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30/03/2021

«Il miglior ristoro è rialzare tutte le serrande»

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

MORELLI / LE INTERVISTE DEL LUNEDI
a pagina 6 Mi Alessandro Morelli, leghista da sempre, deputato, è oggi viceministro al Mit, quello che un tempo era chiamato ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, e che adesso, in omaggio al vocabolario politicamente corretto, è diventato ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile. Il premier Draghi, con a fianco il ministro Speranza, anziché comunicarci le riaperture, ci ha comunicato le richiusure per un altro mese. Matteo Salvini ha reagito, ma per ora vincono i chiusuristi. Che farete per far cambiare idea al premier? «Cercheremo di fornire un'iniezione di buon senso. Quindi, certamente occorre seguire le indicazioni mediche e scientifiche, ma bisogna pure osservare la realtà. Chi è a Roma faccia un giro in via del Corso; chi è a Milano, lo faccia in corso Vittorio Emanuele: troverà un numero enorme di piccoli negozi già chiusi. Negozi dove non c'è il cartello dell'orario di apertura, ma solo il cartello "vendesi" o "affittasi"...». A sinistra, e purtroppo anche in alcuni settori del centrodestra, ha fatto breccia l'idea che i problemi, incluse le chiusure, si risolverebbero con i cosiddetti ristori. Ma secondo lei alcuni hanno preso coscienza delle 300.000 imprese già chiuse nel 2020? «Anche qui credo di non parlare a nome della sola Lega, ma di dar voce al buon senso: il vero ristoro è la possibilità di riaprire. Naturalmente in sicurezza, seguendo regole e protocolli. Ma occorre costruire questa possibilità». Voi della Lega siete chiamati a una sfida complicata. Avete scelto un posizionamento coraggioso stando al governo: però da un lato non potete commettere falli di reazione, e dall'altro rischiate di vedervi intestate soluzioni deludenti, dall'intervento limitatissimo sulle cartelle esattoriali alle chiusure. «Se la Lega non avesse fatto questa scelta, questa intervista avrebbe avuto come titolo: "ius soli...". Mi sono spiegato? Senza il nostro posizionamento, non ci sarebbe nessuna attenzione a temi - penso a tutte le questioni prò impresa - che altre forze politiche vedono come il fumo negli occhi. E staremmo parlando di ben altro». Ci dica la verità sulle tensioni vere 0 presunte tra il vostro segretario Salvini e la delegazione ministeriale leghista. Come stanno le cose? «Sono anch'io parte in causa, come viceministro. È logico che il segretario ci pungoli nelle direzioni che il partito ritiene importanti. È altrettanto evidente che poi dobbiamo confrontarci anche con ministri di altre forze che non la pensano come noi. Ma insisto: la presenza della Lega serve a tenere la barra dritta nella direzione giusta». Come vanno i rapporti con Giorgia Meloni? Si percepisce tra voi reciproca cortesia formale, ma la sensazione è che la tensione sia fortissima. «Il momento deve spingerci a fare ciò che va fatto. E tutti devono capire che proprio il posizionamento della Lega permette di evitare una débàcle rispetto a temi che sono cari a tutto il centrodestra: dalle imprese alle famiglie, passando per il governo dell'immigrazione. Pensi al Green new deal: è proprio la presenza del centrodestra al governo che consentirà di evitare eccessi ideologici e di accompagnare quel percorso, evitando derive anti impresa». A Milano e Roma il candidato sindaco del centrodestra non c'è, a Napoli si parla di un pm... Ma davvero alle amministrative il centrodestra vuole rimettere in corsa la sinistra? «Assolutamente no. E lo dice un milanese visto come l'"anti Sala" per eccellenza... È evidente che le vicende nazionali di questi mesi hanno portato partiti e leader a posticipare alcune decisioni. Ma non mi pare proprio che il centrosinistra sia messo bene, no?». Com'è il rapporto con il suo ministro, Enrico Giovannini? (Sorride) «Visto che siamo alle Infrastrutture, un rapporto tutto da costruire. È evidente che in questo governo vi siano ministri tecnici, ma che hanno una storia precedente. E che poi scelgono altri collaboratori tecnici, che a loro volta hanno una storia precedente...». Le sono capitati al ministero il grillino Giancarlo Cancelleri e la renziana Teresa Bellanova. Sulle deleghe come siete messi? «Siamo in attesa, ho avuto sul tema un'interlocuzione con il ministro. Penso di poter dare un contributo importante. Anche perché in questo ministero rappresento tutto il centrodestra: partiti, quattordici amministrazioni regionali, migliaia di sindaci». In questi giorni lei ha rivendicato un punto di partenza positivo: 1,15 miliardi di euro per la sicurezza di ponti e viadotti. Ora come si procederà? «È una cosa positiva che abbiamo ereditato. Ora vogliamo calarla sui territori. Dopo i noti episodi (non solo la tragedia del ponte Morandi) si è resa necessaria una verifica minuziosa delle opere a cui rimettere mano. Ora si deve procedere con gli interventi. E mi lasci dire una cosa più generale: si parla molto - ed è sacrosanto - della "prima pietra" delle future grandi opere (Alta velocità per il Sud, PadovaVenezia, ponte sullo Stretto), ma con il ministro ho sottolineato che è fondamentale concludere positivamente i cantieri aperti e le opere a cui per qualche ragione manca ancora qualcosa». Codice degli appalti. Riuscirete a smontarlo? Non sarà facile con la mentalità dei vostri alleati. Graziano Deirio è stato il papà pommmSmìm litico del codice, e i grillini nella scorsa legislatura si opposero, ma solo perché volevano regole ancora più rigide... «La scorsa settimana sono stati nominati commissari per 58 opere. Ad aprile ci sarà un decreto per commissariarne delle altre. Cosa intendo dire? Se ogni giorno occorre bypassare la legislazione esistente, è evidente che quelle norme vadano ripensate. La mia posizione è che, finché siamo in emergenza, tutti gli snellimenti del decreto semplificazioni vadano mantenuti e sfruttati. E contemporaneamente (bene ha fatto il ministro a avviare un tavolo) occorre arrivare a un nuovo codice. E per una volta non si può nemmeno dire che sia colpa dell'Ue: è l'Italia che ha aggiunto vincoli alle norme europee». Sinistra e grillini nei giorni pari lamentano l'eccesso di corruzione, nei giorni dispari l'eccesso di contenzioso giudiziario. Ma non si rendono conto che entrambi i mali derivano da regole troppo complicate? «Evidentemente no... Vede? Un'altra ragione per cui è giusto stare al governo e tentare su tutto di riequilibrare le risposte che altrimenti ci sarebbero». A proposito di anticorruzione. Se ne parla tanto, ma poi il sistema degli attestati Soa è largamente basato su un modello cartaceo... «Guardi, non solo su questo, io mi auguro che il modello che si imporrà con il Recovery pian sia utile a cambiare paradigma. Come sa, l'Europa pagherà sulla base del rispetto del cronoprogramma concordato. Ecco, io penso che tutti gli altri aspetti (anticorruzione, impatto ambientale, passaggi che investono altri ministeri, eccetera) debbano sia nei tempi che nelle modalità andare su un binario veloce. Oggi un cantiere medio dura oltre 5 anni, e se c'è uno stop si torna al passaggio di partenza... Non può funzionare così». Autostrade: come finisce la partita? «Siamo al colmo: dopo mesi di annunci roboanti, Autostrade sta ancora tirando sul prezzo rispetto aCdp». La vecchia concessione era troppo sbilanciata a favore del concessionario. Però non è che affidare tutto al pubblico, alla venezuelana, come piacerebbe ai grillini, sia una buona idea. In futuro c'è spazio per gare e concessioni più intelligenti? «Ovvio che i privati non siano il male, come pensano altri... Ma, trattandosi di concessioni assai redditizie, occorre che i controlli siano reali e severi. Penso che anche il percorso giudiziario del caso Morandi evidenzierà molte pecche assolutamente da correggere». Alitalia. Quanto altro denaro dovranno bruciare i contribuenti italiani? «Noi ci occupiamo della nuova società, come sa, mentre il lascito del passato riguarda il Mise. Ciò detto, un Paese come l'Italia che deve scommettere sul turismo non può non avere una compagnia di bandiera. Però il modello non può 1 assolutamente essere quello che già non ha funzionato in passato. Un punto essenziale è investire sugli hub, e, oltre a Fiumicino, ovviamente non va dimenticata Malpensa, che svolge un ruolo fondamentale sia sul versante turismo che su quello cargo». È immaginabile che prendiate misure non più distorsive del mercato a favore di Alitalia, e che quindi finisca la discriminazione verso altri operatori? Per quella via, poi magari qualche altro operatore potrebbe anche decidere di entrare positivamente nella partita di Alitalia... «Il trasporto aereo ha per sua natura rotte più remunerative e altre economicamente meno vantaggiose: per queste ultime il ruolo del soggetto nazionale è ovviamente decisivo. Ciò detto, un atteggiamento di maggiore apertura anche rispetto a soggetti stranieri è positivo, sempre però tenendo presente la missione turistica dell'Italia». Il suo partito e Matteo Salvini hanno fatto a lungo una giusta battaglia per aumentare la deducibilità rispetto alle auto aziendali. Ci lavorerete? Nella logica della ripartenza del Paese, quella di una fiscalità più leggera sulle auto aziendali può essere una carta da giocare, anche immaginando una scaletta temporale e una crescita della deducibilità anno per anno. «Il punto è che da qualche parte c'è sempre un assurdo pregiudizio anti imprese. Ma insieme con il sottosegretario all'Economia Claudio Durigon voglio aprire un dossier su questo argomento per arrivare a un esito positivo». O RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: CANTIERI Alessandro Morelli, viceministro alle Infrastrutture e trasporti [Ansa]