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26/03/2021

Il maxi rincaro delle materie prime rischia di far saltare tutti i cantieri

Libero - SANDRO IACOMETTI

L'allarme dei costruttori
Le aziende stanno ricevendo lettere dai fornitori che annunciano l'aumento dei prezzi per «eventi di forza maggiore». L'Ance scrive al governo: senza interventi si bloccano i lavori
■ La bufera è iniziata. «Per causa di forza maggiore dobbiamo aumentare i prezzi di tutti i nostri prodotti». «Per eventi al di fuori del nostro controllo siamo costretti a rivedere qualsiasi prezzo concordato in precedenza». Queste sono solo alcune delle lettere che stanno iniziando ad arrivare sulla scrivania delle imprese edili. Missive con cui i fornitori annunciano rincari generalizzati e consistenti (dal 20% in su) di tutti i prodotti. A scatenare la revisione dei listini è la progressiva irreperibilità delle materie prime, provocata dalla riduzione dell'attività di molte compagnie minerarie e dalla contestuale fortissima richiesta di campioni della domanda come Cina e Stati Uniti, le cui manifatture stanno cercando di recuperare il tempo perduto e hanno triplicato i consumi. Fenomeno che ha provocato una crescita vertiginosa dei prezzi. IL CODICE DEGLI APPALTI Ieri su Libero ci siamo occupati dei rischi legati all'aumento incontrollato del valore dell'acciaio (e della paradossale situazione dell'ex Ilva). Ma l'incremento dei costi riguarda tutte le materie prime. E le conseguenze potrebbero ripercuotersi sull'intero processo di rilancio della nostra economia. Al lanciare l'allarme è stato ieri il settore delle costruzioni, che giocherà un ruolo centrale nella realizzazione delle opere previste dal Recovery plan. L'intoppo, manco a dirlo, è il solito Codice degli appalti, che tra i tanti difetti ha anche quello di rendere assai complicata la revisione in corsa degli importi di un lavoro per eventi che, come si diceva, non rientrano nella sfera di controllo delle imprese. Il risultato è quello paventato dall'Ance in una lettera inviata ai ministri competenti per chiedere un intervento immediato e risolutivo. «Con un aumento del 130 per cento dell'acciaio, del 40 per cento dei polietileni, del 17 per cento del rame e del 34 per cento del petrolio e, di conseguenza, anche la difficoltà di approvvigionamento, tanti cantieri pubblici e privati rischiano di bloccarsi con gravi ripercussioni economiche e sociali», ha spiegato l'associazione dei costruttori. Il problema principale, si legge nel documento, è che l'attuale nonrmativa «non prevede adeguati meccanismi di revisione dei prezzi. In tale contesto, quindi, i contratti non risultano più economicamente sostenibili, con il conseguente rischio di un blocco generalizzato degli appalti, nonostante gli sforzi messi in campo dalle imprese per far fronte agli impegni assunti». PIANO DI RIPRESA E il pericolo non riguarda solo i lavori già avviati, ma anche quelli futuri. Oltre a frenare gli interventi in corso, commenta il presidente dell'Ance, Gabriele Buia, «questi rincari eccezionali potrebbero mettere a rischio anche quelli previsti dal Recovery Plan». La soluzione più veloce, suggerisce l'associazione, è quella di «un intervento normativo urgente attraverso il quale riconoscere alle imprese gli incrementi straordinari di prezzo intervenuti». Ma è chiaro che il nodo principale da sciogliere per evitare che il Piano di ripresa e resilienza si trasformi in un epocale flop resta il Codice degli appalti. O meglio, il «guazzabuglio» di leggi che lo ha di fatto sostituito, aggiungendo ulteriore confusione. Il Codice, spiega il vicepresidente Ance, Edoardo Bianchi, «è ormai solo un simulacro che dentro non ha nulla, perché ci sono ad oggi ben sette provvedimenti che disciplinano i lavori pubblici». Come uscirne? Per affrontare l'emergenza, dice Bianchi, si «può andare avanti con il Dl Semplificazioni», ma contestualmente bisogna «avviare una risistemazione organica di tutta la materia nel minor tempo possibile». © RIPRODUZIONE RISERVATA