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12/11/2019

«Il nostro appalto per i Laghetti? Macché tangenti, era un bidone»

Corriere Adriatico

Parla solo Palumbi: «Varianti necessarie per rimediare a un progetto fatto con i piedi. Ho tutelato l'azienda»
GLI INTERROGATORI
ANCONA «Il caffè corto, hag e cappuccino? Erano utilità che servivano per portare avanti i lavori dei laghetti del Passetto e per far sì che la ditta venisse pagata per quello che stava realizzando. Ma non c'entrano i soldi. Il ribasso al 25,5% per ottenere l'appalto? Nessuna anomalia, tanto che la ditta arrivata seconda alla gara aveva offerto lo 0,1% in più rispetto alla Procaccia Srl. Il nostro assistito non è un corruttore, ma ha subito determinate situazioni». Sono occorse oltre due ore di interrogatorio a Carlo Palumbi per difendersi dall'accusa di corruzione davanti a Sonia Piermartini, il gip firmatario dell'ordinanza che giovedì lo ha spedito ai domiciliari assieme ai titolari delle altre tre ditte che, secondo la procura, avrebbero creato il certo magico degli appalti con la complicità del geometra comunale Simone Bonci in un meccanismo di do ut des.
L'avvocato sorella dell'assessore
Nel giorno degli interrogatori di garanzia, previsti entro cinque giorni dall'arresto, si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere, ad eccezione di Palumbi. Bonci, l'unico in carcere, è rimasto muto durante l'udienza delle 9.30 in cui è stato assistito dall'avvocato Lorenza Marasca, sorella dell'assessore Paolo (che risulta indagato assieme ad altre 30 persone nella maxi inchiesta della Mobile, ma per un filone estraneo alla corruzione) e in co-difesa con il legale Riccardo Leonardi. In tribunale a partire dalle 10.30 si sono susseguiti gli interrogatori dei quattro imprenditori.
Il restyling controverso
Il primo è stato Francesco Tittarelli, lo hanno seguito Tarcisio Molini e Marco Duca. Anche loro hanno scelto il silenzio. A squarciarlo è stato l'imprenditore abruzzese, l'uomo che ha portato avanti con la Procaccia srl i lavori per il restyling dei laghetti, il cui appalto è stato assegnato per 418.155,60 euro più Iva e poi aggiustato con due varianti. Assistito dagli avvocati Gennaro Lettieri e Domenico Di Sabatino, ha parlato di fronte al giudice, al procuratore aggiunto Valentina D'Agostino e al capo della Mobile Carlo Pinto. All'uscita dall'aula, sono stati i difensori a chiarire la posizione di Palumbi, soprattutto in merito all'appalto della zona dei laghetti. «Il nostro assistito è stato ingannato hanno detto perché inizialmente gli è stato presentato un progetto (redatto dallo stesso Bonci che figurava anche come responsabile della contabilità, ndr) diverso da come poi si è rivelato essere nella realtà dei fatti. Si trattava di un progetto fatto con i piedi, dove mancavano degli aspetti essenziali. Un esempio? Non c'era menzione sul fatto che la pista di pattinaggio che dovesse rimanere aperta durante i lavori. La ditta è dovuta intervenire con degli accorgimenti non previsti».
Il cantiere a ostacoli
Tra le due varianti, per circa 70 mila euro, e altri lavori aggiuntivi (staccionate e messa in sicurezza di aree) alla ditta Procaccia sarebbe stato consentito di recuperare integralmente il ribasso d'asta. «Le varianti sono state necessarie affinché le opere venissero portate avanti a regola d'arte - obiettano i legali -. Tutte le somme percepite da Palumbi sono confluite nei lavori realizzati. Impossibile contestare il ribasso del 25,6%, dato che la ditta arrivata seconda lo aveva proposto al 25,5%. Il cantiere è andato avanti con mille difficoltà. Tutto quello che il nostro assistito ha fatto, lo ha fatto per portare avanti i lavori e salvaguardare la sua impresa in un momento non facile. Si è trovato in situazioni che non ha promosso, ma subito». Da Bonci? E quali sarebbero state le utilità elargite? «Né soldi, ne regali» hanno specificato i difensori. Un'ipotesi di concussione? «Di sicuro, il nostro assistito non è un corruttore», sembrano accennare a un argomento, quello della possibile concussione ambientale, che il gip Piermartini però aveva escluso, argomentando, nella sua ordinanza.
L'istanza al Riesame
Ennio Tomassoni, legale di Tittarelli, ha già depositato istanza al Riesame: «Vuole chiarire la sua posizione con gli inquirenti, ma prima deve leggere gli atti. Non ha mai corrotto nessuno. Il portone blindato destinato a Bonci? Non è mai stato ordinato, né montato. Se ne parla nelle intercettazioni quando ormai i lavori a Tittarelli erano stati assegnati». Tommaso Rossi, avvocato di Molini: «È convinto di aver sempre agito in maniera legittima. Dimostrerà e documenterà che ha svolto ogni cosa come andata fatta. Deve prima prendere visione degli atti, ecco perché ha preferito non rispondere. Ciò che è certo è che non ha mai guadagnato nulla dai lavori che ha eseguito». A Molini è stato permesso di poter comunicare con i suoi operai per portare avanti i cantieri aperti.
Federica Serfilippi
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