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03/07/2020

Il Modello Genova? “Applichiamolo in porto”

La Repubblica - Massimo Minella

● a pagina 7 Ma esiste un modello Genova? E come si deve intendere? Come qualcosa di completamente nuovo, che salta i tempi lunghi della burocrazia e consente di costruire grandi infrastrutture in tempi brevi, come nel caso del nuovo ponte sul Polcevera? Oppure è una strada che si può percorrere una sola volta, per cause eccezionali, e non è più ripetibile? Gli interrogativi rimbalzano da tempo fra politica ed economia, e approdano puntualmente anche al Summit dedicato alla Blue Economy. È qui che rappresentanti delle istituzioni e delle imprese si confrontano sul tema, per capire se in effetti un simile iter autorizzativo assegnato al nuovo ponte è una corsia preferenziale rispetto ai tempi tecnici comuni oppure se può valere ogni volta che ci si trova di fronte a un'emergenza infrastrutturale, cioè sempre in Italia. Il primo a spiegare che in quel modello, che tutti indicano come una sorta di suo marchio personale, non ci sono corsie preferenziali o autorizzazioni eccezionali è il sindaco e commissario per la ricostruzione Marco Bucci. «Il Modello Genova? È andare di pari passo con il Codice degli Appalti europeo, utilizzando le metodologie del settore privato» spiega il commissario durante la sessione dedicata alle innovazioni tecnico-normative che hanno regolato la realizzazione del ponte.
Bucci, che annuncia anche di aver chiesto al governo uno stanziamento eccezionale di 5 miliardi per fare di Genova il porto principale dell'Europa del Sud, ricorda ancora che «Il Modello Genova ha regole ben precise: noi siamo andati di pari passo col Codice degli Appalti europeo, con le giuste regole per fare le cose bene e velocemente. Abbiamo lavorato in parallelo e con pratiche in contemporanea, utilizzando le metodologie del settore privato: questa è stata la formula applicata». Adesso questo modello potrebbe essere mutuato per altre esperienze e orientato sulle grandi opere portuali, a cominciare dalla nuova diga foranea.
«Fare debito e reperire risorse non serve se poi i fondi restano fermi senza generare opere e investimenti - aggiunge il governatore della Liguria Giovanni Toti - Mentre siamo qui a condividere idee, a Roma si svolge un dibattito sul debito pubblico, che trovo opportuno in periodo di crisi, ma senza idee su come investirlo e sfruttarlo». Non mancano, comunque, le voci critiche sul tema. Filippo Delle Piane, presidente dei costruttori liguri di Ance non è affatto convinto che una simile esperienza possa essere replicata integralmente anche in altre situazioni. «Questo Paese deve imparare a funzionare anche nell'ordinario - dice - Io non credo che questo modello sia esportabile ovunque e per tutto. Il vero problema è che questo Paese è ormai tutto in emergenza: ponti, scuole, ospedali, tribunali, così come il patrimonio edilizio privato. Abbiamo affidato il sistema di soft law europeo all'ente anticorruzione, perché partiamo sempre dal presupposto che il paese sia corrotto. O questo paese decide di darsi una regola su come agire nella quotidianità o decide di vivere nell'emergenza costante. E nell'emergenza un paese non cresce».
A mettere in guardia su presente e futuro delle norme è poi il presidente dell'ordine degli Ingegneri Maurizio Michelini. «Io non ce l'ho con il Codice dei Contratti Pubblici, ma non possiamo avere una legge delega in contrasto con le leggi europee da cui deriva: è una situazione kafkiana - spiega - Io sono a favore del libero mercato, sono contrario a perdere tempo e soldi. Non sminuiamo il Modello Genova all'estrema urgenza, ma è un sistema di input e output che si può anche modulare nella quotidianità».
Ma è soprattutto la voce delle imprese quella che si alza di più, di fronte a una situazione infrastrutturale non più sostenibile per un'economia e un porto che stanno provando a ripartire.
«Alla Liguria servono la Gronda e la Diga foranea, ma tutto il Paese ha bisogno del Metodo Genova per rilanciare almeno le più importanti 10 opere infrastrutturali e uscire dalla crisi - spiega Mino Giachino, presidente di Saimare - Il blocco danneggia tutto il Nord Italia, un problema di cui solo in questi giorni la stampa nazionale e il resto d'Italia se ne sono resi conto. Se la rete infrastrutturale europea viene completata, in particolare la Genova-Rotterdam, i porti liguri potrebbero passare da 1000 miliardi a 2200 miliardi di valore dobbiamo crescere per garantire occupazione, ma anche per alleggerire il carico di debito pubblico per il futuro, un carico che non possiamo lasciare in eredità alle prossime generazioni».
In primo piano I protagonisti Per il sindaco Marco Bucci «Il Modello Genova è andare di pari passo con il Codice degli Appalti europeo, utilizzando le metodologie del settore privato"
Filippo Delle Piane, presidente dei costruttori liguri di Ance dice: "Non credo che questo modello sia esportabile ovunque e per tutto" "Alla Liguria servono Gronda e Diga, ma tutto il Paese ha bisogno del Metodo Genova per rilanciare le prime 10 opere infrastrutturali" dice Mino Giachino, presidente Saimare

Foto: Punto di riferimento In queste settimane il nuovo ponte di Genova viene evocato spesso come modello