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03/06/2020

Il Papa vara il nuovo codice degli appalti: stop agli evasori

Libero

Svolta in Vaticano
■ Meno di cento articoli. Il codice degli appalti vaticano ha il dono della sintesi. Il testo messo a punto sotto la gestione di Bergoglio (ci sono voluti 4 anni) si condensa in appena 86 articoli, più altri 12 sul tema del contenzioso. Un miracolo di brevità, soprattutto se paragonato al Codice italiano per i contratti pubblici (approvato nell'aprile 2016, ma di cui si sente un impellente bisogno di riforma), che si dilunga per ben 220 articoli. Senza neppure tenere conto ai vari riferimenti normativi incrociati. La sintesi del nuovo codice della Santa sede è che si vuole dire basta a favori e appalti affidati nebulosamente ad amici e parenti di qualche dipendente (controlli stretti sui dipendenti e i familiari fino al 4 grado). La griglia dei controlli sarà assai sottile. Così come l'introduzione di meccanismi rapidi di esclusione. Oltre ad avere centralizzato acquisti e spese il nuovo codice prevede l'introduzione di apposite norme contro il conflitto di interesse. L'intento è di evitare «qualsiasi distorsione della concorrenza». Saranno esclusi dall'iscrizione all'apposito Albo e dalla partecipazione alle gare operatori economici che siano in quel momento sottoposti a indagini, a misure di prevenzione o condanne in primo grado per «partecipazione a un'organizzazione criminale, corruzione, frode, reati terroristici». E pure chi non paga le tasse e i contributi «secondo le normative del Paese in cui si è stabilito», come pure risiedere o essersi stabilito in Stati «aventi regimi fiscali privilegiati». Ma prima della scomunica dovrebbe arrivare il giudizio della giustizia vaticana, avverte Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale della Città del Vaticano.