MENU
Chiudi
07/10/2018

Il modello di integrazione non c’entra con le accuse

Eco di Bergamo

Ci sono alcuni punti fermi e alcune ambiguità nella vicenda che vede coinvolto il sindaco di Riace Mimmo Lucano, arrestato su richiesta della Procura di Locri per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e illeciti nel servizio di raccolta dei rifiuti. I punti fermi riguardano la bontà del «modello Riace», che i suoi detrattori hanno immediatamente messo sotto accusa, ironizzando sul fallimento dei «buonisti». In realtà l'idea di questo sindaco visionario e un po' pasticcione, come sanno tutti coloro che lo hanno conosciuto, rimane. Anche perché Lucano l'aveva adottata da altri Comuni della Calabria. C'è un prima e un dopo nella vicenda di Riace, divenuto il simbolo dell'accoglienza. Il progetto di riutilizzare i vecchi ruderi del centro storico dei paesi della Locride, secondo i programmi dello Sprar, riutilizzandoli per accogliere i profughi e i richiedenti asilo era stata storicamente già messa in pratica nel circondario. Oggi la applicano anche antichi borghi del Centro e dell'Alta Italia. Un secondo punto fermo è che Lucano dalla gestione del modello Riace non ha preso un centesimo. I capi d'accusa oltretutto sono stati modificati (la procura era partita dall'ipotesi di truffa, concussione e associazione per delinquere), inoltre il gip ha sottolineato nell'indagine errori grossolani e lacune, sottolineando «la vaghezza e la genericità dei capi di imputazione». Nella gestione dell'accoglienza si sarebbero verificati illeciti molto meno gravi, come gli ormai famosi «matrimoni combinati», adottati dal primo cittadino riacese per conferire la cittadinanza a povere donne senza protezione o a rischio che altrimenti avrebbero dovuto tornare nei Paesi d'origine o vagare nella clandestinità. A tutto questo dobbiamo aggiungere che l'ispezione della Prefettura, da cui erano partite le indagini per atto dovuto, si erano concluse con i complimenti al sindaco. Lucano ha rivendicato orgogliosamente la sua volontà di oltrepassare le norme in nome del diritto d'asilo sancito dalla Costituzione. «Mi hanno messo agli arresti per reato di umanità», ha detto. E in un'intercettazione dichiara di andare contro la legge «proprio per disattendere queste leggi balorde». Tutto quello che ha fatto insomma, lo avrebbe fatto per eccesso di solidarietà. Compresi i matrimoni combinati e la decisione di affidare il servizio di smaltimento dei rifiuti a delle cooperative locali, saltando le leggi sugli appalti. Si è parlato in questi giorni di «legge dell'amore» in contrasto con la «legge dello Stato», evocando perfino l'eroina della tragedia greca Antigone, che va contro i voleri del tiranno Creonte per seppellire il fratello. Ma è stato anche giustamente detto che l'Italia è una democrazia e che «il fine che giustifica i mezzi» non è consentito, altrimenti qualunque sindaco si sentirebbe in diritto di interpretare le norme secondo i suoi convincimenti morali. Ora non resta che aspettare il giudizio definitivo. Ma sotto accusa è Mimmo Lucano, non il modello Riace di integrazione e solidarietà. • Francesco Anfossi

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore