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02/07/2020

Il Papa commissaria la Fabbrica di San Pietro “Appalti senza gara, favori e buchi nei conti”

La Stampa - DOMENICO AGASSO JR

Azzerato l'ente che si occupa della basilica più famosa. Le accuse: peculato e abuso d'ufficio per affari milionari Irregolarità anche nel restauro del Cupolone superato il tetto di spesa di 4 milioni
CITTÀ DEL VATICANO Per la gendarmeria e i pm d'Oltretevere le vacanze sono quanto mai lontane. Dopo lo scandalo del palazzo di Londra, ora finisce sotto inchiesta e commissariata la Fabbrica di San Pietro, potente organismo che gestisce la basilica vaticana, con un giro d'affari milionario. A provocare le perquisizioni avvenute ieri mattina negli uffici tecnico e amministrativo, guidati rispettivamente dagli alti funzionari Luca Virgilio e Claudio Del Cavaliere, ci sarebbero una gestione poco trasparente della «cassa» - in un momento delicatissimo per le finanze ecclesiastiche con appalti assegnati senza gara e ammanchi nei conti, e in particolare irregolarità nelle assegnazioni dei lavori di restauro del Cupolone, che avrebbero superato il tetto di spesa autorizzato di 4 milioni di euro. Gli inquirenti starebbero indagando per peculato e abuso d'ufficio. Il Pontefice, informato della situazione, ha deciso di correre ai ripari nominando commissario straordinario il 78enne monsignor Mario Giordana, ex nunzio apostolico in Slovacchia, affidandogli l'incarico di «fare chiarezza sull'amministrazione e riorganizzare gli uffici». La clamorosa decisione di Bergoglio arriva poche settimane dopo la promulgazione del Motu proprio che impone gare pubbliche nelle procedure di aggiudicazione dei contratti. La Reverenda Fabrica Sancti Petri - questo il suo nome originale - sovrintende, in accordo con il Capitolo della Basilica, alle opere edili e artistiche riguardanti la chiesa più grande e famosa del mondo, «cuore» della cristianità. E si occupa della disciplina interna dei custodi e dei circa 11 milioni di pellegrini annui. La sua storia nasce con Giulio II nel 1506. Era presieduta, dal 2005 fino all'altro ieri, dal cardinale Angelo Comastri, 76 anni, mentre il delegato era il vescovo monsignor Vittorio Lanzani. I sospetti sulla conduzione anomala degli appalti sono stati sollevati mentre da qualche mese sono in corso imponenti lavori, evidenziati dai ponteggi sulla Cupola, riguardanti il restauro del tamburo, parte di una progetto conservativo reso necessario dal degradato stato di conservazione della superficie lapidea. Un intervento che prevede cantieri per almeno quattro anni. L'allarme lo aveva lanciato il Revisore Generale ad interim, Alessandro Cassinis Righini. Si è mossa così la magistratura, che nella mattinata di ieri, dopo avere informato la Segreteria di Stato, ha proceduto all'acquisizione di atti, documenti e materiale informatico. Operazione autorizzata dal Promotore di Giustizia del Tribunale, Gian Piero Milano, e dell'Aggiunto, Alessandro Diddi. Le irregolarità sarebbero emerse dalle fatture delle ditte appaltatrici: in alcuni casi sarebbero state duplicate, mentre altre proverebbero prestazioni non previste dal contratto. «Da tempo c'era la forte sensazione che la gestione della Fabbrica fosse poco trasparente», afferma un alto prelato nei Sacri Palazzi. E infatti già da mesi dal Revisore e dalla Segreteria di Stato sarebbero partite istanze di chiarimenti formulate all'ufficio amministrativo della Fabbrica, che non avrebbe però fornito riscontri. Questa nuova operazione di controllo e «pulizia» interna rappresenta un altro tassello della riforma economica avviata da papa Francesco, all'insegna della trasparenza: l'obiettivo di Bergoglio è predisporre «anticorpi» attivi ed efficaci contro il virus del malaffare che debilita finanze e immagine della Chiesa. - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Il Cupolone, uno dei simboli più celebri della città di Roma