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04/06/2019

Il nuovo corso parte con uno scontro strappo della Lega sul codice appalti

Il Messaggero - Francesco Pacifico

IL CASO
SBLOCCA-CANTIERI, A PALAZZO CHIGI ANCORA SCINTILLE TRA I GIALLO-VERDI IL PREMIER DEVE SCIOGLIERE IL VERTICE
ROMA Guerra in maggioranza sullo Sblocca cantieri. Ieri pomeriggio Giuseppe Conte ha chiesto a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio «una risposta chiara e rapida» sull'agenda di governo per superare l'impasse in atto. Ma al primo banco di prova un vertice straordinario per dare il via libera allo Sblocca cantieri e al decreto Crescita, che si è tenuto a Palazzo Chigi nella stessa serata - Cinquestelle e Lega si sono mostrate ancora una volta distanti, facendo saltare la riunione. Casus belli, la proposta del Carroccio di congelare per due anni il codice degli appalti, che i leghisti non vogliono ritirare. Di conseguenza, non c'è nessun accordo su due misure che secondo il premier sono necessari per rilanciare l'attività dell'esecutivo e «smettere di vivacchiare». Parliamo di decreti che decadranno tra la metà e la fine di giugno e che al momento non sono stati neppure approvati in prima lettura. A Palazzo Chigi Conte ha convocato i ministri dell'Economia, Giovanni Tria, delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e dei Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, i viceministri del Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia, i capigruppo due partiti in Senato, Massimiliano Romeo (Lega) e Stefano Patuanelli (M5s). Presenti con loro anche i due relatori del provvedimento all'esame del Senato, Antonella Faggi e Agostino Santillo. Il premier, riprendendo quanto aveva dichiarato poche ore prima in conferenza stampa, ha ribadito a tutti la necessità di dare una svolta all'azione di governo e di approvare velocemente i due decreti. Poi, quando si è entrati nel merito delle questioni ancora aperte, è scattato un muro contro muro. Pietra dello scandalo l'emendamento proposto dal Carroccio allo Sblocca cantieri per sospendere per due anni l'applicazione del Codice degli appalti nei bandi pubblici, rispettando soltanto le disposizioni della normativa europea. Una proposta lanciata in pompa magna da Matteo Salvini subito dopo il successo alle ultime Europee e che vede contrari sia i Cinquestelle sia il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone. Il quale, ieri, ha ribadito: «Il Codice degli appalti non può essere sospeso, perché ci sono le direttive comunitarie, perché le stazioni appaltanti hanno bisogno di regole. Poi bisogna capire cosa si intende per sospensione, perché il problema dei cantieri è molto più vasto». A quanto trapela dal vertice, il ministro Toninelli avrebbe chiesto agli esponenti leghisti di fare un passo indietro e di ritirare l'emendamento. Dal Carroccio sarebbe arrivato un niet, a meno che gli alleati non avessero presentato una riformulazione della proposta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Una galleria della Tav