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12/10/2021

Il piano per la sanità territoriale spinge l’edilizia sanitaria. Ma per arrivare al fabbisogno serve un alleanza pubblico-privato

Milano Finanza - Carlo Buonamico

RAPPORTO IMMOBILIARE
Edilizia sanitaria e servizi per la salute: gli obiettivi del Pnrr possono essere perseguiti grazie alla partnership pubblico-privato. Parla chiaro la ricerca Pnrr missione salute, verso una sanità territoriale: un piano di investimenti in strutture, condotta da Nomisma per Rekeep, capofila del principale gruppo italiano attivo nell'integrated facility management. A fronte dei 331 nuovi ospedali di comunità (Odc), delle 1.288 nuove Case di comunità (Cdc) previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, la ricerca indica che in realtà sarebbe necessario creare ulteriori 661 Odc, 1.233 Cdc e altre 527 Rsa (Residenze sanitaria assistenziali). Si tratta di numeri che consentirebbero di arrivare, al fabbisogno standard di 1 Odc ogni 50.000 abitanti e al parametroobiettivo di 10 posti letto ogni 1.000 anziani - sotto al quale si posizionano ben 11 regioni, quasi interamente appartenenti al Sud del Paese. Ma se il Pnrr prevede uno stanziamento di un miliardo di euro per i 381 ospedali di comunità, due miliardi per 1.288 case della comunità e 308 milioni per le Rsa, come si potrà raggiungere il numero di strutture necessarie a garantire un'adeguata risposta sanitaria territoriale? Secondo l'indagine all'appello mancano 1,3 miliardi per gli Odc, 1,4 per le Cdc e 2,3 miliardi per le Rsa. «La risposta può arrivare dall'attivazione di virtuose collaborazioni tra la Pubblica amministrazione e gli operatori privati», spiega Maurizo Massanelli, Director Marketing & Innovation Department di Rekeep. «Si tratta di una soluzione che prevede di affidare a una società esterna gli interventi di costruzione o riqualificazione di edifici esistenti, da ripagarsi attraverso la gestione futura dell'immobile, o attraverso operazioni in project financing». In pratica l'operazione potrebbe configurarsi sia come coprogettazione sia come co-gestione delle nuove strutture sanitarie. «Con il grande vantaggio che l'investimento privato è in grado di garantire i tempi di realizzazione, rispettando le deadline molto strette previste dall'erogazione dei fondi europei», aggiunge Massanelli. Vien da chiedersi se il nostro Paese sia pronto o meno a ragionare, e ad agire, in questi termini. Soprattutto in considerazione della leggendaria maglia burocratica che spesso fossilizza l'attuazione anche delle idee migliori. «Non la vedo così negativamente», commenta l'esperto. «La normativa sugli appalti consente già le partnership pubblico-private. Presentando all'ente pubblico una proposta d'appalto, se essa viene riconosciuta di pubblica utilità, determina l'apertura di un bando di gara, a tutela della concorrenza». Questa la teoria. Tra il dire e il fare, però, ci sono alcune criticità che possono ostacolare il buon esito delle iniziative. Tra le principali la scarsa abitudine delle Pa a lavorare secondo i ritmi del privato e una generale inerzia unita a una scarsa abitudine a gestire questo tipo di contrattualità. «Negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo», testimonia Massanelli. Che indica anche i punti su cui sarebbe opportuno agire per cambiare la situazione: «Un'azione diretta dello Stato centrale sulle amministrazioni regionali e locali, programmi di formazione specifici sulla materia per gli operatori della Pa, e una possibile aggregazione del knowhow tra le amministrazioni locali più piccole». L'appello è stato lanciato. Per vedere se sarà stato raccolto e in che modo non dovremo attendere molto. I tempi per l'utilizzo dei fondi del Next Generation Eu per la realizzazione di quanto previsto dal Pnrr è molto breve, soprattutto se si parla di real estate. Il 2026 è vicino. (riproduzione riservata)

Foto: Maurizo Massanelli


Foto: Lavori in corso all'ospedale di San Benedetto del Tronto e (sotto) al Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna