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24/06/2020

IL MODELLO GENOVA E IL MODELLO CODE

Il Giornale del Piemonte e della Liguria - Diego Pistacchi

TRA IL FARE E IL DIRE
Ieri la prima auto ha «provato» il nuovo ponte. Liguria ancora paralizzata, mentre il ministro va a Imperia a inaugurare una pista ciclabile. Ma ammette le colpe e ordina: «Basta cantieri»
■ Ieri in Liguria c'era Matteo Salvini che ha visitato il nuovo ponte insieme a Marco Bucci, Giovanni Toti ed Edoardo Rixi; simboli e interpreti del modello Genova che ha permesso, proprio ieri, di far passare la prima auto sul viadotto. Intanto a Imperia il miniustro delle Infrastrutture pensava alle piste ciclabili, con i liguri ancora paralizzati in coda. Come anticipato dalle nostre pagine, ieri però è arrivato l'impegno a un nuovo piano con cantieri più dilazionati nel tempo. a pagina 11 ■ Il «modello Genova» un ponte lo ha fatto, in meno di due anni. La brutta copia rischia di lasciarlo lì, come un soprammobile. Inutilizzato. È l'incubo raccontato ieri mattina da Marco Bucci, sindaco e commissario alla ricostruzione. Era lì sul ponte, accanto a chi quel modello Genova l'ha ottenuto battendo pugni sulle scrivanie e lavorando sodo. Era lì con il governatore e commissario all'emergenza Giovanni Toti, con Edoardo Rixi che da vice ministro alle Infrastrutture aveva corretto quel decreto fino a renderlo davvero efficace, con Matteo Salvini, leader di una delle due forze del governo Conte1 che aveva spinto per pensare alla ricostruzione più che alle beghe sulle concessioni. E Bucci era lì con Pietro Salini, amministratore delegato della Webuild, che il ponte lo ha costruito a tempo di record e che ieri mattina è salito a bordo della prima auto che ha percorso tutto il tracciato sul Polcevera. «Abbiamo urgenza di sapere a chi dobbiamo consegnare il ponte e chi si dovrà occupare del collaudo finale. È un passaggio obbligato per aprire il ponte, mentre il collaudo statico e tutti gli altri collaudi li faremo noi», mette in guardia Bucci. L'inaugurazione si può anche fare, ma se il governo non la smette di litigare, di parlare di «modello Genova» facendo l'esatto contrario, di rinviare le decisioni sulle concessioni autostradali tra minacce e ripicche, c'è il serio rischio che il ponte resti lì, senza che le auto tornino a percorrerlo per collegare le due metà della Liguria divise da quel tragico 14 agosto di due anni fa. «Se non ci risponderanno, siamo pronti a risalire il Tevere in barca», garantisce Bucci la cui sfida viene raccolta al volo da Salvini: «Verrò all'inaugurazione, a patto che il ponte sia funzionante e utilizzabile». Parole che vanno oltre le provocazioni. Anche perché tutti hanno sotto gli occhi l'altra Liguria, quella della «brutta copia» del modello Genova, quella paralizzata da chi non decide. E quando decide fa ancora più paura, perché alle code di decine di chilometri risponde con i monopattini. Purtroppo non è una battuta, perché proprio ieri mattina, con l'ennesimo disastro intorno al nodo di Genova, il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, era proprio in Liguria, a Imperia. Ma a inaugurare una pista ciclabile. Il «modello» e la «brutta copia» sono di ispirazione a Salvini e De Micheli anche per un confronto a distanza. «'Sta gente è incredibile, mezza Liguria isolata, 5-6-7 ore per arrivare a Genova con la macchina e loro pensano alle piste ciclabili. Anche io sono d'accordo allo sviluppo delle ciclabili, ma prima facciamo muovere le macchine», tuona il leader della Lega. E il ministro a distanza risponde: «Questa di Imperia non è una ciclabile temporanea, come quelle che stiamo facendo a Milano e Roma per il Covid, per non usare la metropolitana. Questo è un intervento di riqualificazione urbanistica di tutto un pezzo di città». ok, ma vallo a spiegare a chi ieri non si muoveva, sotto il sole, prigioniero di cantieri, ispettori ministeriali e incidenti dovuti sempre alla manutenzione delle autostrade. Come nel caso del tamponamento a catena avvenuto sulla A7 tra Bolzaneto e Busalla. Due feriti non gravi, ma ulteriori blocchi al traffico, perché una squadra di tecnici doveva intervenire su un giunto pericoloso e una safety car di Aspi stava cercando di rallentare le auto in transito. «Il caso Liguria sarà la prima cosa che porteremo al tavolo del premier Conte quando lo incontreremo. Non so per quanti week end i turisti accetteranno di passare ancora tante ore in coda per venire qui al mare. Sarebbe la morte di questa regione - assicura Salvini -. Non è possibile che in Italia ci siano 700 cantieri bloccati, 200 miliardi di opere pubbliche che aspettano di partire. Sento dire da Graziano Delrio e dalla Cgil che il modello Genova non è esportabile in Italia. Ho detto tutto. Basti invece pensare a cosa è stato fatto con questo ponte, in tempi rapidissimi, senza un abuso, senza un incidente sul lavoro, senza un giorno di ritardo. Con il codice degli appalti voluto dal Pd e con le regole europee, questo non sarebbe stato possibile». Concetti che il leader leghista ripete convinto in ogni incontro della sua giornata genovese, strappando selfie e applausi ovunque. E dopo il bagno di folla tra gli attivisti a De Ferrari, il nuovo incontro con Toti e Bucci in Regione. Il governatore torna sul tema infrastrutture: «L'abbiamo già detto e ripetuto al governo: se non siete capaci, fateci amministrare le nostre autostrade - incalza citando l'esempio di altre Regioni del Nord Est -. Vorrà dire che copieremo chi ha dimostrato di saper fare bene». Musica per Salvini che si offre anche come «vice governatore», ma non si sbilancia sul nome da attribuire al nuovo ponte: «Decidano i genovesi, sono un autonomista - dribbla la domanda prima di concedersi una battuta -. E poi non vorrei ritrovarmi con tre fascicoli aperti in procura, per abuso d'ufficio e qualcos'altro». Da Genova a Imperia, intanto, è un botta e risposta continuo. Il ministro però conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il governo non intende - al netto dell'abitudine di usare certe definizioni per opportunismo - adottare il «modello Genova». Tantomeno in fatto di infrastrutture e autostrade. «Anche lasciando da parte il caso Liguria, l'esperienza che ho avuto finora con le poche concessioni regionali che ho visto mi dice che non hanno ben funzionato - è la replica della De Micheli a Toti -. Il presidente della Regione Liguria peraltro non ha mai chiesto al ministero di poter gestire le concessioni autostradali nella regione». Ma il problema in Liguria non sono solo i cantieri. Per far partire la Gronda basterebbe la firma del ministro e il giorno successivo inizierebbero i lavori, perché l'iter è già completato. Ma sul tema, neppure una parola. L'infrastruttura sarebbe una fondamentale alternativa per alleggerire il nodo di Genova proprio in situazione di paralisi. Pd e 5 Stelle preferiscono rimandare e studiare nuovi progetti. Le code sono così inevitabili, anche perché la viabilità ordinaria, tra cantieri e frane, non è molto migliore. «Anas darà la propria disponibilità a interrompere cantieri sulle strade statali, al fianco di aree autostradali cantierate», promette ancora il ministro. Promette, appunto. Un ponte fatto e finito da una parte. Le discussioni e le promesse dall'altro. Il «modello Genova» e la sua brutta copia.

Foto: LA LIGURIA CHE SI MUOVE E CHI LA LASCIA IN CODA La prima auto percorre il nuovo ponte, ma Bucci lancia l'allarme Giornata genovese per Matteo Salvini che incontra chi ha realizzato il ponte e Toti. Intanto la Liguria vive un'altra giornata di paralisi e di code ma il ministro De Micheli a Imperia pensa alle piste cicalbili