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17/12/2018

Il partito del non fare

Corriere L'Economia - Antonella Baccaro

Stato  Mercato gli annunci e la realtà
Il rilancio degli investimenti, 90 miliardi in 15 anni, è lettera morta nelle scelte quotidiane del governo Il Cipe, da cui dipende la programmazione economica, da fine maggio si è riunito solo due volte I soldi ci sarebbero. Ma il disaccordo su Grandi Opere e riforma del codice degli Appalti blocca tutto
Investimenti aggiuntivi per circa 90 miliardi in 15 anni, di cui 5,75 già nel 2019. Il governo Conte ne parla spesso, accompagnando l'annuncio con la previsione di realizzare apposite cabine di regia, task force per la progettazione, riforma del Codice degli appalti. In totale il pacchetto messo a punto dal «governo del cambiamento» per rilanciare gli investimenti sembra impressionante ma la realtà delle scelte quotidiane appare del tutto diversa. Grandi opere bloccate dai veti politici, a dispetto degli appelli provenienti dall'intero mondo produttivo. Il Cipe (Comitato interministeriale di programmazione economica) che di conseguenza non delibera, come dimostrano le due sole sedute convocate dal responsabile, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, dall'insediamento dell'esecutivo Conte. Le norme urgenti per riformare il Codice degli appalti che non riescono a trovare nè una formulazione condivisa nè un veicolo normativo, ma senza delle quali la volontà di aprire i cantieri, anche solo quelli della manutenzione preferiti dal M5S, rischia di restare lettera morta.
Investimenti aggiuntivi

Sono due i fondi messi a disposizione dalla legge di Bilancio 2019 per gli investimenti pubblici: uno per quelli delle amministrazioni centrali, con una dotazione di 49,75 in 15 anni e uno per gli enti territoriali, con poco più di 40 miliardi. Più precisamente nel 2019 il primo fondo avrà 2,75 miliardi, mentre il secondo 3, per complessivi 5,75 miliardi; nel 2020 il primo avrà in dotazione 3 miliardi e il secondo 3,4 per un totale di 6,4 miliardi; nel 2021 ci saranno 3,3 miliardi per il primo e 1,565 per il secondo (in tutto 4,9).


Si tratta di fondi «aggiuntivi» perché si sommano alle risorse già messe in campo dai governi Renzi-Gentiloni e che sono già in bilancio per 83,6 miliardi in 15 anni, di cui 5,7 nel 2019-2021. Ma lo scetticismo degli addetti ai lavori circa l'effettiva capacità di spendere questo monte di risorse è forte. L'Ance, l'associazione dei costruttori, segnala che dopo due anni, si è speso meno del 4% di quello che era stato previsto nel piano infrastrutturale del precedente governo. E che negli ultimi tre anni si è registrato un gap da più di 10 miliardi tra le previsioni di spesa e il risultato finale.


Il fatto è che il meccanismo che rende spendibili questi fondi è farraginoso. Recita la legge di Bilancio: «Al riparto del fondo (quello delle amministrazioni centrali, ma è più o meno lo stesso per l'altro ndr ) si provvede con uno o più decreti del presidente del Consiglio dei ministri - su proposta del ministro dell'Economia, di concerto con i ministri interessati - sulla base di programmi settoriali presentati dalle amministrazioni centrali dello Stato (ministeri, grandi aziende pubbliche, ndr ) per le materie di propria competenza». Ma se gli interventi rientrano nelle competenze regionali o delle province autonome, necessitano anche di appositi decreti, da emanare previa intesa con gli enti territoriali interessati. Per finire, gli schemi dei decreti sono trasmessi alle Commissioni parlamentari per il parere, che va reso entro 30 giorni. Tutto questo dovrebbe avvenire entro il 31 gennaio 2019. Ma per farsi un'idea di quello che accade concretamente, basti pensare che il presidente Conte ha firmato solo poco più di un mese fa lo schema di decreto che assegna i 36 miliardi finanziati dalla Legge di Bilancio 2018 per gli anni 2018-2033. E siamo ancora a un riparto per grandi capitoli di spesa e non per singole opere.


L'organismo

A valle di tutta questa procedura si situa il Cipe che, tra le altre incombenze, ha quella di approvare i singoli progetti del Programma delle Infrastrutture Strategiche e assegnare i finanziamenti per determinate opere pubbliche. L'attività del Comitato dal 4 giugno, giorno dell'insediamento del governo giallo-verde, è andata a rilento a causa soprattutto della revisione del programma delle opere pubbliche che una speciale commissione sui costi-benefici sta ancora facendo. Si registrano perciò due sole sedute: una a ottobre, che ha deliberato sul Quadrilatero Marche-Umbria, sulla ss38 della Valtellina, sulla bretella di collegamento tra la Tirrenica e il Porto di Piombino e sulla metropolitana di Genova. E una a novembre, che si è occupata della linea ferroviaria Catania-Siracusa, dei contratti di programma di alcuni aeroporti e dell'affidamento della tratta A22 Brennero-Modena. Mentre nella prima parte dell'anno il governo Gentiloni, che pure era in amministrazione ordinaria, aveva riunito il Cipe una volta al mese. Come era successo nel 2013, anno record in cui le sedute del Cipe erano state dodici.


Dunque le risorse ci sono, quello che manca è un meccanismo che ne velocizzi la spesa. Per questo le aziende del settore hanno chiesto di accelerare la riforma del Codice degli Appalti tramite un emendamento alle legge di Bilancio o un provvedimento urgente a esso collegato. Tra le norme proposte dall'Ance, l'eliminazione dei passaggi al Cipe successivi all'approvazione del Documento pluriennale di pianificazione, riconducendo l'organismo all'originale funzione programmatoria. Risultato: le prime modifiche urgenti al Codice sono state stralciate dal decreto legge sulla Semplificazione. Per ora la riforma resta confinata al passo più lento del disegno di legge delega.


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5,75

Miliardi

La quota di investimenti aggiuntivi per il 2019 annunciati dal governo

4%

Spese fatte in due anni

Secondo l'Ance questa è la cifra impiegata del piano infrastrutturale già in essere


Foto:

Giancarlo Giorgetti guida

il Comitato per la programmazione economica


Foto:

Giuseppe Conte: da quando il governo si è insediato solo due sedute del Cipe

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