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09/09/2020

Il Recovery Fund segnala la necessità di una visione di medio-lungo periodo

MF - Tiziano Treu*

COMMENTI & ANALISI
La diminuzione del 12,8% del pil certificato dall'Istat nei giorni scorsi non è solo l'effetto del lockdown che ha obbligato molte imprese e filiere produttive ad uno stop forzato. È anche il risultato della mancanza, da almeno due decenni, di un piano di sviluppo organico del Paese, di investimenti nella trasformazione digitale e di mancato adeguamento delle competenze e del capitale umano. Un dato su tutti contenuto nel rapporto Desi 2020 è esemplificativo del gap che penalizza lo sviluppo, fermo da troppi anni attorno allo zero virgola: solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base (rispetto al 58% nell'Ue) e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (a fronte del 33% nell'Ue). C'è tuttavia una parte del Paese che lavora, produce ed è al passo con i tempi: 2,3 milioni di imprese hanno continuano a lavorare, non solo quelle «essenziali» previste nei dpcm, ma anche tante piccole e medie realtà che negli ultimi anni hanno avviato processi di digital transformation significativi e hanno potuto continuare a svolgere la propria attività in remoto. Il Paese, tutto sommato, ha reagito bene ma ha scontato la mancanza, che il Cnel denuncia da tempo, sia degli investimenti umani per il futuro digitale della produzione e dei servizi sia delle nuove competenze e l'organizzazione del lavoro altrettanto necessarie. Da dove ricominciare? Senza dubbio dal sistema formativo, dei giovani ma anche degli adulti, recuperando e rilanciando la formazione professionale che rappresenta un grande valore aggiunto per il sistema produttivo. Come abbiamo sostenuto alla Camera dei Deputati il 27 luglio scorso nell'ambito delle audizioni preliminari sul Pnr bisogna investire stabilmente sul sistema educativo nazionale, secondo i migliori standard europei, dando concreta attuazione alla nuova Agenda delle competenze. Vanno sviluppati i processi di digitalizzazione della scuola, garantendone l'accesso a tutti come previsto dal Piano Nazionale Scuola Digitale; le tecnologie per diffondere e qualificare la formazione continua dei lavoratori e degli adulti; il progetto di alternanza scuola-lavoro. Ma la formazione senza interventi in altri settori strategici non sarebbe sufficiente. Il nostro Paese deve avviare interventi e destinare consistenti risorse nei quattro settori strategici per lo sviluppo: sanità, fisco, agroalimentare, logistica e trasporti e il turismo. La progettazione legata alle risorse del Recovery Fund, rappresenta un'occasione unica per lavorare a un piano strategico per il Paese che manca da anni, una visione di medio-lungo periodo sull'Italia del 2030, secondo l'agenda dell'Onu. Dobbiamo evitare, come purtroppo è accaduto tante volte in passato e continua a succedere, per esempio per i fondi europei, di lavorare a progetti isolati, ma prediligere una progettazione integrata costruita sulle reali esigenze socio-economiche prioritarie che oggi sono ancor più evidenti dopo l'emergenza sanitaria. L'osservazione fondamentale evidenziata da tutte le componenti sociali rappresentate al Cnel riguarda la necessità di una definizione di un quadro chiaro e coerente delle priorità verso le quali indirizzare gli sforzi. Occorre selezionare i progetti, dettagliare le modalità concrete per la loro implementazione e indicare i tempi e i costi dei vari interventi attuativi, guardando alle migliori esperienze di altri Paesi. Il nostro Paese deve fare i conti con un approccio culturale, quello proprio delle istituzioni europee, che privilegia la capacità del Paese di assumere una visione di futuro (sostenibile, digitale, inclusivo) e di tradurla non semplicemente in un insieme di norme, ma in obiettivi puntuali e misurabili, strutturati in cronoprogrammi, stanziamenti finanziari e valutazioni di impatto per ciascuna linea di intervento. Far proprio questo approccio costituisce oggi la condizione di accesso al poderoso piano finanziario europeo per la ripresa economica. Occorrerà migliorare la qualità dei processi organizzativi interni alla Pubblica amministrazione che non sono adeguati a garantire la soddisfazione da parte degli utenti. Questo ha impedito l'affermarsi di una vera e propria opera di razionalizzazione dei processi decisionali e ha determinato interventi sporadici, spesso disordinati, volti a eliminare fasi di procedimento, più che a semplificarle. Fondamentale, inoltre, il potenziamento dei servizi pubblici e delle P.a. soprattutto locali, da cui sono passati, con successo, l'attuazione delle misure di contrasto alla diffusione della pandemia e gli aiuti alle famiglie e alle imprese. I comuni hanno giocato e possono giocare un ruolo strategico fondamentale per la ripresa, ma devono essere sostenuti. La progettazione degli interventi pubblici va indirizzata secondo le indicazioni europee e agganciata a progetti comunitari, in modo da affrontare le due grandi transizioni in atto, quella digitale e quella ambientale, che attraversano in modo trasversale l'intero sistema produttivo e impongono la capacità di fare sinergia fra temi e settori. Per rilanciare i lavori pubblici e per dare una spinta immediata all'economia, vanno cantierizzati quanto prima gli investimenti già programmati e finanziariamente coperti (circa 70 miliardi), ripensando al codice degli appalti nell'ottica di semplificazione e accelerazione dei tempi per l'aggiudicazione delle gare, nel rispetto dei diritti dei lavoratori. Applicazioni specifiche riguardano i progetti per sviluppare l'economia green, il potenziamento e l'estensione dei programmi Impresa 4.0 previsti dalla legge di bilancio 2020, i progetti europei relativi a batterie, idrogeno, infrastrutturazione digitale. Il prerequisito perché l'innovazione e la trasformazione digitale, così rilevanti per ridisegnare la capacità competitiva del nostro sistema produttivo, possa pienamente realizzarsi è il completamento dell'infrastruttura a banda ultralarga e 5G. La rete rappresenta un'infrastruttura strategica e il partenariato pubblico/ privato ne rappresenta una soluzione ottimale. Serve con urgenza un piano di riforme e investimenti sulle competenze e sulla digitalizzazione, la semplificazione e le infrastrutture non solo perché ce lo chiede l'Europa. Siamo rimasti molto indietro anche sul welfare e sulle politiche di genere, tanto che oggi scontiamo uno dei più alti gap gender in Europa e anche qui serve un salto di qualità. Dai primi risultati degli stress test che stiamo conducendo al Cnel emerge una situazione molto critica in settori strategici come la logistica, l'agricoltura, la sanità, i servizi pubblici, i trasporti, e drammatica sul fronte turismo. Le risorse che arriveranno costituiscono una grande opportunità per cambiare passo. Il rilancio degli investimenti, pubblici e privati, è il volano decisivo per la ripresa e per il futuro del Paese. Occorre attivare subito i cantieri per gli investimenti già programmati. Il Cnel nel luglio scorso ha presentato un documento di Osservazioni e proposte al Parlamento e al Governo, condiviso con le parti sociali maggiormente rappresentative, che contiene indicazioni precise sugli interventi strutturali e immediati per rilanciare l'Italia. Un piano che non può prescindere da un rinnovato coinvolgimento degli attori economici e sociali del Paese nella sua costruzione e nella sua implementazione. (riproduzione riservata) *presidente Cnel

Foto: Ursula von der Leyen