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01/05/2021

Il paradiso non può essere fiscale: il decalogo anti corruzione di Francesco

Il Manifesto - LUCA KOCCI

VATICANO
Tra i divieti anche quello di «accettare o sollecitare regali di valore superiore a euro quaranta »
II Nuovo provvedimento di papa Francesco per tentare di arginare la corruzione in Vaticano e di rendere più trasparente la gestione finanziaria di Oltretevere. Da oggi in poi i dirigenti vaticani, compresi i cardinali ai vertici dei dicasteri, ma anche i funzionari e gli impiegati amministrativi, sia preti che laici, dovranno sottoscrivere una dichiarazione nella quale, oltre ad attestare di non aver subito condanne né di essere sottoposti a procedimenti penali per corruzione, frode, evasione fiscale e pedofilia, assicurino di non possedere beni mobili e immobili nei «paradisi fiscali» né di detenere quote in società contrarie ai principi cattolici; e si impegnino a non accettare regali di valore superiore a quaranta euro. L'intervento di Bergoglio - una lettera apostolica in forma di motu proprio (un decreto speciale «di propria iniziativa» del papa) - arriva non casualmente nei giorni in cui Moneyval, l'organismo del Consiglio d'Europa che valuta la trasparenza finanziaria e gli standard antiriciclaggio degli Stati, sta per emettere un nuovo rapporto sui progressi del Vaticano in materia, eventualmente per ammetterlo nella white list dei Paesi virtuosi. Ma anche nei mesi successivi all'acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra, al centro di una rete speculativa con base in Segreteria di Stato, i cui contorni devono ancora essere chiariti. E pochi giorni dopo - ma questa è una coincidenza - le inchieste di Report che hanno raccontato, fra l'altro, di opache manovre e di richieste di tangenti per accelerare la causa di beatificazione di Aldo Moro (una ricostruzione giornalistica che in Vaticano hanno però smentito). Il provvedimento, firmato il 26 aprile e reso noto ieri dalla sala stampa della Santa sede, fa seguito al restrittivo «codice degli appalti», approvato dal pontefice l'anno scorso. La corruzione infatti, scrive Francesco, «può manifestarsi in modalità e forme differenti anche in settori diversi da quello degli appaltinormative e le migliori prassi a livello internazionale prevedono per i soggetti che ricoprono ruoli chiave nel settore pubblico particolari obblighi di trasparenza ai fini della prevenzione e del contrasto, in ogni settore, di conflitti di interessi, di modalità clientelari e della corruzione in genere». Pertanto dirigenti, funzionari e impiegati amministrativi dovranno dichiarare di «non aver riportato condanne definitive per delitti dolosi nello Stato della Città del Vaticano o all'estero», anche se amnistiate; di non avere processi penali pendenti per «partecipazione a un'organizzazione criminale, corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio, sfruttamento di minori e di esseri umani, evasione o elusione fiscale»; di «non detenere, anche per interposta persona, contanti o investimenti in società e aziende, in Paesi inclusi nella lista delle giurisdizioni ad alto rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo»; di «non detenere partecipazioni in società o aziende che operino con finalità e in settori contrari alla Dottrina sociale della Chiesa» (come possono essere aziende sanitarie che producono farmaci anticoncezionali o abortivi). Inoltre non dovranno «accettare o sollecitare», per sé o per altri, «in ragione o in occasione del proprio ufficio, doni, regali o altre utilità di valore superiore a euro quaranta». La Segreteria per l'economia controllerà la veridicità delle dichiarazioni e, in caso di inadempienze, potrà chiedere il risarcimento del «danno eventualmente subito».