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09/12/2019

«Il Paese paga la balcanizzazione dei 5 stelle»

La Verita' - ALESSANDRO RICO

EDOARDO RIXI / LE INTERVISTE DEL LUNEDI
a pagina 5 • Edoardo Rixi, genovese e leghista, è stato viceministro delle Infrastrutture nel governo Conte 1. Ora siede, tra i banchi dell'opposizione, alla Camera dei deputati. Onorevole, tutti d'accordo sulla necessità di realizzare infrastrutture. Matteo Renzi ha proposto il piano Italia choc. Ma intanto la manovra ha ridotto di 820 milioni gli investimenti in opere pubbliche. «Fosse solo questo». Che altro c'è? «Un problema di cassa». Di cassa? «Puoi anche varare piani da centinaia di miliardi, ma per far partire i cantieri devi pagare le aziende. E se non hai cassa...». Il governo vuole risparmiare 2,4 miliardi definanziando anche enti come Anas e Ferrovie. «Eppure, quando si parla di piani per le infrastrutture, si parla soprattutto di Anas e Fs». Però si tolgono loro risorse. «Nello Sbloccacantieri di maggio noi avevamo deciso di far partire opere per 30 miliardi». E invece? «Non è stato sbloccato quasi nulla». Perché? «Non sono stati preparati i decreti attuativi del presidente del Consiglio, con cui si nominavano i commissari». Quali opere hanno la priorità? «I corridoi europei». Cosa sono? « I collegamenti tra i porti italiani e i valichi alpini». Ad esempio? «Il corridoio Reno-Alpi, che arriva a Rotterdam. Lì mancano investimenti dal confine svizzero fino al terzo valico. E manca il nodo di Genova». Poi? «La stessa cosa vale per il corridoio Mediterraneo, quello dell'alta velocità Brescia-Verona-Padova, che è ancora ferma». Altri esempi? «La nuova stazione di Firenze, che sta ripartendo a fatica. Decongestionerebbe Santa Maria Novella. Chi frequenta l'alta velocità lo capisce bene». Tutto fermo solo per questione di soldi? « No. Manca una semplificazione dei processi autorizzativi». Allude al Codice degli appalti? «Se fallisce l'azienda che l'aveva vinto, si deve rifare l'appalto daccapo. E ci sono ancora troppi intoppi sulla questione dei massimi ribassi». Che altro? «In Italia, più della metà del tempo di realizzazione dell'opera se ne va per la fase di progettazione. Facciamo l'esempio del nuovo ponte di Genova». Esempio positivo, presumo. «Be', lì in 45 giorni abbiamo fatto ciò che di solito si fa in 36 mesi». Trentasei mesi? «La velocità nella ricostruzione del ponte è dovuta soprattutto allo snellimento burocratico». Il Tar s'è appellato alla Consulta. Sostiene che l'esclusione di Autostrade dalle ricostruzione del ponte può essere incostituzionale. «Infatti sull'esclusione noi eravamo perplessi. Poi Palazzo Chigi promise che avrebbe stilato una norma inattaccabile... Ecco quant'è inattaccabile». Come finirà? «Confido che l'opera sia ultimata a maggio, prima che la Corte costituzionale si pronunci». Sulle concessioni come la pensa? «Che la politica conta, ma conta pure il diritto». Si rischia di esporsi ai ricorsi? «E si bloccano gli investimenti dei concessionari: complessivamente, 15 miliardi di denaro dei privati». Quindi per la Lega le revoche sono sbagliate? «Bisogna sedersi a un tavolo e riscrivere i contratti di concessione, per tutelare ciò che ora è trascurato». Ovvero? «La sicurezza e i controlli». Come? «Gli enti certificatori devono essere terzi». Boccia l'Ansfisa voluta da Danilo Toninelli? «Il suo vertice non ha né un ufficio né un numero di tele fono. Di questo passo ci metterà quattro anni a partire». Che bisogna fare? «Convenzioni con Cnr, ingegneri, geologi, per avere un pool di esperti ed esternalizzare i controlli a società che li fanno per mestiere. E questo non riguarda solo i concessionari». Chi altri riguarda? «Anas. L'ente non può essere gestore e controllore». Perché i 5 stelle, sulle concessioni, hanno avuto un atteggiamento altalenante? Prima guerra aperta, poi tregua, ora di nuovo scintille... «Perché loro credono che tutto sia questione di politica». C'entra Alitalia? «Secondo me, Atlantia non doveva essere tirata dentro la cordata di Alitalia finché non si risolveva la querelle sulle concessioni». Ora il Mise di Stefano Patuanelli, che ha nominato il commissario unico, promette il risanamento della compagnia aerea. Intanto è arrivato il terzo prestito ponte. «Lo stesso rischia di succedere con i concessionari: Atlantia potrebbe chiedere allo Stato 25 miliardi di euro. E comunque, se blocchi i suoi flussi di cassa, fai saltare l'indotto e le banche». Un disastro. «Non puoi minacciare la guerra termonucleare e poi spaventarti di combatterla. Il risultato è che su controlli, verifiche e gestione siamo ancora alla situazione pre ponte Morandi». Come si risolve la crisi Alitalia? «La ristrutturazione non può farla il commissario senza conoscere il piano industriale e chi dovrebbe subentrare». Quindi? «Alitalia ha bisogno di più slot per il Nord America, non meno. Ma ci vuole credibilità internazionale. Dopo il caso ex Uva, nessuno vorrà investire in un Paese in cui non si rispettano gli impegni». Senta, ma Luigi Di Maio sta strizzando l'occhio a Matteo Salvini? «Sta solo recuperando dei temi su cui i due erano d'accordo quando governavano insieme. Per una volta sembrava coerente con sé stesso». Sembrava? «Pare che questa coerenza si stia sgretolando». Si dice che Beppe Grillo l'abbia richiamato all'ordine. «Quando un comico guida un partito, 0 c'è da ridere o c'è da piangere...». Riso amaro? «Il Paese sta pagando la balcanizzazione dei 5 stelle, che non decidono, sposano posizioni massimaliste e non ottengono nulla. Guardi com'è andata con i Toto». I gestori di A24 e A25? «Erano il male assoluto, poi hanno regalato loro milioni e hanno prolungato la concessione di 10 anni. Sa a cosa porta tutto questo?». A cosa? «Che nessuno si fida più di nessuno». Che intende? «Quando hanno chiuso IA26 in Liguria, il premier e il ministro Paola De Micheli abbiamo dovuto avvisarli io e Giovanni Toti. I concessionari, con il governo, parlano solo tramite Pec. Ma così il Paese non è governato. Piuttosto, rotola». Qui pare che tutti, Renzi in testa, minaccino di far cadere l'esecutivo. È solo una farsa? «È evidente che l'edificio scricchiola. Però...». Però? «Può darsi che il carrozzone vada avanti per pura convenienza. Collezionando figuracce». Figuracce? Tipo? «Quella sull'Uva: hanno dato ad Arcelor Mittal il pretesto per ridiscutere il piano industriale, mettendo sul tavolo gli esuberi». E poi? «Tornando ad Alitalia: la situazione doveva essere risolta, invece s'è scoperto che non c'era neppure la cordata». Quindi lei dice che il governo continuerà a vivacchiare? «Può darsi. Sicuramente non si faranno infrastrutture, che presuppongono una capacità di programmazione». Una cosa, però, i giallorossi paiono averla programmata: Romano Prodi al Colle. «Bah. Dubito arrivino al 2022. E non so se fare il suo nome sia servito a bruciarlo... Una capacità di pianificazione non c'è». No? «Oggi la Camera non riesce nemmeno a fare un ordine dei lavori che riesca a mantenere per più di 16 ore... Non sono neanche in grado di dare le deleghe a viceministri e sottosegretari». Nemmeno quelle? «Dopo quasi 100 giorni di governo. Intanto rischiamo una procedura d'infrazione sui porti italiani e nessuno se ne preoccupa». A proposito di Europa. Ci era stato detto che per negoziare con Bruxelles serviva un governo europeista. Ma sul Mes, rinvio a parte, abbiamo avuto porte in faccia. «I giallorossi si sono venduti una credibilità che non avevano. Semmai all'Europa è utile avere un governo debole come questo». Debole perché diviso? «Torno all'esempio di Mittal: come la trovi una quadra se uno all'Uva vuole farci l'acciaio e l'altro un allevamento di cozze? Io penso al Pd». AlPd? «Se c'è qualcuno che non studia i dossier, oggi, quelli sono i dem. Dovrebbero avere un sussulto d'orgoglio: pur di governare stanno accettando di tutto dai 5 stelle». Dopo la condanna in primo grado, lei è ancora alle prese con una vicenda giu1 diziaria. La preoccupa la riforma della prescrizione? «In un Paese civile i processi dovrebbero avere tempi più brevi, non più lunghi. Così si toglie solo responsabilità ai giudici. Io sono fortunato, perché il processo è già aperto e la norma non è retroattiva. Deve preoccuparsi chi ne affronterà uno in futuro e potrebbe trovarsi un incartamento aperto in eterno. Ma il problema vero è un altro». Quale? «Le vittime. Pensi alle famiglie dei morti sul ponte Morandi: vedranno un indennizzo solo alla fine del processo, che ora dura in media 15 anni. Senza prescrizione, non saranno mai risarcite». Emilia Romagna: missione impossibile? «La Lega avrà comunque un ottimo risultato. Per me ce la giochiamo fino in fondo». Dice? «Sì. Ma dobbiamo far capire agli emiliani che questo non è solo un voto regionale». Facciamo lo scenario peggiore per voi: il centrodestra perde. A quel punto si rilancia il governo? «Il governo non si rilancia. Semplicemente sta lì a marcire e con lui marcisce il Paese».

Icontrolli smi viadotti devono svolgerli società terze. L'agenzia voluta da Toninelli?Usuo vertice non ha neanche un ufficio hi Emilia ce la giochiamo


Foto: GENOVESE Edoardo Rixi è alla seconda esperienza da deputato leghista [Getty]