scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
18/05/2021

«IL PNRR DRAGHI È UN CAMBIO DI PASSO PER I PORTI»

QN - La Nazione

INTERVISTA A DANIELE ROSSI, PRESIDENTE DI ASSOPORTI E DELL'AUTORITà PORTUALE DI RAVENNA di Alberto Pieri
IL RECOVERY PLAN destina al settore delle infrastrutture e dei trasporti 31,4 miliardi di euro. Come valuta la strategia complessiva messa in campo dal Governo in materia di logistica, intermodalità e portualità? «Lo stanziamento dedicato al settore è certamente un buon segnale - spiega Daniele Rossi (nella foto a destra), presidente di Assoporti e dell'Autorità portuale di Ravenna -. Nello specifico, vediamo infatti un vero cambio di passo nel Piano che destina alla portualità fondi dedicati alla logistica, all'ultimo miglio e alle infrastrutture di resilienza ai cambiamenti climatici. Questi fondi dedicati alla sostenibilità ambientale sono vitali considerato che nei prossimi anni i porti dovranno far fronte agli adeguamenti delle navi, che utilizzeranno nuove tecnologie e fonti energetiche per giungere alla riduzione delle emissioni». I sindacati e l'Associazione nazionale imprese portuali, però, hanno espresso criticità sulle nuove norme che saranno introdotte dal Piano perché minaccerebbero il lavoro portuale e l'assetto del mercato portuale. «Per quanto riguarda il mercato del lavoro, Assoporti è stata sempre sensibile e attenta. Non credo che si possa modificare una norma con un Piano che è un quadro delle necessità per il rilancio del Paese. Il lavoro e i lavoratori vanno salvaguardati, per noi questo è un punto fermo». Una delle riforme riguarda la semplificazione delle procedure per il processo di pianificazione strategica. Si tratta di un tema di fondamentale importanza per le Autorità di Sistema portuale. Quali sono aspetti su cui il governo vuole incidere maggiormente? «Credo che il governo abbia accolto diverse osservazioni che l'Associazione ha proposto in materia di semplificazione. Tra queste, la necessità di semplificare l'iter dei Documenti di Pianificazione Strategica di Sistema e dei Piani Regolatori Portuali che ritengo siano essenziali per l'adeguamento infrastrutturale degli scali portuali. Credo che si voglia andare nella direzione di avere la certezza della pianificazione e della programmazione proprio per incrementare sia la competitività dei porti, sia l'adattamento delle aree alla necessaria resilienza ai cambiamenti climatici». Altro nodo è quello dell'attuazione del regolamento che definisce l'aggiudicazione competitiva delle concessioni nelle aree portuali. Se ne parla da oltre vent'anni. Perché ad oggi nessuno è mai riuscito nel tentativo? «Un tentativo di approvazione del regolamento è avvenuto subito dopo l'approvazione della riforma portuale nel 2016, senza, però, esito positivo poiché si faceva riferimento al Codice degli appalti anche per le concessioni demaniali, prevendo bandi e gare che non appaiono compatibili con gli investimenti messi in campo dai concessionari dei porti. Forse occorre lavorare sui regolamenti locali con una condivisione ampia. Sarebbe utile per evitare regole diversi tra porti dello stesso Paese». Parliamo di semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti di Cold Ironing. Il futuro dei porti passa dalla lotta all'inquinamento ambientale e dalla transizione verso un modello di sviluppo eco-sostenibile. Ritiene che lo sviluppo del Cold Ironing sia la soluzione migliore per favorire questo processo? «Come ho detto prima la sostenibilità dei porti è un obbligo anche in previsione delle misure messe in atto a livello europeo. Lo ritengo anche un obbligo morale per salvaguardare il futuro. In questo senso, senz'altro il Cold Ironing è una delle possibili soluzioni per ridurre le emissioni negli ambiti portuali. Non sono sicuro, però, che sia la soluzione migliore poiché stanno emergendo nuovi studi sull'idrogeno. Esistono anche energie rinnovabili che possono avere un ruolo anche nei porti. Infine, ci possono essere soluzioni con l'utilizzo del gas naturale liquefatto. Credo che tutte queste soluzioni pianificate e integrate possano rappresentare il futuro dell'approvvigionamento energetico sostenibile». Come Presidente del Porto di Ravenna, quale è il fulcro del suo sviluppo? «Sicuramente uno degli argomenti al centro delle strategie che devono orientare le scelte della portualità tutta nei prossimi anni è quello della transizione ecologica. Il Porto di Ravenna, che è quello che conosco meglio perché ne seguo quotidianamente le progettualità, sta ponendo l'ambiente al centro dei progetti di sviluppo che ha in corso o che a breve si avvieranno. Dall'elettrificazione delle banchine alla cintura verde intorno all'area portuale, dall'uso di vetture elettriche in AdSP alla realizzazione di un parco fotovoltaico da circa 20MWp, dall'impianto di trattamento dei sedimenti risultanti dall'escavo dei fondali alla riconversione di aree portuali ad attività ambientalmente sostenibili, dal potenziamento dei collegamenti delle banchine con la ferrovia all'ampliamento del Terminal Traghetti che movimenta semirimorchi togliendo già oggi più di 70.000 camion dalla strada, tutto va in quella direzione. La tutela dell'ambiente e la ricerca di uno sviluppo delle attività portuali che sia ecosostenibile sono la sfida con cui ci stiamo misurando ogni giorno e credo che il Porto di Ravenna abbia messo in campo da questo punto di vista azioni molto efficaci che saranno oggetto di un prossimo bilancio di sostenibilità al quale stiamo già lavorando». © RIPRODUZIONE RISERVATA