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04/03/2021

Il procurement militare in Europa

Rid Rivista Italiana Difesa - Marco Giulio Barone

L'istituzione del fondo europeo dedicato all'industria della Difesa, l'European Defence Fund, ha animato il dibattito sul percorso da intraprendere per consolidare il comparto in Europa. Il concetto di base è che per restare competitivi sui mercati internazionali, soprattutto nei confronti dei grandi gruppi industriali statunitensi e cinesi (ma non solo), occorre essere dimensionalmente significativi, praticare economie di scala ed innovare costantemente.
Le principali dinamiche in gioco L'approccio delle FA occidentali alle operazioni militari si basa in buona parte sulla creazione di un vantaggio tecnologico sull'avversario più che sul numero. Per mantenere il vantaggio tecnologico sull'avversario è necessario disporre di una propria industria indipendente, in grado al tempo stesso di fornire prodotti di qualità. Per quanto riguarda l'Europa, la quadra del cerchio non è semplice. A livello nazionale, l'industria della Difesa è perfino troppo sviluppata rispetto alle esigenze, a livello internazionale è spesso troppo piccola. Come è possibile? È bene ricordare che l'industria della Difesa si comporta principalmente come un monopsonio, ovvero un modello economico con un solo tipo di clienti: gli stati. Il ruolo principale dell'industria della Difesa rimane quello di fucina degli stati per le loro esigenze di guerra. Ma per Paesi in pace da Thierry Breton, Commissario europeo al Mercato Interno, responsabile anche della DG Industria della Difesa e Spazio. Le regole di utilizzo dei fondi europei dovrebbero incoraggiare - seppur indirettamente - l 'armonizzazione dei sistemi di procurement. (foto: Parlamento Europeo) decenni, non è così semplice. La domanda interna è limitata e non copre l'intera capacità produttiva. Per usare il nostro Paese come esempio, in questi anni l'industria della Difesa italiana vive di export per il 70-80%. D'altronde la capacità di progettare e costruire armamenti tecnologicamente avanzati non si improvvisa e richiede decenni per essere conseguita. Non si può "chiudere e riaprire" l'intero comparto solo se il Paese va in guerra. Al contempo, l'industria della Difesa gioca un ruolo fondamentale per il Paese in termini di avanzamento tecnologico, innovazione e occupazione. Questo è vero soprattutto per Paesi cosiddetti "statalisti" come l'Italia, la Francia o la Spagna, dove l'iniziativa privata è "limitata" e il ruolo degli investimenti pubblici è molto importante per stare al passo con i tempi. Ma lo vedremo, anche Paesi che dispongono di grandi capitali privati, come la Germania, non disdegnano di investire in un settore ad alta redditività come quello della Difesa. Tirando le somme, oggi tutti i Paesi europei hanno sovrabbondanza di capacità rispetto alla domanda interna. Tutti gradirebbero rimanere economicamente sostenibili grazie all'export, sia in Europa che sul mercato globale, senza perdere le capacità acquisite negli anni con studi, ricerche, prodotti e spesso bagni di sangue economici. Quando un Paese europeo deve acquisire un sistema d'arma, pubblica un bando in teoria pubblico. In pratica, la maggior parte dei sistemi di procurement sono pensati per favorire la propria industria per quanto possibile. Quando si parla di requisiti europei, dunque, difficile trovare una quadra. Spesso, i consorzi mettono tutti d'accordo con il principio del "giusto ritorno" nonostante siano economicamente inefficienti e svantaggiosi per il contribuente - mentre è difficile trovare un Paese che possieda una capacità in casa e ammetta che il vicino sappia fare qualcosa di meglio. In realtà, i sistemi di procurement sono spesso emanazione delle linee di politica Estera e di Difesa di lungo periodo tipiche di ciascun Paese. Il modello francese La politica francese degli armamenti oggi punta sulla cosiddetta "autonomia competitiva", largamente basata sul concetto di autonomia nazionale. La gerarchia delle fonti di approvvigionamento di armamenti per le FA è suddivisa in 4 livelli di cooperazione, dal primo cerchio, la "capacità sovrana", al quarto cerchio "appalti sul libero mercato senza un quadro politico specifico". In pratica, ai livelli 2-4 si preferisce la cooperazione europea in materia di armamenti o gli accordi bilaterali e mini-laterali (la Francia non gradisce i programmi con troppi partecipanti, spesso troppo lunghi). La categorizzazione dei programmi è di competenza del Capo di Stato Maggiore e del suo staff. I processi di pianificazione, analisi e decisione sono altamente centralizzati a livello governativo grazie al continuo coinvolgimento dell'esecutivo, in parte dovuto alla Costituzione che assegna ampi poteri a Presidente della Repubblica e Governo. Tuttavia, nel merito, i responsabili delle decisioni sono sempre il Capo di Stato Maggiore, il Direttore degli Armamenti o il Ministro della Difesa, secondo l'argomento. Il decisore (e in ultima istanza, il Capo di Stato Maggiore) delega la responsabilità per l'acquisizione e l'impiego a un team di progetto integrato che viene creato ad hoc per ogni programma in seno alla Direzione Generale dell'Armamento (DGA, direzione che ha un organico di ben 10.000 persone). Tuttavia, come dicevamo, il Capo di Stato Maggiore e il Ministro della Difesa sono coinvolti nell'esame e nell'approvazione finale di tutti i programmi di armamento, nella valutazione tecnica e nei test operativi, nonché nella dichiarazione di prontezza operativa, con un alto grado di responsabilità. Il sistema francese presenta inoltre alcune peculiarità: - Le possibilità di intervento del Parlamento sono limitate e si sviluppano solo attraverso la legge di pianificazione militare pluriennale (di solito 5 anni) e la sua attuazione nelle leggi di bilancio annuali. Il Parlamento non è più coinvolto nel processo decisionale nell'elaborazione dei singoli progetti; - La stabilità del livello di spesa può dipendere dal sostegno politico e dal potere negoziale del Ministro. Per esempio, in questi anni, l'espansione del budget francese è in larga parte imputabile alle pressioni del Presidente Macron e del Ministro Parly su partiti politici e sul Parlamento; - Un modello contrattuale con rischi condivisi. In parole semplici, la parte responsabile dell'inadempimento degli obblighi contrattuali deve in genere sostenerne i costi. La sua applicazione ha lo scopo di creare incentivi sia per il Governo che per l'industria per ridurre al minimo i potenziali rischi che potrebbero avere un impatto negativo sui costi e sui tempi. Come si può vedere, il sistema francese è ben codificato. Comunque la si metta, esisterà sempre una predilezione per i sistemi nazionali, cui non si rinuncerebbe nemmeno nel caso in cui l'Unione Europea progredisse ulteriormente nei suoi sforzi di cooperazione. Probabilmente, però, si amplierebbe il numero di programmi multinazionali mentre si ridurrebbe quello di programmi interamente nazionali. Un caso su tutti, lo SCAF/FCAS, un progetto fortemente voluto come internazionale da parte politica ma che l'industria francese ed in parte i militari avrebbero preferito sviluppare in autonomia. La Germania Le regole di base per gli appalti sono stabilite nella parte IV della legge tedesca contro le restrizioni alla concorrenza (GWB). I dettagli della procedura sono forniti dal regolamento sugli appalti pubblici per i contratti nei settori della difesa e della sicurezza e, nel caso di lavori di costruzione, dalla sezione 3 delle norme sugli appalti per i lavori pubblici (VOB/A). Queste regole implementano la direttiva UE 2009/81/ CE nel diritto tedesco. La direttiva in questione, qualora applicata da tutti gli stati, porterebbe automaticamente alla liberalizzazione del mercato degli armamenti tra Paesi europei. In pratica, dopo averla votata, nessuno stato, a parte la Germania vi si è davvero adeguato. Gli appalti nel settore della difesa e della sicurezza al di fuori dell'ambito specifico di queste regole sono disciplinati dalle normative generali sugli appalti del GWB, dal regolamento sugli appalti pubblici e, nel caso delle opere, dalla sezione 2 del VOB/A. L'aggiudicazione di appalti nei settori della difesa e della sicurezza al di sotto delle soglie UE è disciplinata dal bilancio federale, dalle norme sugli appalti al di sotto delle soglie UE (di solito 500.000 euro) e, nel caso di lavori di costruzione, dalla sezione 1 del VOB/A. Nel caso di appalti statali, possono essere applicabili anche le leggi e i regolamenti statali sugli appalti. L'acquisto di armamenti nel quadro dell'Agenzia europea per la difesa (EDA) è soggetto alle norme sugli appalti dell'EDA, in particolare alla decisione (UE) 2016/1353 del Consiglio. Il procurement militare tedesco si basa su 3 pilastri. Il primo è il processo di approvvigionamento definito dal Customer Product Management delle Forze Armate tedesche (Bundeswehr) entrato in vigore nel giugno 2016. Si tratta di una direttiva quadro interna per l'identificazione dei requisiti, l'approvvigionamento efficiente di prodotti e servizi operativi e il loro utilizzo. La direttiva fa seguito ai numerosi scandali sull'inefficienza delle FA tedesche, tra i quali il più clamoroso la disponibilità operativa di un solo sommergibile classe U-212A su una flotta di 6. L'industria nazionale è coinvolta in tutte le fasi del processo entro i limiti stabiliti dalla legge sugli appalti pubblici. Il secondo pilastro è il sistema chiamato letteralmente Bundeswehr Procurement, utilizzato per l'approvvigionamento di beni e servizi standard per le operazioni, compresi i pezzi di ricambio dei sistemi d'arma e l'approvvigionamento attraverso i canali internazionali. Il terzo pilastro è l'approvvigionamento di servizi complessi, come la manutenzione dei sistemi d'arma terrestri, i servizi informatici e di telecomunicazione, la gestione e l'abbigliamento, attraverso entità legali separate, alcune delle quali sono organizzate come partnership pubblico-privato (PPP). L'approvvigionamento per le forze di sicurezza interna (quindi non militari strictu sensu) per le entità federali viene effettuato per lo più dall'Agenzia per gli acquisti del Ministero federale dell'Interno, in particolare per la Polizia federale, le dogane e l'amministrazione federale in generale. A livello statale, l'approvvigionamento di sicurezza è tipicamente effettuato attraverso gli uffici di approvvigionamento o l'agenzia richiedente. Le procedure standard per gli appalti per la difesa e la sicurezza sono la procedura ristretta e la procedura negoziata con pubblicazione di un bando di gara. In entrambi i casi, l'amministrazione aggiudicatrice pubblicherà un bando di gara per mezzo di un bando UE. In una procedura ristretta, l'amministrazione aggiudicatrice invita un numero limitato di candidati che hanno chiesto di partecipare a presentare offerte. Queste offerte non sono soggette a ulteriori negoziazioni. In una procedura negoziata, l'amministrazione aggiudicatrice invita un numero limitato di candidati a presentare offerte, che però sono oggetto di negoziazione. Una procedura negoziata senza pubblicazione di un bando di gara è ammissibile solo in circostanze eccezionali. L'amministrazione aggiudicatrice può scegliere tale procedura in alcuni casi specifici: 1 ) Nessuna offerta o nessuna offerta adeguata è stata presentata in una procedura ristretta o in una procedura negoziata con pubblicazione preliminare di un bando di gara; 2) Per ragioni tecniche o legate alla tutela di diritti esclusivi, l'appalto può essere aggiudicato solo a un determinato fornitore; 3) I termini di una procedura ristretta o negoziata con pubblicazione di un bando di gara sono incompatibili con l'urgenza derivante da una crisi; 4) Quando per motivi di estrema urgenza determinata da eventi imprevedibili per l'amministrazione aggiudicatrice e non imputabili all'ente aggiudicatore, i termini di una procedura ristretta o negoziata con pubblicazione di un bando di gara non possono essere rispettati. Gli appalti per la sicurezza militare e civile che rientrano nell'esenzione per la sicurezza nazionale dalla legislazione sugli appalti dell'UE o dell'AAP o per le attività di intelligence sono di solito effettuati senza un bando di gara pubblico. Questi contratti sono assegnati tramite procedure negoziate ristrette, in conformità con i requisiti di sicurezza specifici per i beni e i servizi in questione. In linea di principio, dunque, la Germania è un Paese liberale e che non scherma i propri prodotti dalla concorrenza internazionale, soprattutto europea. In pratica, il sistema giuridico molto articolato può rappresentare una barriera all'accesso e viene usato con grande maestria per favorire quando possibile le industrie locali. Ciononostante, un sistema così liberale crea anche grande imbarazzo quando, per ragioni di politica nazionale e industriale, il Governo prende decisioni non necessariamente aderenti ai principi enunciati. Emblematico, ad esempio, il caso del progetto QUADRIGA e la battaglia tra Luftwaffe e Governo sull'F-35. La Gran Bretagna Il processo di procurement è organizzato presso il Ministero della Difesa dalla divisione "Defence Equipment & Support" e riferisce al Ministro degli approvvigionamenti per la difesa (che ha il rango di Ministro di Stato). DE&S è suddivisa in base ad 11 funzioni, che comprendono compiti di project management, project controlling, sviluppo, logistica integrata, commercio, finanza, IT, risorse umane, servizi interni, gestione dei processi aziendali e sicurezza sul lavoro e ambiente. Tutte le attività di approvvigionamento e di gestione dei contratti sono raggruppate nella funzione commerciale e rappresentano il più grande cliente industriale del Regno Unito. In totale, circa 11.500 dipendenti lavorano per la DE&S ma solo una minoranza è responsabile del procurement in senso stretto. Il budget annuale della DE&S è di circa 10 miliardi di euro. Alcuni dei compiti sono stati esternalizzati e assegnati a Leidos Europe, Ltd. all'inizio del 2020. A tale scopo è stata creata un'organizzazione denominata "Team Leidos " con altri partner, che si occuperà del procurement di beni standard (cibo, vettovagliamento) e garantirà anche la disponibilità della tornitura di ricambi per mezzi ed equipaggiamenti di natura ordinaria (automobili, autocarri, ecc.). Gli altri partner includono Kuehne+Nagel come fornitore di servizi logistici, TVS Supply Chain Solutions per la gestione dell'inventario e dei gruppi di prodotti, Agility per i traslochi e Prolinx per i data center. Questa esternalizzazione ha lo scopo di ridurre i livelli delle scorte, aumentare il fatturato delle merci, ridurre i costi di stoccaggio e ridurre il complessivo processo logistico, che dovrebbe diventare più economico nel corso del ciclo di vita dei vari prodotti. Inoltre, sarà disponibile una piattaforma per le gare d'appalto e le richieste di offerte tramite il Team Leidos, sulla quale sarà possibile pubblicare gare d'appalto pubbliche e gestire ulteriori progetti di approvvigionamento con i fornitori. Dunque, il sistema britannico è essenzialmente liberale, con ampio ricorso a risorse civili. Tuttavia, come vedremo, questo approccio ha portato alla perdita di parte del know-how di cui la Gran Bretagna disponeva nei decenni passati e Londra ha deciso già da qualche anno di modificare alcune cose. Un caso particolare: la Finlandia Da un punto di vista geopolitico, la Finlandia è un caso particolare per la sua vicinanza alla Russia e la percezione di una minaccia concreta. Il Comando Supremo delle Forze Armate è responsabile della pianificazione e dell'approvvigionamento delle attrezzature militari ed è direttamente subordinato al Presidente e al Comandante in Capo delle Forze Armate. La Divisione Piani e Linee Guida del Presidente prepara la Pianificazione delle Capacità e stabilisce gli obiettivi per un periodo di 15 anni in consultazione con i Capi di Stato Maggiore e i reparti che fisicamente opereranno i vari sistemi. I programmi di sviluppo delle capacità operative che ne conseguono sono concepiti per 12 anni e vengono rivisti in cicli di 4 anni. Oltre a fornire risorse, il Ministero della Difesa ha un ruolo amministrativo e di consulenza. Il Comando Logistico Congiunto funge da unità centrale nel processo di approvvigionamento ed è responsabile della gestione di tutti gli aspetti tecnici e organizzativi dei progetti di approvvigionamento. Il processo di approvvigionamento vero e proprio è suddiviso nei seguenti casi: -1 progetti con un volume inferiore a 4 milioni di euro rientrano nell'ambito degli appalti diretti e quindi non richiedono l'approvazione ministeriale; - Per appalti superiori a 4 milioni di euro è necessaria una raccomandazione del gruppo direttivo economico del Ministero e l'approvazione ministeriale. Quest'ultimo è di solito delegato all'Alto Comando delle Forze Armate e da lì al Comando Logistico; -1 progetti con un volume di oltre 40 milioni di euro richiedono anche una revisione da parte del Comitato Ministeriale delle Finanze del Consiglio di Stato presieduto dal Presidente del Consiglio. Il Parlamento non è formalmente coinvolto nel processo, tranne che per le votazioni sul bilancio complessivo. Dal 2015, i progetti di capacità strategica sono stati indicati separatamente nel programma governativo (con riferimento alla legislatura) e ricevono finanziamenti speciali al di fuori del bilancio ordinario. L'approvazione della procedura di aggiudicazione è data dalla sessione plenaria del Consiglio di Stato. I progetti per soddisfare le esigenze urgenti di missioni specifiche sono soggetti a un processo di approvvigionamento snello e vengono realizzati senza un grande bando, spesso per assegnazione diretta o con una shortlist di candidati direttamente chiamati a fare un'offerta. Gli acquisti sensibili dei Servizi segreti militari sono esclusi dal processo regolare e vengono effettuati sulla base di priorità decise dal Governo. I casi rimanenti possono essere gestiti in modo regolare dal Comando Logistico. Per l'acquisto di beni e sistemi d'arma all'estero è previsto che questi debbano essere già testati e che le modifiche debbano essere evitate per quanto possibile. Ciò porta regolarmente all'acquisto di sistemi d'arma di seconda mano. Inoltre, i costi totali del ciclo di vita e la dipendenza dalle competenze e dalle organizzazioni devono sempre essere utilizzati come criteri nella pianificazione e nella valutazione. L'approccio finlandese è dunque molto pragmatico ed orientato al mantenimento della credibilità in ogni circostanza. Insomma, il nemico probabile deve sapere che il Paese, seppure non autonomo, dispone di armi magari non eccelse, ma efficienti ed in mano a persone che sanno servirsene bene. Tra i sistemi analizzati, si tratta di quello con maggiore enfasi sull'operatività delle forze e minor enfasi sulle dinamiche prettamente industriali. Come funziona in Italia In Italia il processo di procurement è caratterizzato da condizioni quadro, ma in molti settori non è molto formalizzato. La responsabilità della pianificazione del fabbisogno è dello Stato Maggiore e quindi dell'organizzazione militare. Le priorità d'investimento sono elaborate in collaborazione con gli Stati Maggiori delle singole FA e con il Dipartimento di Politica Industriale e delle Relazioni Internazionali della Direzione Nazionale degli Armamenti (Segredifesa). Tale dipartimento funge da ufficio di coordinamento dei programmi d'armamento e progetta la strategia di acquisizione. La responsabilità degli acquisti, invece, è dell'organizzazione amministrativa del Ministero della Difesa. Il Segretario Generale, in qualità di Direttore nazionale degli armamenti, è responsabile di 6 direzioni, che svolgono varie attività di procurement. I compiti sono suddivisi in sistemi d'arma terrestri, aerei e marittimi, telecomunicazioni, tecnologia dell'informazione e tecnologie del futuro, servizi e infrastrutture. Le prime 4 direzioni tecniche citate sono esclusivamente responsabili dell'approvvigionamento di armi. Inoltre, esiste una Direzione Generale per la Salute Militare che si occupa degli acquisti per la propria area. I progetti devono essere soggetti a parere parlamentare e devono essere promulgati dal Presidente della Repubblica. La responsabilità nella fase di approvvigionamento e di attuazione spetta poi a una o - nel caso di progetti comuni - a diverse delle direzioni di approvvigionamento sopra menzionate. La valutazione tecnica, il collaudo operativo e l'elaborazione delle linee guida per l'utilizzo sono effettuati sotto la supervisione dei Capi di Stato Maggiore e dell'utente finale. La dichiarazione di disponibilità viene infine rilasciata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Ministro della Difesa. Il Libro Bianco 2015 raccomandava di dividere la Segreteria Generale della Difesa e la Direzione degli Armamenti in 2 unità separate. L'unità di armamento e logistica dovrebbe essere situata in posizione centrale sotto il controllo di un Direttore dell'armamento nazionale civile, facente capo direttamente al CSM. Il Direttore degli Armamenti dovrebbe lavorare direttamente con il Ministro della Difesa su questioni relative alla politica industriale, di difesa e di sicurezza o ad altri orientamenti politici. Ad oggi, questo non è ancora stato implementato. Quale armonizzazione? I metodi seguiti dai principali Paesi europei dipendono dal livello di ambizione di ciascuno per quanto riguarda sia la politica di Difesa che la propria industria nazionale nello specifico. A ciò si aggiunge la cultura giuridica di ciascun Paese (particolarmente ricca e differenziata in Europa), che contribuisce alla diversificazione. Dal punto di vista industriale alcuni, come la Francia, escludono apertamente la liberalizzazione del settore, dichiarando la volontà di mantenere in patria e possibilmente ampliare la capacità di produrre da sé gli armamenti principali. Altri, come la Gran Bretagna o la Germania hanno un orientamento più liberale. Altri ancora, come la Finlandia, devono trovare un equilibrio tra la necessità di autonomia e le limitate dimensioni del Paese. Quando si parla di aggregazione del comparto industriale della Difesa in Europa si varano programmi che poi risultano lunghi, complessi e costosi, specialmente quando si opta per la formula del consorzio. Ora, con lo European Defence Fund, l'Unione Europea ha allocato "denaro pesante" (circa 8 miliardi) per il prossimo decennio. Ma questo è stato fatto senza armonizzazione alcuna del modo in cui un sistema d'arma viene richiesto, sviluppato e acquisito. Ne discende un ostacolo di tipo normativo e pratico all'integrazione effettiva che viene scarsamente considerato. Probabilmente, la scarsa attenzione sui sistemi nazionali di procurement è dovuta al fatto che sono spesso politicamente neutri. Eppure, sebbene non abbiano colore politico, tali sistemi sono spesso emanazione delle linee di politica Estera e di Difesa tipiche di ciascun Paese. Ciononostante, al momento c'è una tendenza generale che tende verso il modello francese. Germania e Gran Bretagna si sono accorte che la liberalizzazione del mercato non sempre porta benefici. Per esempio, Berlino ha dovuto dar battaglia (politica!) ai tentativi di Italia e Francia di costruire un campione europeo nel settore della cantieristica perché avrebbe penalizzato i numerosi cantieri tedeschi di piccola e media dimensione ma è anche intervenuta per la creazione di un polo nazionale nel settore dell'elettronica per evitare lo strapotere di Thales in programmi complessi come lo SCAF o la competizione con Leonardo, altro peso massimo europeo nel settore. Analogamente, il Governo britannico intervenne in modo robusto dal 2015 per cercare di recuperare le preziose capacità perdute nei settori navale (cantieri e filiera) e terrestre (molte aziende sono state acquisite dalle tedesche KMW e Rheinmetal) mentre nulla ha potuto fare per invertire "l'italianizzazione" di elicotteristica e radaristica né per Tamericanizzazione" di BAE Systems. Ma anche la storia della spagnola Indra e della querelle aperta con la Francia per lo SCAF/FCAS sull'elettronica meriterebbe trattazione a parte. A livello europeo, la Francia è riuscita ad ottenere che il proprio modello di procurement basato sull'autonomia strategica" sia diventato l'approccio continentale da seguire. Tuttavia, sembra che questo modello venga adottato in prima battuta a livello nazionale. Difatti, prima di aprire ad una vera integrazione, ciascuno vuole avere un'industria nazionale forte e consolidata. Altrimenti, il rischio è quello di dover comprare sempre e solo francese, essendo la Francia l'unico Paese in Europa ad avere un'offerta di prodotti praticamente completa, con poche eccezioni. © Riproduzione riservata

Foto: Un momento della firma in pompa magna del lancio del programma aeronautico SCAF/ FCAS nel corso del salone del Bourget 2019. Da destra a sinistra: il Ministro della Difesa francese Florence Parly, il suo omologo spagnolo Margarita Robles, il Presidente francese Emmanuel Macron, l'allora Ministro della Difesa tedesco Ursula Von Der Leyen, il CEO di Dassault Aviation Eric Trappier e il CEO di Airbus Guillaume Faury. (foto: Ministère des Armées)


Foto: La fregata francese LANGUEDOC, tipo FREMM, in lavorazione nel cantiere di Lorient, in Francia. Nonostante le collaborazioni europee, l'industria francese continua ad applicare ampiamente il concetto di autonomia nazionale, (foto: Naval Group) Un elicottero d'attacco Airbus TIGRE dell'ALAT francese in decollo dall'eliporto di Invalides nel centro di Parigi. Il programma franco-tedesco ha creato una filiera veramente transnazionale, ma senza modificare il modo in cui Francia e Germania scelgono i propri equipaggiamenti. Limite mostrato nelle recenti negoziazioni per il nuovo caccia e il nuovo carro.


Foto: Un elicottero francese TIGRE in mostra statica al salone del Bourget nel 2019. (foto: Autore) Anticipazione al computer di un Eurofighter del lotto designato come progetto QUADRIGA per la Germania. L'assegnazione del contratto è stata diretta ed impostata come prosecuzione dell'ordine precedente, che non richiede dunque bando di gara.


Foto: Il Primo Ministro britannico, Boris Johnson, in visita alla base navale di Clyde in Scozia. Londra ha annunciato un vasto programma di espansione del budget per la Difesa, (foto: Crown Copyright) Il pattugliatore HMS TAMAR, classe RIVER Serie II, in banchina il giorno della consegna. Il Regno Unito tenta di recuperare il terreno perduto anche nel settore cantieristico, (foto: BAE Systems Marine)


Foto: Il primo NH-90 (NFH) per il Qatar in decollo da Venezia Tessera. L 'Italia non possiede un approccio molto strutturato al procurement come gli altri Paesi europei. In compenso, l'industria della Difesa italiana vive ampiamente di export, (foto: Leonardo) Attività di manutenzione di un NH-90 (TTH) finlandese da parte dell'azienda a partecipazione statale Patria Oy. La Finlandia rappresenta un 'eccezione dalla quale si può imparare molto, (foto: Patria)