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10/07/2020

Il mistero di un dvd e due verbali falsi «Così l’appalto andò ai francesi»

Il Tirreno - R.T.

Per la Procura il colosso Autolinee presentò i piani finanziari in ritardo ma due commissari aggiustarono i documenti le ipotesi dell'indagine
FirenzeIl mistero di un dischetto. Quel "dvd" che dovrebbe contenere il "piano economico-finanziario", l'ossatura di un appalto da 4 miliardi di euro. Documenti che sarebbero stati consegnati in ritardo. Lo contesta la guardia di Finanza alla Regione. E soprattutto la Procura di Firenze.L'ultimo capitolo della gara con cui la Toscana ha affidato la gestione del trasporto pubblico ad Autolinee Toscane (AT) sarebbe fondato su due falsi. Due atti firmati da due importanti funzionari pubblici cui spettava la valutazione delle offerte. Due documenti che i pm fiorentini Luca Turco e Antonino Nastasi considerano i perni dell'inchiesta con cui indagano il governatore Enrico Rossi per turbativa d'asta e altri dirigenti della commissione di gara, fra cui Mario Sebastiani, Stefano Pozzoli, Patrizia Lattarulo, Gabriella Rolandelli, Riccardo Buffoni e Ivana Malvaso. Mail sequestrate a rossiI magistrati lo scrivono nella richiesta di consegna dei documenti con cui il 25 maggio hanno disposto per il governatore Rossi il sequestro di mail, dispositivi di backup e corrispondenza privata intrattenuta con i protagonisti di questa storia fatta di aggiudicazioni, ricorsi, contro ricorsi, denunce pubbliche e private, sospetti su presunti conflitti di interessi attribuiti (dalla procura) a uomini e donne a lui legati. Fughe in avanti e clamorose retromarce su un servizio che farà viaggiare i bus nei prossimi 11 anni in Toscana. Due provvedimenti che avrebbero di fatto cambiato il corso della gara, concentrati in apparenza su un dettaglio tecnico: il Pef, Piano economico finanziario. A stare alle carte, AT (società fiorentina controllata da Rapt, colosso francese della mobilità) ne avrebbe consegnato il formato digitale in ritardo sui termini inderogabili dell'ultimo stralcio del bando, fissati il 28 febbraio 2017. Un ritardo che, per regolamento, doveva significare esclusione dalla gara. Un ritardo prima cancellato dai falsi e poi riemerso per stessa ammissione di uno dei dirigenti, secondo la ricostruzione della Finanza e della procura.In Pef in ritardo e il leasingMa andiamo con ordine. Seguendo la ricostruzione dell'esposto presentato dalla pratese Cap, una delle aziende della cordata sconfitta Mobit, i magistrati sono convinti di essere davanti a una serie di «lacune», omissioni, incarichi «ambigui» messa in atto per far vincere i francesi. In cima alla piramide di accuse ci sarebbero proprio i due atti "tarocchi" che, scrivono i pm, «si incastonano in un procedimento caratterizzato da molteplici elementi di favoritismo per Autolinee Toscane spa». Uno lo ha firmato Ivana Malvaso, presidente della gara, il 2 marzo 2017: è il verbale con cui la commissione registra la corretta ricezione dei Pef. Solo che Malvaso attesta la presenza dei documenti, ma pone la sigla su tutto «ad eccezione del supporto informatico». Non solo. Nella seduta pubblica, alla presenza dei rappresentanti delle aziende, non «apre il Dvd», lo fa solo in seduta «segreta» nel pomeriggio. Quando poi Mobit farà richiesta di accesso agli atti, con una Pec la Malvaso scrive che il «nuovo Pef editabile» è stato «presentato il 2 marzo 2017». Tradotto: 3 giorni dopo la scadenza. Per i pm un'ammissione involontaria. Ma servirà una perizia che stabilisca almeno quando sia stato masterizzato il disco. L'altro falso lo avrebbe sottoscritto il 19 aprile 2019 Riccardo Buffoni, presidente della commissione di gara: il provvedimento di aggiudicazione definitiva dell'appalto fondato sul verbale della Malvaso.Le intercettazioni Non solo. Per gli investigatori, nelle prime sedute del 13 e 17 novembre 2015, i commissari di gara «non valutano correttamente il Pef di AT, non escludendo la società e anzi decretandola aggiudicataria dell'appalto». L'errore sarebbe aver eluso il fatto che dal Pef mancasse «un'indicazione sugli oneri per gli investimenti per i piani bus». E poi, nel 2017, si scopre che i francesi prevedono di pagare l'acquisto dei nuovi mezzi con un leasing operativo e non finanziario, «in contrasto con l'articolo 14 del contratto», dice la dirigente regionale Roberta Fiorenza intercettata al telefono il 3 marzo con Giovanni Liberatore, consulente della Regione nel ricorso di Mobit contro l'aggiudicazione definitiva del servizio ad Autolinee.I conflitti di interesse, il commissarioA leggere un'informativa del Nucleo spesa pubblica della Finanza, le negligenze sarebbero il prodotto di «legami stretti» fra Rossi, alcuni commissari e figure che nel corso degli anni sono passate dalla sponda dell'amministrazione pubblica a quella del privato risultato poi vincitore della maxi gara e viceversa. Uno è Stefano Pozzoli, professore universitario a Napoli e commercialista fiorentino, membro della commissione giudicatrice del Tpl, già membro del collegio sindacale di Alexa spa, società di cui Ratp aveva la maggioranza delle azioni e il cui presidente, Bruno Lombardi, è oggi alla guida di Autolinee. A stare alla legge, poi, costituisce motivo di incompatibilità col ruolo di commissario l'aver «prestato servizio nei 3 anni precedenti presso l'unità organizzativa dell'ente affidante». Pozzoli ha dichiarato la propria compatibilità sebbene abbia svolto incarichi in diverse partecipate della Regione: sindaco revisore di Firenze Fiera dal 2014, presidente del collegio sindacale di Sviluppo Toscana dal 2010 al 2012. Nel 2014, poi, sottolineano i finanzieri, proprio al Tirreno, ammise: «Mi ritengo un tecnico, anche se non nascondo le mie simpatie politiche per Rossi. Diciamo che sono quello che in gergo si definisce un uomo d'area», dichiarò da commissario della Fondazione Carnevale di Viareggio, sempre su nomina di Rossi. Infine, la moglie, Sergeeva Nadezda, dal 2014 al 2017 è stata componente dell'Organismo indipendente di valutazione della Regione. L'ex portavoce, la figlia e l'ingegnereGli investigatori sono convinti che la pervicacia con cui Rossi ha sostenuto la gara unica è sottesa a una rete di conflitti di interessi che giungerebbe fin nel suo studio. Fra i favoriti (non indagati) ci sarebbe anche l'ingegnere versiliese Marco Gorelli, dal 2014 consulente Ratp e dal 2016 assunto da Autolinee. La sua colpa? Aver fatto da consulente per la Regione in materia di trasporto pubblico nel 2006 e nel 2008. Così anche Remo Fattorini, ex portavoce del governatore, che dopo la pensione e dopo la prima aggiudicazione della gara nel 2015, nel 2016 è diventato addetto stampa di Gest, società del gruppo Ratp, per cui dallo stesso anno, come consulente legale, lavora anche la figlia Sara Fattorini. «Quello che ho ritenuto opportuno precisare l'ho già detto», commenta Rossi. Cosa? «Accuse ridicole e infamanti». --R.T.