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03/01/2020

Il Regio risponde al Tesoro E contesta le undici accuse

La Stampa - CRISTINA INSALACO

il documento elaborato nel corso di mesi
La relazione inviata al ministero: siamo un ente privato, non pubblico "Dalla gestione economica ai contratti, tutto è sempre stato regolare" Raccolte le memorie del passato, lungo confronto con gli ex consiglieri di indirizzo
Il Teatro Regio alcuni giorni fa ha scritto al Ministero dell'economia e delle finanze rispondendo punto per punto alle 11 irregolarità che gli aveva contestato in riferimento agli anni compresi tra il 2013 e il 2017. Il Mef, in un documento inviato lo scorso giugno, aveva infatti puntato il dito sul teatro lirico di piazza Castello evidenziando una lunga serie di irregolarità divise in 11 macrotemi che iniziano all'epoca in cui il Sovrintendente era Walter Vergnano e arrivano fino alle decisioni prese da Chiara Appendino. Una relazione di 38 pagine in cui venivano criticati la gestione dei costi del personale, i contributi del Comune sotto forma di immobili, i benefit ai dipendenti, gli appalti facili, i pagamenti in ritardo ai fornitori e altri episodi come le multe prese per divieto di sosta con l'auto aziendale non addebitate al conducente. Gli approfondimenti Gli ultimi giorni dell'anno il Regio ha quindi inviato al Ministero un documento con 11 controdeduzioni in cui vengono approfonditi i motivi di alcune determinate scelte o spiegato che negli anni successivi l'ente lirico ha preso strade differenti al passato. Una prima controdeduzione, probabilmente la più importante, riguarda la forma giuridica della Fondazione lirico sinfonica: il Regio è un ente di diritto privato, mentre il Mef lo avrebbe bacchettato come se fosse un organismo di diritto pubblico. Interpretandolo erroneamente come un ente pubblico tout court, nelle accuse il Ministero non avrebbe considerato che alcune modalità e scelte non sono obbligatorie come accade per gli enti pubblici. Un esempio è il ricorso al Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione il cui unico azionista è il Ministero dell'economia e delle finanze. Per quanto riguarda il personale - spiega lo staff del Regio in un'altra controdeduzione - la gestione è stata fatta in base alla legge che permetteva di fare determinati contratti. Tutto regolare, quindi. Un lavoro di mesi La stesura di questo documento ha richiesto diversi mesi, che sono serviti a raccogliere tutte le memorie del passato e a confrontarsi con i vecchi consigli di indirizzo e con l'ex sindaco Piero Fassino per arrivare a una risposta condivisa. Che parla anche della gestione economico finanziaria, del sistema degli appalti, delle trattative sindacali. E della questione degli immobili: nel 2011 e nel 2013 il Comune per portare il bilancio in equilibrio aveva deciso di non stanziare per il Regio denaro ma immobili. Alcuni sono stati rivenduti, ma per altri la vendita al momento è impossibile. È il caso dell'edificio di via Mazzini 11 che ospita il Conservatorio e la biblioteca, su cui il Teatro Regio ha un diritto di superficie per trent'anni ma non di proprietà. Il Comune su questo punto sta lavorando con l'Urbanistica e il Patrimonio per capire se è possibile cambiare la situazione. Il nodo immobili Un secondo esempio sono i magazzini di Settimo, in uso al teatro per ospitare le scenografie e gli strumenti di scena, e che quindi non possono essere messi in vendita. Nei prossimi giorni la relazione verrà inviata ai precedenti cdi e all'ex sindaco, e poi sarà il Mef a dover rispondere, a sua volta, alle controdeduzioni del Regio. - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Sulla Stampa

La relazione con cui il Mef ha evidenziato undici irregolarità che risalgono agli anni dal 2013 al 2017 fa parte di una serie di verifiche avviate dall'ispettorato generale della Finanza su tutte le fondazioni liriche italiane. Gli ispettori sono stati al Regio, per raccogliere documenti e informazioni, tra il 22 gennaio e l'8 febbraio scorso.