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19/12/2018

«Il mio centro commerciale, bello e solo piccoli negozi»

QN - La Nazione

di FABRIZIO VINCENTI SOGNARE si può. E, almeno nei sogni, si può dire anche no ai grandi marchi. Alla media e grande distribuzione che pare ormai governare il mondo del commercio, salvo accorgersi, quasi con ingenua meraviglia, che tutto si fa più difficile quando c'è semplicemente da illuminare la città, che sia per Natale o per Santa Croce. Che la catena di comando, con i responsabili che a volte sono a migliaia di chilometri, stenta a calarsi nel territorio e capirne le esigenze. Il sogno di Fabrizio Betti, che con il suo gruppo, sta dando vita al centro commerciale Il Pinturicchio, nasce qui. Dalla volontà di ricreare un ambiente moderno eppure immerso nel tessuto delle piccole attività commerciali, almeno se si parla di dimensioni. E dalla scelta di scommettere sul bello. Il Pinturicchio, uno spazio da 2700 metri quadrati che fa da bastione sud di Borgo Giannotti finendo per affacciarsi sulla Circonvallazione, sarà inaugurato nel marzo 2019, dopo quasi quattro anni di lavoro. «Abbiamo deciso di non aprire alla media e grande distribuzione, è una scelta in controtendenza, ma nei fondi che troveranno spazio dentro il centro commerciale vogliamo negozi di vicinato di dimensioni ridotte». Perché questa scelta? «Perché vogliamo che il centro abbia una dimensione umana oltre che commerciale, dove si possano scambiare due parole, dove i negozianti possano in qualche modo sentirsi in una grande famiglia. Vogliamo si sviluppi empatia». Qual è stata la risposta? «I negozi saranno 24. Cinque di essi hanno già firmato il contratto, le richieste di interessamento sono in numero superiore rispetto agli spazi disponibili». A quando il taglio del nastro? «Contiamo di inaugurare il centro nel marzo prossimo. Abbiamo avuto complicazioni, direi inevitabili con strutture del genere». Perché il nome Il Pinturicchio con il richiamo a un famoso pittore rinascimentale? «L'omaggio al pittore deriva da due coincidenze: si chiamava Bernardino Betti, e dunque porta il cognome della nostra famiglia che ha dato vita al progetto di recupero dell'area, e, come se non bastasse, Il Pinturicchio morì nello stesso giorno, l'11 dicembre, in cui sono nato. E poi puntiamo al bello». Quanto è costata la realizzazione? «Abbastanza, diciamo più del previsto, ma siamo rigorosi e lavoriamo con contratti a corpo. In cinque anni contiamo di ammortizzare l'investimento, ma non è solo un investimento: è la ricerca del bello, di qualcosa da lasciare alla città, di riqualificarne una parte e di rendere un omaggio a mio padre e mio zio che hanno iniziato le attività di famiglia. Che non sia solo un investimento glielo spiego con un solo particolare». Prego. «Il primo progetto era molto più redditizio e prevedeva anche un parcheggio interrato. Ai tecnici ho detto che non mi interessava, volevo meno volumi e più ricerca dell'estetica, più vivibilità. Questo progetto è un completamento di un percorso familiare e imprenditoriale: il fondo era nostro, volevamo tornasse a vivere». Il Pinturicchio non rischia di fare concorrenza sempre se sorgerà, al futuro nuovo Mercato del Carmine? «Abbiamo la nostra linea, non guardiamo agli altri: se il Carmine ripartirà, sarà un valore aggiunto per la città». ON LINE

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