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21/05/2021

Il nodo mega appalti

MF - Carlo Lo Re

ANCE E CDO LANCIANO L' ALLARME SULLE MATERIE PRIME
Costruttori edili e Compagnia delle opere reputano a rischio Recovery Plan e superbonus. L'appello per calmierare i prezzi e la proposta di proroga a fine 2025 degli incentivi ristrutturazioni. Fillea Cgil punta sulla formazione
Èancora una volta allarme per l'edilizia siciliana, nonostante progetti e incentivi in campo in linea teorica in grado di rimettere in moto il comparto garantendo anni di lavoro. Ma Ance e Cdo rilevano delle criticità non da poco, a partire dall'improvvisa impennata dei prezzi delle materie prime e del materiale per costruzioni. La nota di Ance Con una lettera inviata al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, alla sua vice, Teresa Bellanova, al sottosegretario Giancarlo Cancelleri e al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci (pure nella sua qualità di commissario straordinario per talune opere strategiche di fondamentale rilevanza), il presidente regionale di Ance, Santo Cutrone, ha lanciato l'allarme sul futuro delle imprese edili siciliane. L'improvviso caro prezzi delle materie prime sta infatti mettendo a rischio l'attuazione delle tre principali misure messe in campo per risollevare l'economia: il Piano nazionale di ripresa e resilienza, comunemente definito Recovery Plan, il superbonus 110% e le opere strategiche commissariate. Agli esponenti del governo nazionale, Cutrone ha fatto notare anche «il fenomeno generalizzato dei ribassi eccessivi nelle gare d'appalto», con l'appello ad «adottare un metodo trasparente e non prevedibile di determinazione della soglia di anomalia, come quello già previsto in Sicilia dalla norma regionale che è stata impugnata dal governo Conte bis solo, però, sul piano formale e non sostanziale». L'impennata dei prezzi Santo Cutrone ha evidenziato come «opere attese da decenni e talune ora commissariate vengano poste in gara con mega appalti irraggiungibili per le ridotte dimensioni delle imprese locali. E le speculazioni internazionali in atto sulle materie prime stanno compromettendo l'esecuzione degli appalti in corso, con forti difficoltà per le imprese aggiudicatarie dei lavori ma, soprattutto, con il rischio di rendere insufficienti le risorse stanziate nel Recovery Plan per la realizzazione delle infrastrutture». Si tratta di un trend singolare sui mercati globali che ha comportato in poco aumenti di prezzo del 110% per l'acciaio, del 40% per il polietilene, del 34% per il petrolio, del 20% per il legno, del 17% per il rame, del 15% per il bitume e del 10% per il cemento. «Nello stesso tempo», ha proseguito Cutrone, «molti condomìni e famiglie che intendono eseguire ristrutturazioni avvalendosi del superbonus 110% si stanno vedendo costretti a non realizzare parte delle opere programmate o, addirittura, a rinunciare del tutto ai lavori perché l'aumento delle materie prime supera di gran lunga il limite imposto dall'Agenzia delle Entrate per l'accesso al credito fiscale». Di conseguenza, il presidente regionale di Ance ha chiesto, da un lato, che «le grandi opere strategiche vengano appaltate in lotti di importo non superiore ai 100 milioni di euro ciascuno, in modo da consentire la partecipazione alle gare anche alle imprese locali dell'Isola» e, dall'altro, che le istituzioni «ciascuno per la propria competenza, tengano conto del caro prezzi, sia sostenendo l'emendamento al decreto legge Sostegni bis suggerito da Ance nazionale, che mira a salvaguardare i contratti in corso adeguando i prezzi alle novità del mercato, sia prevedendo, soprattutto in Sicilia, un adeguamento specifico del prezziario nella fase della programmazione dei fondi europei e nazionali di prossima attivazione». Da ultimo, Cutrone ha chiesto «di intervenire anche a livello europeo per contrastare le spinte speculative e la corsa agli accaparramenti e per incrementare il recupero dei rottami che serve ad aumentare la disponibilità di materiali e a calmierarne i prezzi. Altrimenti, di questo passo si andrà verso una generalizzata indisponibilità di materie prime indispensabili per la vita quotidiana di ogni cittadino». La posizione della Cdo Si associa all'allarme di Ance pure la Compagnia delle opere. Antonio Romeo, coordinatore del tavolo Edilizia della Cdo nell'Isola, ha spiegato a MF Sicilia come, da imprenditore edile, «abbia respirato nei mesi scorsi una ventata di positività legata alle misure messe in atto dal governo per il rilancio del settore in cui opero. Nel nostro caso, sicuramente spicca il superbonus, per la sua plurivalenza legata principalmente all'opportunità di riqualificare il patrimonio edilizio privato e al conseguente indotto lavorativo per imprese e professionisti, che si sono rimboccati le maniche per affrontare al meglio questo momento propizio. Tanto entusiasmo e fattività trovano resistenza e si infrangono però in una vera e propria impennata dei prezzi delle materie prime che sta mettendo a dura prova le imprese del comparto, le quali sono strette in una morsa che le vede inevitabilmente con margini reddituali azzerati, volendo mantenere, come è giusto che sia, un prodotto finale di livello qualitativo elevato e che duri nel tempo. Ora, a contrastare questo caro prezzi, una realtà di fatto con la quale ci si deve purtroppo confrontare ormai quotidianamente, non può essere certamente una cordata di imprese, ma serve un intervento normativo serio e severo, che controlli e impedisca tali bizzarrie speculative, che spostano il guadagno dalle imprese che stanno sul campo alle industrie produttive». Per Romeo sarebbe poi necessaria, «per smorzare gli intenti speculativi, da qualsivoglia parte giungano, anche una proroga minimo al 2025 degli incentivi, in modo da eliminare l'elemento fretta dalle trattative oggi in corso fra tutti gli interessati, proprietari, imprenditori, amministratori, fornitori. Insomma, a nostro avviso uno slittamento della scadenza degli incentivi di altri 2-3 anni, almeno fino al dicembre 2025, riuscirebbe a calmierare i prezzi, al momento troppo in balia di speculatori vari». Fillea Cgil «Vi sono senza dubbio seri problemi», ha confermato a MF Sicilia Giovanni Pistorìo, segretario generale della Fillea Cgil regionale, il sindacato dei lavoratori delle costruzioni, «semplificazione intelligente, proroga sino al 2026 del superbonus e credito agevolato per la formazione professionale sono le soluzioni che noi proponiamo. Il bonus 110% darà una bella boccata d'ossigeno a tutto il sistema delle costruzioni e ciò a prescindere dal limite dimensionale delle imprese, però rischiamo di trovarci di fronte a gravi incognite che riguardano il reperimento di manodopera qualificata e specializzata: bisogna puntare immediatamente sulla formazione e riqualificazione della forza lavoro. Rappresentano poi delle serie incertezze anche i ritardi degli enti pubblici nell'esitazione delle pratiche burocratiche e l'impennata dei prezzi delle materie prime e dei materiali da costruzione». Ma qui la spiegazione di Pistorìo in parte si differenzia da quella delle sigle datoriali: «In questo caso paghiamo dazio per non aver sostenuto, come sistema Paese, la ricerca e l'innovazione dei prodotti. In ogni caso, ripeto, prorogare almeno sino al 2026 i benefici può servire anche ad assorbire lo sprint speculativo e comunque renderebbe lo specifico strumento realmente disponibile a tutti. La speculazione si attiva anche perché i tempi sono ridotti. Se si allungano i tempi per gli interventi la speculazione si sgonfia». (riproduzione riservata)