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04/08/2020

«Il modello Ponte Morandi per le grandi opere»

QN - La Nazione

di Franco Antola GENOVA I compensi forfettari erogati ai consiglieri? Un falso problema, tenuto conto della struttura della retribuzione dei componenti l'assemblea regionale, che in Liguria hanno quasi tutti incarichi supplementari e hanno comunque lavorato anche durante il lockdown. I non brillantissimi risultati accreditati alla Lega dai sondaggi? Sono in realtà migliori di quelli di 5 anni fa, e comunque dipendono dal fatto che il Carroccio non ha commissionato indagini sulle intenzioni di voto. L'unica strada per sbloccare gli ospedali e le grandi opere? Applicare il modello del Ponte di Genova. Sono alcune delle risposte del presidente del Consiglio della Regione Liguria, Alessandro Piana, in carica dal 2018 (quando subentrò a Francesco Bruzzone eletto al Senato) alle domande de 'La Nazione', in questa intervista di fine mandato. Presidente Piana, l'idea della restituzione dei compensi dei consiglieri retribuiti per riunioni che si sono svolte da remoto, non sembra aver raccolto grandi adesioni... «In Liguria la situazione è diversa da Regioni come il Veneto e la Toscana, non c'è un gettone di presenza, ma un'indennità per chi viene da lontano. Per quanto riguarda il sottoscritto, posso dire di essere sempre venuto in ufficio anche nel lockdown, come penso anche gli altri colleghi. Poi abbiamo ripreso a lavorare confezionando un prodotto messo a punto da Liguria Digitale che che ci garantisse di svolgere video conferenze con tutte le garanzie necessarie, essendo il consiglio regionale un'assemblea che legifera. Una volta avuto il prodotto ci siamo messi al lavoro con le commissioni e anche con il Consiglio. Potrei essere d'accordo sulla restituzione se ci fossero assemblee regionali rimaste ferme per due o tre mesi, ma non è il caso della Liguria. A parte questo, dei 31 consiglieri alcuni sono assessori che hanno continuato a lavorare, altri sono presidenti di commissione. Poi ci sono il presidente del consiglio, il presidente della giunta, i capigruppo. Di fatto tutti i consiglieri hanno un qualche incarico che richiede di recarsi a Genova, ricevendo rimborsi forfettari». Pensa anche lei, da leghista, che la sfida del 20 settembre sia destinata a non avere storia, visto l'esito dei sondaggi? «Io ho molte perplessità rispetto ai sondaggi a prescindere, perché a seconda di chi li commissiona dicono una cosa piuttosto che un'altra. Detto questo ho una percezione positiva sul territorio. Si è lavorato bene, nonostante a livello regionale ci sia capitato di tutto. Questo però, invece di mettere a dura prova l'amministrazione, ha stimolato la reattività e la capacità di riuscire a fare bene le cose in breve tempo. Una determinazione particolare che ci rende autorevoli e credibili». A proposito di sondaggi, in generale per la Lega non sono brillantissimi. Come se lo spiega? «Proprio perché la Lega non ha commissionato sondaggi, non si sono avute determinate previsioni. Cinque anni fa i sondaggi ci davano al 16%, e invece abbiamo ottenuto il 20,3. Oggi ci accreditano al 25% a fronte del 28 - 29 nazionale: su un dato di coalizione attestato al 57%, è un risultato comunque di tutto rispetto». La gestione della sanità modello Lombardia, con una significativa quota di privatizzazioni, ultimamente non sembra aver dato risultati entusiasmanti. A Spezia c'è un ospedale che non è decollato nell'arco di un'intera legislatura a guida centro destra. Cosa non ha funzionato? «Personalmente ho suggerito all'assessore di cercare di seguire il modello del ponte di Genova con deroga al codice degli appalti. Il fatto è che basta un ricorso per fermare un'opera per anni. Il male è che il codice degli appalti non garantisce l'esecutività dell'opera e non tutela gli amministratori, che hanno mille paure». I vostri avversari vi contestano un presenzialismo esasperato, fra sopralluoghi e tagli di nastri... «Guardi, io ho fatto l'amministratore e le assicuro che i sopralluoghi per una grande opera sono sempre positivi, danno una visione completa della scelta fatta e sono quindi prassi corretta. Eccessivo presenzialismo? Credo sia una critica normale in politica, io sono democratico e l'accetto. Quanto al taglio dei nastri, delle due l'una: ci si contesta di essere troppo presenti e di non fare nulla, ma se si tagliano nastri significa che qualcosa evidentemente si è fatto». Lei è un imprenditore agricolo. In Liguria di cosa ritiene abbia bisogno il settore per un vero rilancio? «L'agricoltura è un settore che può rilanciarsi da sé con le eccellenze, le biodiversità e soprattutto la serietà degli imprenditori. Il problema è di dare visibilità ai nostri prodotti e di farli circolare». © RIPRODUZIONE RISERVATA