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03/08/2018

Il procuratore: “I migranti abbandonati rischiano di finire nel giro dello spaccio”

La Repubblica - MARCO LIGNANA

, pagina V Francesco Cozzi fa una breve premessa: «Né la procura, né la polizia si occupano di politiche sociali». Però un sassolino, anzi un sasso, il procuratore capo di Genova se lo vuole proprio togliere: «Nell'ultimo anno abbiamo coordinato cinque maxi operazioni contro lo spaccio di droga nel centro storico. Fra le persone arrestate anche richiedenti asilo. A me però risulta che ci siano pochissimi indagati o delinquenti laddove i centri di accoglienza impegnano questi individui, li fanno andare a scuola o imparare un mestiere. Non parlo di associazioni buone o cattive ma di programmi buoni o non programmi, come lasciare stare queste persone tutto il giorno a non far nulla agli angoli delle strade». Non è una affermazione da "sceriffo", né da politico, e infatti l'opinione di chi si occupa tutti i giorni di migranti non è diversa da quella del magistrato. Per don Giacomo Martino, direttore dell'ufficio Migrantes della diocesi di Genova che a Multedo ha dovuto combattere contro i residenti contro l'arrivo dei migranti, "purtroppo il procuratore Cozzi ha ragione. Ma il problema è che non si dà sufficiente importanza al concetto di integrazione. I bandi e progetti pubblici non impongono l'organizzazione di attività e il fatto di essere o meno solo degli affittacamere dipende dalla volontà delle associazioni". Il capo della procura ormai l'ha fatta, la sua crociata. Una battaglia a colpi di maxi operazioni nei vicoli, affidate a carabinieri, polizia ed anche a Guardia di Finanza. E all'alba di ieri sono scattati gli arresti per 13 persone, tutti giovanissimi pusher provenienti soprattutto da Senegal e Gambia e la metà richiedenti asilo. L'operazione della polizia, coordinata dal pm Daniela Pischetola, si chiama "Labirinto 2" perché già a fine novembre la Squadra Mobile diretta da Marco Calì aveva eseguito 23 arresti "ritardati", uno strumento normativo che permette di fermare persone a distanza di tempo come se fossero in flagranza di reato, se si ha la prova documentale della cessione di droga.
Un reato alla luce del sole, concentrato soprattutto nell'area di piazza San Sepolcro, in zone decisamente sensibili. Altro tema caldissimo per Cozzi: «Lo spaccio avveniva quasi sempre di giorno feriale, vicino alle scuole, in pieno pomeriggio, come fosse la cosa più naturale del mondo.
È inammissibile, intollerabile, e noi non molliamo di un millimetro. Lo sappiano gli spacciatori, siamo pronti alle operazioni Labirinto 3, 4 eccetera eccetera. Genova non può avere un presente né un futuro se non ripristina la vita legale e attiva nel centro storico». Fra i tredici spacciatori di hashish e crack arrestati - la polizia ha documentato cessioni anche a ragazze di 16 anni - due erano già finiti in manette a novembre, e sono tornati nel mirino degli agenti dopo la scarcerazione per non aver rispettato il divieto di avvicinamento in centro storico.
Erano fuori dal carcere perché la custodia cautelare, in attesa di finire a processo, dura al massimo sei mesi. E in molti non scelgono i riti alternativi, come l'abbreviato, proprio per allungare i tempi processuali: «Per loro è meglio una condanna più pesante ma lontana nel tempo, anche perché se condannati subito la richiesta di asilo decade in automatico», spiegano Cozzi e Calì.
La prima udienza per i 23 arrestati nell'operazione Labirinto 1 sarà a settembre, pm Luca Scorza Azzarà. In entrambe le operazioni fondamentali sono stati le denunce e gli esposti presentati dai residenti. Alcuni sono riusciti a filmare dalle finestre gli scambi di droga.

Foto: Francesco Cozzi Il capo della Procura di Genova della lotta allo spaccio di droga nei vicoli ne ha fatto una crociata

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