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13/05/2020

Il labirinto degli appalti pubblici una mappa per non perdersi (d ‘animo)

L'Altravoce dell'Italia

UN LIBRO CON ISTRUZIONI PER L'USO: COME PO
"Per qualche gara in più. Il labirinto degli appalti pubblici e la ripresa economica" di Fabio Cintioli, edzioni Rubbettino. BENI ESSENZIALI TENTATIVI INUTILI Tante riforme nel corso degli anni non hanno migliorato la situazione La manutenzione delle infrastrutture è irrinunciabile
Pubblichiamo l'introduzione e la postilla del libro "Per qualche gara in più. Il labirinto degli appalti La crisi degli appalti pubblici è un fenomeno che si manifesta con l 'inerzia, con la complicazione, col fiorire di troppe gare anche per necessità basilari delle amministrazioni, con un ginepraio di regole e di controlli che hanno come sbocco la difficoltà di "fare" della nostra amministrazione. Tante riforme nel corso degli anni non hanno migliorato la situazione. Anzi è purtroppo peggiorata. Andare alla ricerca delle cause profonde non è meno importante delle proposte per uscirne. In questo libro si cerca di dire delle prime senza rinunciare ad Perché ancora un libro sugli appalti pubblici? Questa è la prima domanda chemi rivolgerebbeil lettore, probabilmente. La risposta è scontata, anche se forse non accattivante. Perché l 'autore ha qualcosa da dire ancora, nonostante il fiorire di volumi sul tema. Che ci sia una crisi del settore e che tale crisi si manifesti nella difficoltà di portare a compimento gli investimenti, le opere pubbliche e le stesse forniture alle amministrazioni è noto a tutti. Che la questione, ove mai possibile, sia diventata ancor più critica con l 'erompere dell'emer genza sanitaria e le immediate sofferenze per l 'economia è pure da tutti condiviso. La burocrazia è diventata il bersaglio di molti e con essa il codice dei contratti pubblici e l 'intero mondo che ruota in torno agli appalti. Le idee, però, non sempre sono chiarissime, trovo. Mi è sembrato utile dire qualcosa,allora. Esoprattuttodire delle circostanze che, nell 'esperienza di studioso e di professionista, mi sono apparse come le cause di una patologia che è del sistema ma che appartiene a tutti noi:perché deriva da un fenomeno culturale e di costume, che sicuramente riguarda i giuristi, ma non solo. Nelle pagine che seguono troverete perciò un parallelismo costante tra due livelli: da un lato, la ricerca dalla fonte culturale esporre le seconde, per non perdere la sfida della ripresa dopo l 'emergenza sanitaria Covid-19. Si devono però fare i conti con alcuni punti fermi del circuito istituzionale amministrativo: il modo in cui è stata declinata la tutela della concorrenza nei pubblici appaltiappalti. Il dialogo tra intervistato e intervistatore è la tecnica che si utilizza per dare alle idee maggiore immediatezza. Il dialogo è anche il modo per non rivolgersi solo ai giuristi e per spiegare ai non addetti ai lavori quel che è accaduto, avvertendoli che la manutenzione delle opere pubbliche e l 'efficienza dei servizi sono beni essenziali e irrinunciabili. «più gara o meno gara?», in questi anni la risposta è sempre stata «più gara!», vuoi in nome della concorrenza vuoi in nome dell 'an ticorruzione. E le forme di confronto competitivo più flessibile, pure previste nelle direttive Ue, sono state sempre penalizzate. Si è diffusa l 'osti lità verso la discrezionali tà della stazione appaltante e la paura di decidere è diventata la cifra del comportamento dei funzionari, stretti tra norme complicatissime, cultura del sospetto e crescenti responsabilità. Tutto questo deriva da fraintendimenti culturali di base e produce la stasi. Dunque, sì, qualcosa di nuovo in questo volumetto lo troverete. Di qualcosa di nuovo, d 'altra parte, c'è biso gno secondo me, perché nuova è la situazione in cui ci troviamo. La crisi economica in cui la pandemia ci lascia oggi richiede formule efficaci. Non possiamo più permetterci tutto questo. Gli investimenti non possono più aspettare. A chi si rivolge questo libro? Si rivolge a tutti. Non solo ai giuristi, dunque. Mi sono sforzato di utilizzare un linguaggio comprensibile a tutti senza scendere in dettagli da operatore. Questo mi ha anche esentato da citazioni di giurisprudenza e dalle note. I dati riportati mi sembrano del resto chiari e inconfutabili. Un ossimoro: un libro scritto da un giurista su una delle materie più afflitte da complicazione (gli appalti pubblici) che pretende di esser semplice e proporsi a tutti, anche ai non addetti ai lavori. Che dire, è difficile, ma ho voluto comunque provarci. Per quanto possibile, certo. Teniamo pur sempre conto che l 'utilizzo di alcuni concetti giuridici è indispensabile, sia per dar forza agli argomenti sia per offrire, specie nel capitolo conclusivo, alcune proposte. È importante rivolgersi a tutti, secondo me, perché i problemi sul tappeto sono di tutti. Gli appalti servono allacollettività, che si tratti di costruire un ponte o di munire un Comune di mezzi informatici o, visti i tempi che abbiamo dovuto vivere, di acquistare mascherine o respiratori da destinare ai nostri ospedali. E se gli appalti languono, il problema non è da poco. Veniamo così alla terza domanda. Perché costruire questo libro sul dialogo tra intervistatore e intervistato? Questa è certamente la più interessante. La prima ragione che spiega questa strada è legata a quanto dicevo poco prima. Vorrei rivolgermi a tutti con l 'ambizione di esser letto. Allora, tra domande e risposte si spera di mostrare più leggerezza nel trattare di questi argomenti e di aiutare anche il lettore meno interessato, quello più distratto, quello che ha meno tempoa disposizione e, soprattutto, quello che non si occupa di diritto. Ma c 'è una seconda ragione, non meno importante. Le idee che nel corso degli anni mi sono fatto di questo problema non sempre mi son sembrate facili da dire né da inserire nel dibattito tra giuristi, e per la precisione tra studiosi e operatori del diritto amministrativo. Per dirne una: come si fa a sostenere che le norme sugli appalti pubblici non sono ispirate dal principio di concorrenza - o che non dovrebbero esse re ispirate da questo principio - se l'esatto opposto è scritto nelle direttive, nelle leggi, scolpito nelle sentenze e ribadito dall 'intera dot trina? Come si fa a negare l 'importanza della preven zione della corruzione? Sono idee talvolta estreme, quelle che troverete. Non estremiste, però, questo me lo concederete. Ivi inclusa quella che ritiene che la filosofia dell 'anticorruzio ne debba essere ben separata dalladisciplina deicontratti pubblici. Proprio per via del loro contenuto queste tesi restano un po ' sul confine dell 'incertezza, dato che le obiezioni che molti colleghi e amici mi farebbero sono, almeno in parte, le mie stesse obiezioni. Insomma, molti dubbi e difficoltà nell 'ana lisi per il puntodi vista del giurista. Eppure,allo stesso tempo, è forte il bisogno di dire e di far trapelare queste idee, anche in via urgente e senza attendere altre verifiche, anche a costo di restare in beata solitudine. Ma come fare, mi sono chiesto più volte? Poi ho trovato il modo. Il dialogo mi ha consentito di esser l 'uno e altro contempo raneamente: l 'intervistato re, che èinfluenzato dal «politicamente corretto» ed è più sensibile alle posizioni sino a oggi largamente prevalenti; e, soprattutto, l 'in tervistato, finalmente libero di esprimere alcune posizioni. Tanto più libero perché egli sa che ci sarà l 'intervi statore a fare da contraltare e a suggerire, se preferite, di inseguire almeno una via mediana, meno estrema. In questo gioco di ruoli non posso, certo,negare chenel dialogo quel che conta è quel che dice l 'intervistato e non nasconderò, certo, di esser proprio io l 'intervistato. Ma la presenza dell 'intervista tore servirà sempre da fattore di equilibrio, e senza mai impedire alle idee di venir fuori. È innegabile che la stagione drammatica che abbiamo vissuto con la crisi del coronavirus e la sfida della ripresa economica, sfida molto difficile, sappiamo, abbia dato un impulso finale e determinante per completare questo dialogo e per mettere sul tappeto una serie di proposte. Perché, se non si facessero scelte nuove e coraggiose oggi, potremmo rammaricarci di non avere avuto questo coraggio e duramente rimpiangerlo domani.

Foto: "Pranzo sul grattacielo", foto scattata a New York il 20 settembre 1932 da un fotog