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09/08/2018

Il premier assicura: “Non saremo scriteriati sui conti”

La Repubblica - ANNALISA CUZZOCREA, ROMA

Palazzo Chigi il caso
Tiene a dire che nel governo non ci sono «scriteriati», il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Non lo è Luigi Di Maio che il premier difende dalle domande sul rischio di perdere i 14mila posti di lavoro di Ilva: «L'Anac ci ha segnalato irregolarità che è nostro dovere verificare, stiamo agendo in autotutela». Non lo saranno i suoi ministri economici nel momento in cui andranno a Bruxelles a trattare - «in modo duro, risoluto, ma non irragionevole» - i margini per la manovra economica. Una legge di Bilancio che promette «seria, rigorosa, ma anche coraggiosa».
In una conferenza stampa pre-ferie studiatamente informale, Conte risponde a tutte le domande senza sciogliere nessun dubbio. Sulla Tav, che secondo i 5 stelle della prima ora come il presidente della Camera Roberto Fico va fermata, mentre secondo il ministro dell'Economia Giovanni Tria si deve fare, dice solo: «Rivedremo tutto il progetto come da contratto e poi decideremo insieme». Sul Tap, che ieri Beppe Grillo chiedeva a gran voce di fermare dal suo blog, fa capire che le cose sono più complicate (si tratta di un'opera già avviata, in alcuni Paesi completa al 70 per cento), ma promette - anche lì - di verificare la correttezza della procedura.
Sull'immigrazione rivendica i meno sbarchi che - sostiene sposando l'impostazione salviniana - significano meno morti. E ritiene di aver convinto i colleghi Ue ad accettare l'idea che chi entra in Italia entra in Europa. Ma non risponde davanti all'ipotesi che si possa ricorrere ancora al blocco dei porti. E sulla stabilizzazione della Libia ammette: «Si deve fare poco a poco, in questi casi le forzature possono essere pericolose». A settembre, dice Conte, arriveranno la riforma del codice degli appalti e norme per la semplificazione e contro la corruzione. Invita a capire però che molte cose non possono essere fatte subito.
Compresi il reddito di cittadinanza e la riforma fiscale, i cui primi passi saranno in manovra. Sulla Rai, nega qualsiasi tensione con il vicepremier Salvini per il suo rifiuto di trovare un nuovo nome come presidente dopo la bocciatura di Marcello Foa in Vigilanza. «Ritengo che Foa sia una figura di gran valore, un professionista serio», spiega il premier. C'è però la seconda parte del ragionamento: «La Vigilanza non ha condiviso la mia opinione. Come se ne esce? Non ho formule da offrire.
Valuteremo il modo migliore».
Del resto, alla domanda sulle ferie (mare o montagna) Conte dice di preferire la collina del suo paese natìo. E al cronista che gli chiede cosa pensi dell'amministrazione romana durante il brindisi post conferenza, ribatte cauto: «Lei è troppo lucido. Beva un altro po'».

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