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30/09/2021

Il momento giusto per un esercito europeo

Il Piccolo di Trieste - giorgio Perini

Perché ancor oggi non abbiamo un esercito europeo? Solo molto recentemente la sua necessità è stata rilanciata da più parti (anche dalle massime cariche UE), come reazione al riposizionamento degli States sullo scacchiere globale, reso più che mai palese dal precipitoso ed unilaterale ritiro dall'Afghanistan, che anche la Nato ha dovuto subire, seppur con qualche resistenza, mentre l'Unione europea è stata solo spettatrice.Il primo progetto in questo senso, l'istituzione della Ced (Comunità Europea di Difesa), è naufragato nel lontano 1954, principalmente per la mancata ratifica da parte della Francia del trattato che avrebbe dovuto istituirla (la stessa sorte toccherà, molti anni dopo - nel 2005, al progetto di costituzione europea). Forse è arrivato il momento di chiedersi se le motivazioni nazional-politico-strategiche siano sufficienti per interpretare quegli avvenimenti, ma soprattutto per spiegare perché non ci sia mai stato un tentativo serio di riprendere il progetto di una struttura militare comune europea nei 65 anni successivi. Io penso che non lo siano e che abbiano bisogno di essere integrate da considerazioni di carattere politico-economico.Infatti va ricordato che per parecchi decenni il settore della difesa è stato totalmente sottratto a regole e norme europee (quelle sugli appalti e la concorrenza in primis). Questo ovviamente consentiva ai singoli stati di attribuire a piacimento commesse ai propri campioni nazionali - purché attivi "anche" nel settore della difesa -, che spesso ne approfittavano per sviluppare prodotti civili partendo da progetti militari (per esempio nel settore dell'aviazione e dell'alta tecnologia, ma non solo), garantendo così alle proprie imprese un vantaggio competitivo difficilmente colmabile. Anche se può sembrare incredibile, noi italiani invece in qualche caso siamo riusciti a fare il contrario, cioè sviluppare versioni militari da prodotti nati per uso civile, penalizzando entrambi: il massimo del masochismo!Ora però siamo di fronte a due elementi nuovi. Il primo, che non è poi così nuovo, è il progressivo assoggettamento dei settori della difesa e della sicurezza alle normative standard Ue, per esempio sugli appalti, in particolare a partire dalle direttive 2009/81/CE e 2009/43/CE, finalizzate ad ampliare le opportunità per le imprese europee del settore di inserirsi nel mercato della difesa degli altri stati membri, restringendo parallelamente gli spazi di manovra di questi ultimi. Il secondo elemento, più importante, è il recentissimo accordo Aukus (Australia, Gran Bretagna e Usa) per la fornitura di sommergibili all'Australia (e lo sviluppo di tecnologie quali l'intelligenza artificiale, le cui applicazioni non si limitano di certo all'ambito militare), che può indurre la Francia (parte soccombente in questa vicenda), ma anche altri stati membri, a rivalutare le opportunità offerte dal mercato interno Ue per la difesa e la sicurezza, in particolare qualora l'Europa decidesse di dotarsi di una struttura militare propria, distinta da quella degli stati membri, in chiave geostrategica.In questo scenario, argomentazioni politico-strategiche ed argomentazioni economiche potrebbero finalmente convergere verso un interesse comune per un sistema europeo di difesa che rappresenti anche un mercato dove possano svilupparsi, competere ed affermarsi le più avanzate tecnologie europee, in un quadro di maggiore trasparenza che metta al riparo da colpi di mano come l'accordo Aukus, oltre - ovviamente - a rafforzare il ruolo dell'Ue in politica estera. Non a caso il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha detto proprio a Trieste, intervenendo all'apertura della seconda "Giornata del mare", organizzata dalla rivista di geopolitica "Limes", che "quando parliamo di difesa europea, parliamo.... (anche) di costruzione di basi tecnologiche e industriali".Chissà che ciò che non riuscì ai padri fondatori dell'Europa, non diventi ora possibile per il convergere di interessi nazionali, economici e strategici? Di certo per l'Europa sarebbe un bene! --© RIPRODUZIONE RISERVATA