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22/01/2019

«Il posto a Gallo non si dà Come gestisci uno così?»

QN - La Nazione

Le intercettazioni fra prof: «Stiamo attenti...»
PER MESI, le «cimici» hanno ascoltato anche i bisbigli, nelle stanze del potere universitario di Careggi. Per mesi, le cuffie degli investigatori della guardia di finanza sono diventate roventi, per ascoltare, trascrivere, capire. A volte, non hanno avuto neanche bisogno di interpretare. «Questa è una roba da procura della Repubblica», si ammoniscono, per zittirsi a vicenda sul riferire all'esterno ciò che si consumava dietro le quinte dei bandi dei concorsi per le cattedre di medicina. Non corrono soldi. Ma c'è in ballo il potere. «Cerchiamo di fare associato anche Scaringi». Detto, fatto. Quelle che emergono dalle informative della guardia di finanza sono dimostrazioni di influenza, scambio di favori, cazzotti alla meritocrazia. O sgambetti agli «sgraditi». «Non si dà un posto al Gallo. Come lo gestisci uno così?», dice il prorettore Bechi al presidente del consiglio del Dipartimento di Medicina e Chirurgia Traslazionale Santucci. E IN EFFETTI, a Gallo, il posto da ordinario ad otorinolaringoiatria non è stato mai neanche bandito. Al posto del bando per la 'Med' del professore che con la sua denuncia ha fatto scoppiare questa bufera, è stato bandito un ruolo da ordinario del settore di anatomia patologica. Se lo aggiudica Daniela Massi, «indicata come vincitrice - sostiene la procura - ancora prima che fosse bandito». Il «cambio» delle politiche di programmazione, contestato negli esposti, ha fatto la fortuna anche di altri settori, come la chirurgia generale o le malattie veneree, che «ottengono», in questo modo - dicono ancora le imputazioni oggetto della richiesta di interdizione - un posto da ricercatore per Giudici, uno da associato per Giansanti, Orzalesi e Scaringi. Da luglio in poi, però, le conversazioni tra i baroni della medicina fiorentina si sono fatte più accorte e rarefatte. Perché l'inchiesta ha vissuto una sua prima fase di «pubblicità» e molti, probabilmente, si sono messi sul chi va là: Bechi, Innocenti e Santucci ( difesi dagli avvocati Sigfrido Fenyes e Neri Cappugi) sono infatti venuti a conoscenza, tramite un avviso di proroga, dell'esistenza dell'indagine. ROBA SIMILE a quella che un anno prima o giù di lì, divampò a scienze giuridiche. Per quei «baroni», però, scattarono anche le manette. Ma c'è anche altro, nelle carte dell'inchieste, oltre quella data di luglio? Nel frattempo, in procura sono arrivati altre denunce «simili», per altri concorsi, tipo quello perso da Sandro Gelsomino. Vedremo. stefano brogioni

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