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04/06/2019

Il Mezzogiorno stritolato tra l’Italia del sì e quella del no

Corriere del Mezzogiorno

Primo piano I lavori che non partono Il commento
di Michele Cozzi La campagna elettorale per le Europee è alle spalle (certo ci sono i ballottaggi che infiammano ancora i rapporti politici); dalla Commissione europea è attesa da un momento all'altro l'avvio della procedura d'infrazione, dopo la lettera di spiegazione inviata dal ministro Tria, in cui i conti - come dice l'economista Cottarelli - «non tornano»; lo spread continua a volare; il presidente del Consiglio invia un messaggio alla Nazione, come usa fare il presidente della Repubblica, a fine anno. E indice una riunione sul tema dello sblocca-cantieri che Salvini svilisce, affermando, come ha fatto ieri visitando i cantieri della Pedemontana Veneta, che «il cantiere è sboccato». Non proprio un cioccolatino per il presidente Conte. Ma mentre i due litiganti continuano a darsele di santa ragione, il Sud resta in attesa dell'avvio di una reale e consistente azione di governo. Che, finora, è stata sempre promessa, ma non avviata. I dati, che pubblichiamo nell'articolo a parte, sui cantieri bloccati sono la fotografia di un Paese «immobile», impegnato essenzialmente, se non esclusivamente, nella resa dei conti dei due competitor di governo, Di Maio e Salvini. Il primo, «azzoppato» dal voto, il secondo che sembra circondato dall'aureola dell'invincibilità. Altro che «Italia del sì», contrapposta all'«Italia del no». La stagnazione è l'immagine di un «cambiamento che non cambia». E la risoluzione dei problemi? Le strade, le infrastrutture che fine hanno fatto? Ormai sono mesi che si parla di sblocca-cantieri, di stop al «codice degli appalti», (perché renderebbe eccessivamente tortuoso l'iter d'attuazione). Di una accelerata complessiva. Invece, non solo non si sono fatti passi in avanti, ma anzi, pare che sotto traccia sia passata la linea opposta: l'ulteriore ritardo dell'appaltabilità (neo-lingua buricratese) degli interventi, rispetto al cronoprogramma fissato dai governi Renzi e Gentiloni. Il dossier è oggetto della valutazione dell'ex viceministro Nencini, che parla di «presa in giro», e di ritardi che penalizzano soprattutto il Mezzogiorno. Le opere che subiscono uno slittamento (per motivi molteplici, almeno così si dice ufficialmente) penalizzano il Sud: 15 in Basilicata, 25 in Calabria, 12 in Campania, 4 in Molise, 6 in Puglia, 13 in Sicilia. Regioni nelle quali il governo (al di là del ribaltamento dei rap porti tra Di Maio e Salvini) raccoglie una massa considerevoli di consensi. Complessivamente, a livello nazionale, le opere la cui realizzazione è stata ulteriormente ritardata sono circa 200, per un ammontare di 16 miliardi. Capiremo nei prossimi giorni, quale direzione prenderà l'azione del governo. Resta la considerazione di fondo: il reddito di cittadinanza, come appare chiaro, non si sta rivelando adatto a promuovere lo sviluppo (ancor meno quota-100); misure per aiutare le imprese, (con la defiscalizzazione) sono solo annunciate; le università meridionali hanno meno fondi. E le strade? Se ne riparlerà nel 2020, 2021, 2022...

Foto: Lo scenario La campagna elettorale per le Europee è ormai alle spalle e le regioni del Sud sono ancora in attesa di un reale rilancio