MENU
Chiudi
16/12/2018

Il pasticcio delle auto sotto sequestro La «Scaf» condannata per frode

QN - La Nazione

I VEICOLI in sequestro affidati in custodia alla Scaf, Società Cooperativa Autocustodi Fiorentini, non restavano nel terreno previsto dal contratto, ma venivano dirottati in altre aree, non previste dagli accordi. Per frode in pubbliche forniture, il giudice Elisabetta Pagliai ha condannato ad un anno, nei giorni scorsi, due ex amministratori della società cooperativa, Claudio Fusai, 64 anni, e Benedetta Biagi, 54, disponendo inoltre nei loro confronti l'interdizione per due anni dal contrattare con la pubblica amministrazione. AI VERTICI Scaf (difesi dall'avvocato Pier Matteo Lucibello) era stato contestata anche la negligenza nella custodia di sei mezzi andati a fuoco in un incendio doloso (il deposito, diverso da quello indicato dal contratto, era privo di vigilanza e di sistema antincendio) ma per questo reato è intervenuta la prescrizione. Fusai e Biagi sono stati invece assolti per altri due capi d'imputazione, quelli relativi alla tentata truffa. Il raggiro sarebbe infatti consistito, secondo le accuse, nell'aver accolto ugualmente veicoli in sequestro quando la disponbilità di posti era ormai esaurita ed aver richiesto alla prefettura il pagamento del servizio «a prezzo pieno» nonostante per la Scaf i depositi alternativi fossero meno onerosi. Ma quali erano i depositi di riserva non prevista dagli accordi? Le indagini, condotte dal pm Filippo Focardi, avevano accertato che oltre al deposito «autorizzato» di via Stazione delle Cascine, i mezzi sottoposti in sequestro finivano in via San Piero a Quaracchi, in via dell'Argingrosso (al Poderaccio) e in due aree vicine al carcere di Sollicciano. Depositi diversi da quelli previsti dall'accordo firmato con il Ministero dell'Interno il 22 aprile del 2009 e privi dei requisiti strutturali previsti dal bando. Oltretutto, gli spostamenti dei veicoli in custodia sarebbero avvenuti in modalità sconosciute: non si sa con quali mezzi e nemmeno in quali date, visto che gli inquirenti non avrebbero trovato alcuna documentazione. stefano brogioni Il rogo doloso senza colpevoli

Nel settembre del 2010, sei veicoli in sequestro vennero dati dolosamente alle fiamme. Gli autori sono rimasti ignoti anche perché l'area non aveva nessuno dispositivo di sorveglianza

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore