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13/04/2021

Il Paese ha bisogno di un sano realismo

Il Giornale di Vicenza

Copiò soprattutto il modello imprenditoriale che si affermava nei paesi protestanti. Quello che avrebbe spinto Max Weber a parlare dell'etica protestante e dello spirito del capitalismo. Il premier Draghi, che di esperienza ne ha, con sano spirito pragmatico qualche giorno fa l'ha ripetuto. Dobbiamo imparare da chi sa fare le cose meglio di noi. Ben detto. Non abbiamo cambiato governo apposta? Vale per la campagna vaccinale, ma soprattutto quando bisognerà utilizzare i soldi del Recovery fund per far ripartire l'economia a pieno regime. Per sostenere i settori e le filiere uscite più malconce dalla pandemia. Come? Anche grazie alla deontologia del "governo consentito", cioè quel governo che nasce con la più ampia base parlamentare, come appunto quello presieduto da Draghi, con le carte in regola per rispondere alle aspettative dei cittadini. Con progetti e uomini all'altezza. La trilogia vaccini-imprese-lavoro dev'essere la barra per agganciare la ripresa. L'incontro tra gli "alleati per forza" Matteo Salvini ed Enrico Letta di venerdì ha posto l'accento proprio su questioni nodali: il decreto imprese per primo. Concetti come sovranismo e populismo vanno bene nei dibattiti. All'Italia serve il pragmatismo. Ad esempio va cambiato il codice degli appalti. Dobbiamo accelerare per aiutare chi ha più bisogno, pensiamo al comparto commerciale, con una politica fiscale che dovrà essere lungimirante, e mettere la nostra manifattura nelle condizioni di allungare il passo. È da due mesi che Draghi è a palazzo Chigi. Solo l'utopia del buon realismo ci salverà. Il fatto è che siamo una nazione intrisa di retorica, la nostra cifra culturale. A tutti i livelli. E i risultati si vedono. Per questo serve la svolta.