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19/08/2020

«Il modello Genova anche per il Felettino»

QN - La Nazione

di Roberta Della Maggesa LA SPEZIA Assessore, la sua decisione di lasciare il Pdl sette anni fa ha anticipato la nascita di Cambiamo. Cosa non le tornava più nel modello berlusconiano di governo del partito? «Sono orgoglioso che nella nostra provincia sia stato piantato il primo seme del nuovo progetto del presidente Toti che cresce giorno dopo giorno, ricco di persone che credono nella politica come cambiamento e come impegno quotidiano e nell'amicizia come collante. Tutto ciò che non era il Pdl quando me ne sono andato. Forse un azzardo, allora, ma nella vita serve il coraggio di rincorrere i propri sogni». Un anno fa, prima che si consumasse lo strappo di Salvini con Conte, Cambiamo sembrava in procinto di stringere un forte sodalizio politico con il Carroccio. Ora lo scenario sembra quello di un'importante affermazione, ma dentro il perimetro dell'agone regionale. Non vi sta stretto? «Siamo molto contenti dei risultati raggiunti in questo mandato e del buon lavoro svolto: in politica servono serietà e rispetto degli elettori, che alla lunga pagano, anche dentro le urne. Non è un caso, del resto, che, nonostante le tante voci circolate, non ci sia neanche un sindaco o un assessore comunale nella lista spezzina di Toti. Ognuno nel proprio ruolo si è impegnato per un progetto comune, che deve essere portato a conclusione, nei territori come in Regione. È vero, sono state tante le indiscrezioni e le sirene romane, eppure eccoci ancora tutti qua. Abbiamo rinunciato a un trampolino nazionale? Forse. I liguri ci stanno premiando, ed è la cosa che ci interessa di più». Il sindaco di Arcola nominato dal ministro De Micheli sub commissario per la viabilità spezzina. Mancanza di fiducia nei confronti degli amministratori di centrodestra del territorio? «Più che mancanza di fiducia, direi mancanza di serietà e rispetto dei cittadini che vivono nei territori e che hanno votato amministratori diversi. Lo ha detto lei con la sua domanda, che si tratta di una scelta politica, ma ai cittadini interessa soltanto la soluzione dei problemi. Le sembra possibile ignorare radicalmente il presidente della Provincia o della Regione perché di un altro colore? In mezzo a questo triste teatrino, il ponte di Albiano è ancora lì con le sue macerie dopo 150 giorni dal crollo e mi tremano i polsi pensando all'inverno, quando le scuole saranno aperte e le piogge riprenderanno. Almeno avessero prodotto qualche risultato degno di nota, ma invece credo che ricorderemo il modello toscano di Albiano Magra come esempio negativo confrontato con quello di Genova, che ha invece dato lustro e riscatto al nostro Paese». Il presidente Toti ha recentemente illustrato, sulle colonne de 'La Nazione', la nuova road map per la costruzione del Felettino, annunciando l'avvio del cantiere entro il primo semestre del 2021. Ma quella dell'ospedale si configura per il territorio come una vera e propria emergenza. Perché, allora, non provare ad esportare anche al caso Felettino il modello Genova? «Ci metterei la firma subito e le dico che aggiungerei fra le opere fondamentali anche la Variante Aurelia che gli spezzini aspettano da troppo tempo. Il nostro compito è fare il massimo all'interno del quadro normativo nazionale di riferimento. E a Genova, così come in altre situazioni emergenziali, ci siamo riusciti piuttosto bene, sfruttando un sistema di deroghe importanti e che hanno prodotto dei risultati molto positivi. Se poi mi chiede se la normativa sugli appalti debba essere completamente rivista, le dico assolutamente di sì. Non mi pare però che Pd e Cinque Stelle a Roma la pensino come me. Nel frattempo resta tutto ingessato. Sul futuro del Felettino Toti è stato chiaro: revisione del progetto entro l'autunno, gara entro fine anno e apertura del cantiere entro metà 2021. Per recuperare il tempo perso a causa di un appalto disastroso ereditato da altri». In occasione della sua ultima visita a Santo Stefano è stato accolto da striscioni contro il biodigestore. Il progetto è fortemente osteggiato. La cosa non vi impensierisce minimamente? «In Liguria siano passati in 5 anni dal 37 al 50% di media di raccolta differenziata, grazie alla nostra legge regionale che ha imposto obiettivi stringenti a tutti i comuni dopo anni di nulla. Credo che il compito della politica debba essere quello di ascoltare tutti, quindi decidere. Abbiamo pagato troppo negli anni passati le non scelte degli amministratori di allora su una gestione del ciclo dei rifiuti che è stata poi definita dalla Commissione di inchiesta nel 2015 arcaica e fondata esclusivamente sull'utilizzo di discariche. Il ciclo deve essere chiuso raggiungendo una autonomia regionale, per tutti i cittadini e per alleggerire le bollette. La localizzazione degli impianti spetta alle province e alla città metropolitana di Genova. Quella del biodigestore spezzino risale addirittura ai primi anni Duemila con l'allora giunta provinciale guidata dal centrosinistra. Oggi, dopo la conclusione dell'inchiesta pubblica, è in corso una procedura di Via che ci dirà se quel territorio è compatibile o meno con l'impianto progettuale proposto. È un dovere che questa pratica venga portata avanti rispettando tutti i criteri ambientali più severi e nel pieno rispetto dei diritti dei cittadini. Non rinunceremo a un solo controllo». Questione Enel. La Regione ha presentato le proprie osservazioni al progetto di riconversione. Al di là delle questioni tecniche, qual è la sua valutazione sulla permanenza della centrale a Vallegrande? «Il sindaco Peracchini sta lavorando molto bene. La città deve trovare la sua strada e per farlo la questione Enel è essenziale. La mia opinione è che Spezia abbia già pagato abbastanza sotto questo profilo. Dopodiché, come è noto, il piano energetico nazionale dipende totalmente dalle scelte del Governo. Mi piacerebbe ci fosse una voce chiara da Roma sul futuro dell'impianto e sullo stop definitivo al carbone al 2021. Al momento assistiamo solo a dei gran silenzi alternati a risposte a dir poco imbarazzanti. Mi piacerebbe anche che i rappresentati locali delle forze che governano a Roma fossero per una volta coerenti. Non si può essere di lotta a casa e di governo a Roma. Non è più tempo».

Proseguiamo con le nostre interviste ai candidati alle regionali del 20 e 21 settembre. Oggi la parola all'assessore regionale Giacomo Giampedrone, capolista per 'Cambiamo'