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09/06/2020

Il “piano di rinascita” dilania la maggioranza

Libero - S.IAC.

Solo Renzi si schiera con Palazzo Chigi
■ Una cornice, un piano dettagliato, una serie di linee guida. Ancor prima che la grande kermesse annunciata da Giuseppe Conte inizi la maggioranza sta già litigando. Gli unici a sostenere l'iniziativa sono i Cinquestelle, che però ieri, per non sfigurare, hanno deciso di anticpare gli stati generali dell'economia con il Patto per l'Export che il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, lancerà oggi alla Farnesina con ministri (da Dario Franceschini a Teresa Bellanova, Roberto Gualtieri, Paola De Micheli, Gaetano Manfredi e Paola Pisano), industriali e i maggiori rappresentanti del sistema made in Italy. I più insofferenti sono quelli del Pd, che infatti hanno preteso un confronto preliminare nella maggioranza (che si svolgerà dopo un vertice del partito) per concordare tempi e modi dell'elaborazione del piano per la rinascita. La paura dei Dem, già seccati per non essere stati coinvolti preventivamente da Conte nella gestione del progetto, è quella di pericolose e non concordate fughe in avanti. «L'importante è che «siano un inizio e non una falsa partenza. Bisogna arrivare all'appuntamento per usare i fondi Ue con idee chiare, mettendo i soggetti in condizione di giocare al meglio la partita. Tutto questo richiede lavoro, confronto e dialogo ed una piattaforma di partenza che vada nella giusta direzione», ha precisato il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando. Più positivo Matteo Renzi, secondo cui «ci vogliono idee coraggiose e innovative» e gli Stati generali «devono essere l'occasione per spendere bene gli 80 miliardi». Dopo aver definito le polemiche dei suoi ex amici del Pd «incomprensibili», l'ex premier ha poi parlato della necessità di coinvolgere l'opposizione, rivolgendo un invito particolare a Silvio Berlusconi, che «sul Mes e non solo sul Mes si sta muovendo con grande senso di responsabilità». Per quanto riguarda il presidente del Consiglio, in questa fase sembra più preoccupato delle convocazioni (non sa chi chiamare e, soprattutto, vuole evitare di ricevere porte in faccia) che del suo futuro politico. «Non mi pare di essere accerchiato più di quanto lo fossi nella prima fase. In questi mesi ho sentito dire in continuazione "Conte cade", fa parte del gioco e ho imparato a non meravigliarmi. Ma come si vede e si vedrà, non è così», ha detto Conte in un'intervista. Sui contenuti, chiaramente, è buio pesto. Il premier sa bene che gran parte del libro dei sogni declamato durante l'ultima conferenza stampa è irrealizzabile in tempi brevi e con questa maggioranza. L'ipotesi più gettonata, ad oggi, è che si procederà a pezzi. L'idea è quella di accelerare su almeno due-tre macro-temi: dalla semplificazioni al rilancio delle infrastrutture e agli incentivi per gli investimenti. Proprio le semplificazioni e lo sblocca-cantieri dovrebbero essere oggetto del prossimo decreto del governo. È questo il primo atto del Piano della Rinascita che ha in mente Palazzo Chigi, anche perché un po' del lavoro dovrebbe essere già fatto, visto che il provvedimento si annuncia da un mesetto buono. In realtà, il terreno, come del resto tutti gli altri, si presenta insidiosissimo. Basti pensare che la maggioranza non è compatta nemmeso sulla questione preliminare, che prevede inevitabilmente la scelta sul lasciare in vita o meno il codice degli appalti. La strada sarà lunga, difficile e, forse, senza via d'uscita.