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30/06/2021

Il nodo della esternalità

MF - Antonio Giordano

DOMANI ANCHE IN SICILIA I LAVORATORI SCENDERANNO IN PIAZZA
Nel mirino della protesta c'è l'articolo 117 del Codice degli appalti, che obbliga i concessionari a dirottare verso l'esterno l'80% delle attività. Nell'isola c'è il rischio di uno spezzatino di società, denunciano i sindacati
Anche in Sicilia sciopereranno domani i lavoratori delle aziende del settore elettrico, del gas e dei servizi di igiene ambientale per chiedere la cancellazione dell'articolo 177 del codice degli appalti, la cui applicazione obbligherà i concessionari a esternalizzare l'80% di tutte le attività, anche quando queste vengono svolte da personale interno. Lo sciopero, dell'intera giornata e a carattere nazionale, è indetto dalle categorie di elettricità e gas, del pubblico impiego e dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil che, nell'Isola, hanno organizzato per la mattina di mercoledì, a partire dalle 9, sit-in davanti a tutte le Prefetture. «Si rischia la desertificazione e destrutturazione di servizi essenziali, la perdita di migliaia di posti di lavoro, la destrutturazione dei contratti nazionali», sostengono i sindacati. Per elettricità e gas «il processo di esternalizzazione», scrivono in una nota segreterie regionali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Flaei Cisl reti e Uiltec, «causerebbe una riduzione della forza lavoro tra l'80 e il 95%. Si perderebbero nei servizi di distribuzione di energia elettrica e gas di tutto il Paese circa 145 mila posti di lavoro». Per quanto riguarda i servizi di igiene ambientale sostengono Fp Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti siciliane, che ne organizzano i lavoratori, la norma avrebbe «oltre ad alti costi sociali anche costi economici, obbligando le aziende a spezzettare il servizio con gare al ribasso». In tutti questi settori le società «si trasformerebbero in aziende appaltatrici, subendo una frantumazione, con pesanti conseguenze, sostengono i sindacati, per i lavoratori. Da qui il percorso di mobilitazione con tappa nello sciopero generale per chiedere che questa norma venga modificata», concludono le sigle sindacali. La norma nasce per recepire la nuova direttiva Ue in materia di concessioni (2014/23/Ue) che stabilisce, in conformità alle previgenti regole, che, laddove l'amministrazione intenda affidare una concessione a terzi, l'affidamento deve avvenire tramite gara. A differenza dal passato, tuttavia, la nuova normativa trova applicazione, oltre che per le concessioni di lavori, anche alle concessioni di servizi. In tale quadro, quindi, si conferma il principio secondo il quale solo laddove il concessionario sia stato scelto con gara, lo stesso potrà liberamente affidare a proprie controllate le prestazioni oggetto della concessione. Per sanare, quindi, il vulnus concorrenziale costituito dagli affidamenti «in house» delle concessionarie «senza gara», il nuovo Codice dei Contratti pubblici ha introdotto, all'articolo 177, l'obbligo, per i titolari di concessioni, affidate senza gara - ovvero non affidate con la formula della finanza di progetto - di affidare a terzi l'80% dei contratti di lavori, servizi e forniture di loro competenza, di importo superiore a 150 mila euro, potendo eseguire in house il restante 20%. Nei giorni scorsi anche l'Ance, l'Associazione nazionale dei costruttori edili, si era espressa contro la norma. Nel corso di una audizione parlamentare a Roma i rappresentanti di Ance hanno evidenziato che «sussiste la preoccupazione, più volte manifestata in questi anni, che l'articolo 177 possa avere ripercussioni negative sulla manodopera impiegata dai concessionari di pubblici servizi ricompresi nel perimetro applicativo dell'articolo per l'effettuazione di lavori ad alta specializzazione». Inoltre, continuano da Ance, «potrebbe venire in essere il rischio che il suddetto obbligo di esternalizzazione - sia pure corretto nei suoi presupposti - comporti ritardi nell'erogazione di prestazioni essenziali per la collettività, in ragione del tempo occorrente per l'espletamento delle procedure ad evidenza pubblica». «Al riguardo, nell'ottica di contemperare la tutela della concorrenza con la tutela del lavoro», continuava una nota, «unitamente al diritto della collettività alla tempestiva esecuzione di prestazioni essenziali, potrebbe essere valutata l'estromissione dalla sfera di applicazione dell'art. 177 dei lavori impiantistici ad alta specializzazione afferenti i servizi pubblici essenziali nei settori dell'acqua, dei rifiuti, del gas e dell'energia elettrica». Ciò, però, «nel presupposto che, per tutti gli altri concessionari «senza gara», ivi compresi quelli autostradali, l'obbligo di affidamento a terzi sia pari all'80%, ivi compresi gli interventi edili di manutenzione ordinaria e straordinaria e che finisca il regime di continua proroga dell'articolo 177». (riproduzione riservata)