chiaro dalle parole di Gualtieri: «L'obiettivo del governo è la riduzione del costo del lavoro, il taglio dell'Iva sarebbe invece un intervento congiunturale, per pochi mesi e per alcune categorie». E afferma il vicesegretario Andrea Orlando: «L'Iva? Noi abbiamo sempre preferito la strada della diminuzione del cuneo fiscale». Sulla stessa linea, a sorpresa, si schierano i 5Stelle. La viceministra all'Economia Laura Castelli parla di «riduzione completa delle tasse», dimendicando l'Iva.
Alberto Gentili
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