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07/07/2020

Il M5S vota con la Lega

Il Dubbio - ROCCO VAZZANA

A BRUXELLES I PENTASTELLATI BOCCIANO IL MES INSIEME AL CARROCCIO
E a Roma infuria lo scontro sulla legge elettorale Centrodestra in piazza per "sfrattare" Conte
Resta fragile e armata la tregua sottoscritta da Nicola Zingaretti e Guseppe Conte dopo settimane di incomprensioni. Le questioni sul tavolo sono ancora parecchie e l'incidente più pericoloso si registra a Bruelles, dove il Movimento 5 Stelle vota insiema alla Lega sul Mes. Ma tra i fronti aperti, anche la scuola, la riforma della legge elettorale e i "dettagli" da definire sul decreto semplificazioni. A PAGINA 3 POLITICA A BRUXELLES I GRILLINI VOTANO CON LA LEGA Mes, legge elettorale e scuola: tutti i nodi di Giuseppe Conte ROCCO VAZZANA Resta fragile e armata la tregua sottoscritta da Nicola Zingaretti e Guseppe Conte dopo settimane di incomprensioni. Le questioni sul tavolo sono ancora parecchie e il Pd teme di rimanere schiacciato dall'immobilismo, dopo aver assecondato per quasi un anno la linea pentastellata, in ossequio all'accordo che aveva reso possibile la nascita del governo. Non solo decreto Semplificazioni, Mes e legge elettorale, Zingaretti ora pretende dagli alleati un piano di ripartenza immediata della scuola per sottrarre valide argomentazioni alle opposizioni. La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, è finita da settimane ormai nel mirino dei dem: vittima sacrificale designata in caso di rimpasto. E il segretario del Pd non perde occasione per ricordarlo. «Tutte le energie possibili ora devono essere rivolte solo a un obiettivo: la scuola e l'università. Subito!», scrive perentorio su Facebook il numero uno del Nazareno. «Perché il tempo è prezioso. Bisogna riprendere in piena sicurezza». Zingaretti lancia un appello al governo perché ci si organizzi per tempo, evitando disagi ai docenti e alle famiglie. «Bisogna investire affinché la crisi economica e sociale non butti fuori dal ciclo formativo milioni di giovani», insiste il capo del Pd, invitando la ministra a non «distrarsi». Il messaggio del leader dem è chiaro e serve anche a rassicurare i suoi: il Pd non rimarrà in maggioranza a qualunque costo. Ma se a Roma si rischia la frattura, a Bruxelles si consuma. Sul Mes, Pd e Movimento 5 Stelle votano in maniera opposta su un atto delegato proposto dalla Commissione sul Pandemic Crisis Support per inserire le spese sanitarie nei requisiti per accedere al credito: se un Paese accede al Mes deve inserire il dettaglio delle spese sanitarie nel suo reporting, una volta ottenuti i fondi. I grillini si schierano con la Lega, votando contro, il partito di Zingaretti a favore insieme alla maggioranza. A rappresentare il M5S in Commissione è Piernicola Pedicini, appena reintegrato nell'organizzazione dopo un mesetto di sospensione. Ma Pedicini non vota di testa sua, fanno sapere i pentastellati, esprime la posizione dell'intera delegazione Cinquestelle. «La via maestra per uscire dai veti ideologici sul Mes è cambiare prospettiva», dice la senatrice renziana Donatella Conzatti. «Non dobbiamo avere paura dell'Europa che si è dimostrata all'altezza della situazione mettendo a disposizione oltre 1.200 mld di strumenti: l'Rrf per gli Stati, Bei per le imprese, Sure per il lavoro e Mes per la sanità». Le divergenze però non si fermano qui. Ad agitare le acque in casa dem, infatti, ci sono ancora alcuni passaggi del decreto semplificazioni considerati troppo "audaci". Soprattutto la norma sugli appalti superiori a 5 milioni di euro che prevede un iter burocratico particolarmente snello. Secondo il Pd la procedura agirebbe in deroga alla normativa europea sugli appalti, una scelta poco saggia alla vigilia di possibili sostegni economici destinati all'Italia da parte di Bruxelles. La Commissione Ue ha infatti già definito il perimetro delle possibili deroghe, consentite solo se legate all'emergenza sanitaria. Escluse dunque grandi opere o appalti di diversa natura. Perché un conto è «osare», come chiede Conte, e un conto è giocare d'azzardo, è il ragionamento dei dem che contano di riuscire a limare il testo prima di arrivare al Consiglio dei ministri di lunedì, dove M5S e Italia Viva sembrano viaggiare in sintonia. Lo scenario però cambia ancora se ci si sposta su Solo su un punto M5S e Pd sembrano aver trovato un accordo: la riforma della legge elettorale. Ai pentastellati la proposta di Zingaretti va bene: sistema proporzionale con sbarramento al 5 per cento. Ma chi non ne vuol sentir parlare è in questo caso Italia Viva. Per Matteo Renzi l'unica soluzione possibile è il modello elettorale dei Comuni. «Se vogliono mettere mano alla legge elettorale, per noi di Italia Viva il messaggio è molto chiaro: si faccia una legge maggioritaria, in modo che la sera delle elezioni si sappia chi ha vinto», scrive l'ex premier sulla sua Enews, mandando in allarme i dem. «Questo governo esiste anche perchè c'è un accordo: taglio dei parlamentari e nuova legge elettorale a garanzia della dialettica democratica», replica Emanuele Fiano. «Il taglio dei parlamentari si è votato, la legge elettorale no. Ne abbiamo già discusso per cinque mesi e Italia Viva ha proposto e sottoscritto l'attuale testo. Ora votiamolo in fretta». E mentre la maggioranza si divide, l'opposizione prova a ricompattarsi. Oggi il centrodestra si ritroverà in piazza a Roma per mandare un nuovo "avviso di sfratto" al governo Conte. Sempre che Forza Italia non ci ripensi.