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22/05/2020

Il modello è l’Expo, non Genova L’Anac studia la semplificazione

Gazzetta di Reggio - Giuseppe Salvaggiulo ;

L'Autorità anticorruzione: «Nessuno vuole bloccare il Paese» La necessità di una proposta ampia da presentare a breve al premier
Il retroscenaGiuseppe SalvaggiuloSì alle semplificazioni purché circostanziate per evitare i rischi di illeciti e infiltrazioni criminali, peraltro già verificatisi come dimostrano alcune inchieste giudiziarie. Investimenti sulla qualità della pubblica amministrazione, grande malata, causa di blocchi e ritardi più delle norme soggette a vorticosi cambiamenti. Limitato ricorso ai commissariamenti, non sempre risolutivi. Attenzione non solo alle grandi opere, ma anche ai piccoli cantieri diffusi sul territorio. Preferenza per il modello Expo (controlli preventivi) anziché per il modello Genova (niente gare, deroghe a 360 gradi) . L'Anac attende le bozze del decreto semplificazioni allo studio a Palazzo Chigi, ma si porta avanti studiando le sue proposte. «Siamo perfettamente consapevoli della situazione e nessuno intende bloccare l'Italia», è il ragionamento che si fa nell'Autorità. Il presidente Francesco Merloni ha sempre ammonito a non farsi travolgere da «atteggiamenti emotivi e irrazionali, che fanno balenare, come spesso in Italia, non soluzioni concrete ma ricette miracolistiche». Per questo vuole elaborare una «proposta ad ampio spettro» e portarla al più presto all'attenzione del presidente del Consiglio.«Si guarda il dito dell'opera bloccata e non la luna», è il classico monito di Merloni. Se anche con procedure di emergenza i progetti finanziati e aggiudicati sono eseguiti al 15%, evidentemente il problema è a monte. Quindi non le regole da cambiare. Altrimenti non si spiegherebbe perché il mercato degli appalti cresca ininterrottamente dal 2014 (con l'eccezione proprio del 2016, per l'incertezza normativa dovuta al cambio del codice) e perché nel 2019 gli appalti «semplificati» dal decreto «sblocca-cantieri» siano cresciuti meno della metà di quelli «non semplificati».Il nodo che strozza il settore, sostengono gli esperti dell'Anac, è la pubblica amministrazione. Anziana e dequalificata. Pertanto il piano a cui lavorano prevede assunzione di personale tecnico scientifico per gestire bandi e progetti («Slogan per slogan: meno deroghe e più ingegneri», scherza Merloni) e piena digitalizzazione degli appalti (l'università di Torino ha studiato un sistema con «vetrina digitale» ispirato ad Amazon) . Quanto alle opere bloccate, «non basta occuparsi di quelle grandi, bisogna rilanciare anche gli appalti minori per far ripartire il Paese». Le semplificazioni si possono fare «senza stravolgimenti» e per lo più con una manutenzione legislativa. Tante soluzioni sono allo studio, nel solco di quanto fatto sin dai primi giorni del lockdown «per aiutare pubbliche amministrazioni e imprese ed evitare appesantimenti burocratici». Due le richieste a governo e Parlamento: un intervento legislativo per emettere gli stati di avanzamento lavori (che consentono di pagare le aziende) anche per i cantieri sospesi; la sospensione fino a fine anno dei contributi per partecipare a un appalto da parte di imprese e pubbliche amministrazioni (da 20 a 500 euro a seconda del valore) , con cui l'Anac si autofinanzia. La prima è ancora inevasa, la seconda è entrata nel decreto rilancio e garantisce un taglio dei costi di 40 milioni di euro. Poi l'Anac ha pubblicato un vademecum per gli enti pubblici, sia centrali sia locali, per «fare appalti semplificati e veloci a legislazione vigente». E ha allargato la disponibilità ad aiutarli (vigilanza collaborativa con controlli preventivi modello Expo) perché un appalto validato in tal modo viene impugnato solo nel 10% dei casi e il 90% dei ricorsi è bocciato dai Tar.Quanto all'estensione generalizzata del modello Genova, l'Anac ha sempre «manifestato perplessità». Due i motivi, tra legalità ed efficienza. Il primo è che «il modello Genova si basa sulla deroga a tutte le norme extra-penali» giustificabile solo per una «circostanza eccezionale» come la ricostruzione del ponte Morandi. Il secondo è che non sarebbe necessariamente garanzia di successo, come mostrano varie esperienze commissariali del passato su rifiuti e sanità. «I commissari funzionano per interventi rapidi e specifici - ha sempre spiegato Merloni -. Se durano anni e con un mandato ampio, diventano una patologia. Svuotano la pubblica amministrazione e creano un diritto fondato sulle deroghe». Del resto le condizioni di Genova sono irripetibili: progetto messo a disposizione (gratuitamente) in tempi molto celeri, esplicita rinuncia al ricorso da parte dell'azienda esclusa «per puro spirito di servizio al Paese». Altrove i ricorsi sarebbero numerosi e inevitabili. «Già oggi - ha spiegato Merloni in una recente riunione con gli operatori del settore - le procedure sotto soglia in cui si possono fare affidamenti molto semplificati rappresentano l'80% del totale. Siamo sicuri che il problema siano nuove deroghe? ». --© RIPRODUZIONE RISERVATA