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27/11/2020

Il ministero silura l’indagine sui test sierologici di marzo «Non serviva nessuna gara»

Il Giornale - Luca Fazzo

IL CASO DIASORIN-SAN MATTEO DI PAVIA
Era la più irruente delle inchieste giudiziarie sulla sanità lombarda al tempo del Covid, l'indagine che aveva portato la Guardia di finanza a bussare alla porta di casa del governatore Attilio Fontana per prendergli il cellulare e succhiarne tutto il contenuto. Ma ora l'indagine della Procura di Pavia sui rapporti tra il Policlinico San Matteo e la Diasorin, colosso italiano della ricerca scientifica, viene silurata dal documento che il Ministero della Salute ha emesso proprio per chiarire la natura dei rapporti tra l'ospedale e l'azienda piemontese: non era un appalto, non serviva nessuna gara. L'inchiesta della Procura aveva come titolo di reato proprio la «turbativa d'asta» che sarebbe stata commessa nel marzo scorso, quando San Matteo e Diasorin avevano stretto un accordo diretto per la valutazione dei test sierologici e molecolari per il Covid-19. A rivolgersi alla magistratura era stato uno dei principali concorrenti di Diasorin, i cinesi della Technogenetics, che avevano inviato un esposto in Procura e un ricorso al Tar. Proprio da questo ricorso scaturisce la svolta. Dopo che il Tar della Lombardia aveva accolto il ricorso, Diasorin aveva fatto appello al Consiglio di Stato, che in lugli aveva fermato la causa, avendo rilevato «la difficile coniugabilità del principio di concorrenzialità e del relativo corollario dell'evidenza pubblica, con le sperimentazioni e le validazioni condotte dall'Ircs (il San Matteo, ndr ) su iniziativa del privato», chiedeva lumi ai ministeri della Salute e dell'Università. Ed ora la risposta del Miur: «Nel caso in cui la ricerca avvenga su iniziativa del privato - così come è avvenuto con l'accordo tra fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e Diasorin Spa - non si procede con l'evidenza pubblica». Letta così, sembra una pietra tombale anche sull'indagine penale, visto che il capo di Diasorin, Alessandro Venturi, e i vertici dell'ospedale si ritrovano accusati di avere truccato una gara inesistente. Eppure l'indagine della Procura pavese era partita con grande convinzione, con tanto di comunicato stampa con l'elenco degli indagati. La storia della ricerca Diasorin, in realtà, era stata già presa in esame anche dalla Procura di Milano, che non vi aveva trovato traccia di reato. Invece per gli inquirenti pavesi l'accordo San Matteo-Diasorin sui tamponi aveva aggirato le norme sugli appalti pubblici. E l'inchiesta era andata anche oltre, puntando a ricostruire i rapporti tra la Diasorin e i vertici della Regione: Fontana, nonostante non fosse indagato, si era visto copiare e frugare l'intero contenuto del suo cellulare, e così pure la sua segretaria Giulia Martinelli e l'assessore alla Salute Giulio Gallera. C'era voluta una sentenza del tribunale del Riesame per costringere la Procura a cancellare tutti i dati non relativi all'appalto di Pavia.

Foto: IN REGOLA Il Policlinico San Matteo di Pavia, una delle eccellenze ospedaliere lombarde