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18/05/2021

IL LAVORO TRA SALUTE SICUREZZA E CULTURA UN BENE DA DIFENDERE

La Gazzetta Del Mezzogiorno

di GIANCARLO TURI SEGRETARIO GENERALE UIL TARANTO Una lunga scia di morti bianche scuote il mondo del lavoro ed agita le coscienze. Le dinamiche degli incidenti rivelano una debolezza organizzativa che deve far riflettere quanti presidiano professionalmente gli ambiti della sicurezza. L ' operaia inghiottita dal telaio, il collega schiacciato da un carico di mangimi, il lavoratore precipitato nel vuoto da un viadotto stradale, l ' agri coltore travolto dal suo stesso mezzo, sono solo alcuni degli eventi tragici che si ripetono e che dimostrano come nulla sia cambiato se, solo nei primi quattro mesi del 2021, siamo a piangere un numero di vittime (188) abbondantemente superiore a quello del biennio precedente (+11.4% sul 1°trimestre 2020; +16.6% sul 2019). La prova provata dell ' insufficienza delle azioni messe in campo è costituita dalla altrettanto tragica testimonianza del vuoto di proposte, da parte dei governi di turno, tese a contrastare la fenomenologia. Le parole chiave che stanno in cima alle strategie sindacali specifiche sono: prevenzione, formazione e inasprimento dei controlli. Elementi che devono essere posti a base di un profondo intervento legislativo. Quello effettuato nel 2008 con la Legge n.81 è un provvedimento emanato al solo fine di riordinare e di coordinare, in un unico testo, l ' intera normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. L ' ultimo intervento sostanziale è stato effettuato nell ' ormai lontano ' 94 con la Legge 626. L ' ambito della sicurezza non è facilmente cir coscrivibile, tanti sono quelli contigui che andrebbero trattati parallelamente: codice degli appalti, applicazione dei contratti di lavoro, norme sulla previdenza che contemplino i lavori usuranti, il trattamento da riservare ai costi che le aziende sostengono per la sicurezza. Sia pure in brevissima sintesi, si comprende agevolmente come occorrerebbe costituire una task-force per elaborare l ' ampio ventaglio di misure neces sarie. Ad oggi, dobbiamo constatare che continua ad accadere l ' esatto opposto: gli appalti vengono aggiudicati con la pratica del massimo ribasso (il costo più conveniente per l ' impresa), le imprese ricorrono ai contratti di lavoro meno onerosi, le norme previdenziali obbligano a lavorare sino ai 67 anni di età anche quanti svolgono attività rischiose e usuranti. A fronte di un siffatto contesto, le affermazioni dei ministri di turno (mai più morti sul lavoro, la sicurezza non costo ma investimento) appaiono come proclami infarciti da una triste retorica, sforniti del necessario fondamento per effettuare quel deciso cambio di rotta che occorrerebbe. La pratica giornaliera mostra come le cose vadano in modo assolutamente diverso. Se le grandi aziende si sforzano di aderire ad un progetto complessivo di sicurezza, quelle di dimensioni medio-piccole (le più numerose) disattendono sistematicamente anche le norme più elementari. Non a caso, gli ultimi tragici accadimenti hanno riguardato aziende di questa tipo. CONTINUA IN XIX >> >> CONTINUA DALLA PRIMA Quello che continua a mancare è l ' incapacità conclamata di elevare, rendendola scientifica, la cultura della prevenzione, quella che si dovrebbe prefiggere di analizzare i processi produttivi circoscrivendoli e circondandoli delle migliori tecnologie che dovrebbero demandare a procedure meccanizzate i compiti più gravosi e più rischiosi, con la possibilità di effettuarli da remoto. Siamo alla vigilia di una ripartenza economico-produttiva del Paese di proporzioni ancora più ampie di quella vissuta nel Dopoguerra con l ' adozione del Pia no Marshall; il Pnrr prevede uno spiegamento di risorse finanziarie imponenti, per cui sarebbe opportuno che, prima dell ' apertura dei cantieri, tra le tante riforme, si desse priorità assoluta a quelle che attengono a salute e sicurezza, sostenendole con i necessari supporti finanziari e di conoscenza. Sarebbe il modo più corretto anche per onorare la memoria dei caduti sul lavoro. Il tema lavoro è ampio: salute e sicurezza ne costituiscono l ' aspetto basico, quello che riguarda la vita. Ma ne andrebbero trattati molti altri, con un approccio culturalmente più adeguato. Taranto, come sempre, offre uno spaccato unico per ampiezza, tale da poter essere preso a riferimento anche per altre realtà di analoga portata. La più recente attiene alla proposta di impiego in attività socialmente utili dei lavoratori ex Ilva collocati in Amministrazione Straordinaria. Trattasi dei circa 1.600 lavoratori dello Stabilimento di Taranto (1.800 quelli dell ' intero gruppo), che sono stati collocati in cassa integrazione in base all ' Accordo del 6 ottobre 2018 si glato tra Mittal e sindacato, con l ' im pegno a ricollocarli nel circuito lavorativo entro il 2023. Quel piano è stato superato dall ' Accordo del di cembre 2020 ma di quei lavoratori e del loro futuro non si è mai più discusso. Adesso, nella forma di un Accordo di Programma patrocinato da Regione Puglia e Comune di Taranto, si propone di impiegarli in lavori di pubblica utilità, anche al fine di integrare l ' indennità perce pita. In sintesi, sia pur transitoriamente, si teorizza di trasformare un nutrito gruppo di lavoratori siderurgici in un manipolo di manutentori di edifici e di giardini pubblici e di altre attività similari da reperire alla bisogna. L ' esperienza di questi anni ha mostrato come altre operazioni similari - lavoratori socialmente utili (Lsu), lavoratori adibiti a interventi di pubblica utilità (Lpu) - si siano tradotte in operazioni fallimentari, concluse con processi di internalizzazione per accompagnare gli stessi lavoratori alla maturazione dei periodi utili per la pensione. L ' ultima, in ordine di tempo, ha riguardato il comparto scuola, nel quale quei lavoratori sono andati ad occupare il gradino più basso della organizzazione scolastica, quella dei collaboratori. Avevamo auspicato e promozionato percorsi di implementazione delle conoscenze (riqualificazione) dei lavoratori, finalizzati ad una ricollocazione all ' interno della medesima fi liera produttiva o di altra analoga. Mai avremmo pensato di riconvertirli in un manipolo di generalisti ai quali occorre assicurare solo un reddito mensile. Lo stesso concetto di transizione ambientale presuppone il mutamento dei processi produttivi, non il demansionamento di massa dei lavoratori. Una scelta inqualificabile se si valuta il ruolo politico e sociale svolto da questi lavoratori nell ' affermazione dei dirit ti del mondo del lavoro, il peso politico rivestito nella tenuta del sistema democratico del Paese anche quando questo è stato messo sotto attacco dai movimenti eversivi, l ' aver costituito l ' asse portante dell ' intero movimento sindacale. Fatti, questi, che meritavano ben altro rispetto e considerazione. Oltretutto, la proposta ignora quanto accade a livello europeo dove, nel vertice tenuto in Portogallo, il Premier Draghi, molto opportunamente, gioca d ' anticipo e propone di va lutare l ' inserimento dei fondi euro pei, proprio a partire da quelli Sure, che attengono ai trattamenti di integrazione salariale a favore dei lavoratori colpiti dalle crisi, come elemento strutturale nel novero degli strumenti finanziari a disposizione dei Paesi membri. È opportuno rilevare, infine, che, nell ' individuazione di simili inizia tive, continua a pesare la totale assenza dei partiti della sinistra politica italiana che, storicamente, avevano costituito un riferimento irrinunciabile per la difesa del lavoro e dei lavoratori, rilanciandone il protagonismo. Quelli che si propongono sempre più timidamente in terra ionica, ormai solo esclusivamente a ridosso delle competizioni elettorali, sono molto lontani dal costituirne una rappresentazione accettabile e si configurano come gruppi di affaristi alla ricerca di un facile consenso e sforniti di cultura politica. Giancarlo Turi