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06/05/2020

«Il ponte segno che si può rinascere senza un peso come il Codice appalti»

La Verita' - GIORGIO GANDOLA

EMERGENZA CORONAVIRUS L'INTERVISTA MARCO BUCCI
Il sindaco di Genova: «Il nuovo viadotto in 10 mesi grazie a dinamismo e libertà dalla burocrazia. Ora i fondi da Roma per le altre opere. E c'è il turismo da rilanciare: non si può morire di Covid, ma neanche di fame»
• Uno sguardo dal ponte. Un panorama infinito che abbraccia l'Italia e che nel m o m e n t o più tragico ci ricorda da dove ripartire. È fondamentale ricominciare da qui, sull'ex Morandi, che al buio diventa tricolore mentre sotto scorre il torrente Polcevera e avverti il respiro di Genova. L'ultima campata è stata completata il 28 aprile, la prima foto è stata scattata dal satellite Cosmo SkyMed attraverso le nubi, le automobili ne saranno padrone a fine luglio. Si riparte da un simbolo perché i segnali hanno un significato universale. «Nella notte del coronavirus dà forza sapere che possiamo vincere le battaglie più dure». Lo sguardo dal ponte è quello di Marco Bucci, 60 anni, sindaco di Genova da tre, centrodestra, che il 14 agosto 2018 ha vissuto il giorno più nero e neppure due anni dopo può sollevare gli occhi su un gioiello di ingegneria e tecnologia. Così, dopo aver ricordato ancora una volta le 43 vittime di quella tragedia, è pronto a commentare ciò che vede nitido davanti a sé (e davanti a un altro dramma collettivo): un Paese che può correre senza la palla al piede della burocrazia, una città che deve essere la porta dell'Europa del Sud, un'Italia che uscirà dall'emergenza seguendo gli insegnamenti dei vecchi lupi di mare. «Semplici, immediati, che mi accomunano con un grande marinaio, Renzo Piano». Sindaco Bucci, la sua Genova è diventata l'emblema della riscossa italiana. «Un simbolo di rinascita, lo sto notando e mi fa piacere. Sul New York Times ho letto che lo sarebbe anche per gli Stati Uniti, ma è meglio non esagerare». Cosa significa questo moto di orgoglio, oltre la retorica? «Di questi tempi ha un senso ancora più forte. Più è complicata ed estrema la situazione, più è necessario trovare soluzioni neppure immaginate il giorno prima. Con il nuovo ponte usciamo da un enorme problema con una soluzione migliorativa: abbiamo quattro corsie in più». Meno di due anni per demolizione e ricostruzione. Come si fa a sconfiggere l'immobilismo all'italiana? «In collaborazione con la Regione Liguria abbiamo standardizzato e codificato un sistema per le opere pubbliche in grado di rendere la vita più'facile a tutti. I punti chiave sono tre, con una premessa fondamentale». Siamo tutt'orecchi. «Bisogna che attorno al tavolo ci siano persone con un obiettivo comune. Se le infrastrutture diventano pretesto per polemiche politiche a scopo elettorale si perde tempo e si danneggiano i cittadini. Questo è stato subito chiaro a tutti. Gli altri punti sono più semplici». Poiché è anche commissario per la ricostruzione, ce li ricordi. «Uno, bisogna essere rapidi nelle decisioni. Due, bisogna prevedere i costi giusti e scegliere i metodi giusti. Tre, chi decide deve assumersi ogni responsabilità. Nelle scelte difficili è indispensabile metterci la faccia. Con una regola guida: se va bene forse sarai rieletto, se va male andrai a casa. È la vita». Come siete riusciti a bypassare la burocrazia mortifera? «Abbiamo potuto progettare con dinamismo. L'amministrazione pubblica deve aiutare, non complicare la vita. In Italia, con il Codice degli appalti, per concretizzare un'idea giusta abbiamo costruito uno strumento sbagliato». In che senso? «È fondamentale combattere le infiltrazioni mafiose e il malaffare, ma è sbagliato che queste preoccupazioni paralizzino ogni infrastruttura. 0 meglio, è doveroso perseguire gli atti illeciti ma lo è altrettanto realizzare opere per migliorare la vita dei cittadini». Il problema è spiegarlo all'Ufficio complicazione affari semplici. «La burocrazia è negativa per definizione. Dovrebbe essere una facilitazione, invece in Italia è un peso. Dovrebbe servire per dare un permesso, invece da noi serve per negarlo. Chi, nella pubblica amministrazione, pensa che la burocrazia debba essere un cancello chiuso non ha capito niente». Anche il sistema organizzativo dei lavori sul ponte è stato diverso dal solito. «Abbiamo imparato a lavorare in parallelo e non in modo sequenziale. Se devo realizzare dieci opere e le metto in fila una dopo l'altra, mi serve molto tempo. Se invece faccio partire parallelamente i lavori, il sistema è più rapido e tutto si incastra meglio. Così ho anche un controllo migliore, responsabilizzo il management. Il Sistema Genova è esportabile per tutte le infrastrutture». Qual è stato il momento di maggiore sconforto sul cantiere? «Sono stati due. Quando abbiamo scoperto la presenza di amianto nei cementi degli anni Sessanta la gestione è diventata complessa. E poi quando il maltempo ha ritardato i lavori. Ma a Genova gli allarmi meteo sono normali». Quando il ponte sarà aperto al traffico? «Entro fine luglio sarà percorribile. Se togliamo il periodo dedicato alla demolizione, la costruzione è durata dieci mesi. E adesso sotto con il resto». Perché, serve altro? «Certo, dobbiamo recuperare 30 anni di mancanza di investimenti, indispensabili per allinearci alle grandi città europee. Waterfront di Levante, nuova diga foranea, Gronda, nodo ferroviario, infrastrutture già segnalate al ministero competente. Non ci fermiamo. Genova è il porto di accesso al Sud dell'Europa. Lo sanno all'estero, facciamo fatica a capirlo noi». Qualche settimana fa si è lamentato perché i soldi da Roma non arrivano. «La ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha detto in pubblico che i fondi sono stati assegnati. Mi aspetto che arrivino presto, spero che sia solo questione di tempo». Lei fa il sindaco ma parla da manager, la vita precedente torna a bussare. «Lavoro da 35 anni, gli ultimi 15 da top manager in aziende farmaceutiche con la responsabilità di gestire investimenti da qualche miliardo di dollari. Prendevo decisioni difficili, qualche volta in mancanza di tutti gli indicatori necessari. Fare il sindaco è diversamente difficile, devi basarti sul buonsenso e non sul mercato. E mostrarti solido quando arrivano le disgrazie». È il segreto della leadership che oggi latita in Italia. «Un leader deve convincere i cittadini che è il primo a crederci, a trascinare. Sennò non è un leader. Il giorno dopo il crollo del ponte dicevo: Genova non è in ginocchio. I messaggi di fatalismo nero non devono passare. L'ho imparato in America, è un insegnamento militare». Ce lo racconta? «Uscire dalla trincea e piantare la bandiera sulla collina. È un motto che arriva dalla Guerra di secessione. Il leader deve essere così, guidare gli altri. Magari è il primo a essere impallinato, ma deve provarci». Vede leader uscire con la bandiera dalla trincea contro il virus? «Mi sta tirando per la giacchetta, non rispondo. Non è compito di un sindaco fare queste valutazioni. Lavoro per la mia città, abbiamo anche noi l'emergenza Covid-19 e la stiamo gestendo con concretezza, in sintonia con la Regione Liguria di Giovanni Toti che ha la responsabilità della sanità». Anche voi avete messo in piedi una task force? «In Comune niente task force, solo team di lavoro. Dobbiamo essere operativi, gestire in modo professionale tutto. Leadership e competenze scientifiche». Qual è il problema più evidente? «La popolazione di Genova è in maggioranza composta di anziani, quindi più esposta. Ma noto con soddisfazione che le percentuali di contagio sono basse, la soglia di criticità è attorno allo 0,3%. Presto vogliamo uscire dall'emergenza e tornare a programmare il futuro. C'è una stagione turistica e commerciale da organizzare; non si può morire di Covid ma neppure di fame». Sindaco Bucci, pensa di ricandidarsi o di allargare gli orizzonti a Roma? «Ho ancora due anni e tante cose da fare qui. Tutto il resto in questo momento non è una mia priorità». Dopo averlo progettato, Renzo Piano ha dedicato al ponte una frase stupenda: «Talvolta l'architettura cerca il silenzio e il vuoto in cui la nostra coscienza si possa ritrovare». Com'è il rapporto con lui? «Molto bello, sono contento di ciò che ha fatto per la città. Ma è tutto facilitato dall'amore comune per il mare e per la vela. Il mare ti insegna l'umiltà perché sai che a vincere è sempre lui. Poi ti insegna ad affrontarlo con tecnica e conoscenza perché non puoi abbozzare, devi essere un professionista. E infine ti insegna a dare valore all'equipaggio perché da solo sei in balìa dei venti e delle onde». Una sintonia naturale, da genovesi. «C'è qualcosa di più importante. Per mare devi andare con il cuore, sentire il suono del vento e delle onde. Lì il cervello non ti basta, ti serve il cuore. La sinergia di tutto questo ti fa fare cose impensabili. Renzo Piano lo sa». Che nome darà al ponte della rinascita? «Analizziamo i suggerimenti, di più per ora non posso dire, intervista finita». Sa che in questo campo il pragmatismo non conta, si scatena l'emotività popolare. E allora San Giorgio, ponte Italia, ponte Genova, ponte della Superba. Su Change.org c'è una petizione per proporre anche ponte Toninelli. Purtroppo è seria.

È doverosa la lotta a infiltrazioni mafiose e malaffare, non deve però paralizzare ogni infrastruttura

Nelle scelte difficili va messa la faccia Se va bene forse sarai rieletto, se no andrai

a casa. E la vita


Foto: MANAGER Marco Bucci, 60 anni. Prima di essere eletto sindaco di Genova, ha lavorato per anni come dirigente in grandi aziende


Foto: [Ansa]