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02/07/2021

Il grido della piazza a governo e Comune «No agli spezzatini» È sciopero di massa

Gazzetta di Mantova - Monica Viviani

I sindacati: è ora di cancellare l'articolo 177 del Codice appalti Folla di lavoratori Tea al presidio: «Non vendete la rete» protesta dei settori elettrico, gas-acqua, ambiente
Monica Viviani«Bomba atomica» quella delle esternalizzazioni imposte dall'articolo 177 del codice degli appalti alle aziende concessionarie e «scelta scellerata» quella che potrebbe portare alla vendita della rete gas di Tea: è un No agli "spezzatini" indirizzato a governo e Comune quello urlato ieri da una folla di lavoratori radunati in piazza Martiri di Belfiore. A metà strada tra le sedi chiamate a decidere del loro futuro e di quello di servizi pubblici essenziali sono arrivati davvero in tanti soprattutto da Tea, ma anche da Enel, Edilgas, Mantova Ambiente, Aprica nel giorno di sciopero nazionale del settore gas-acqua, energia e igiene ambientale che nella nostra provincia riguarda oltre mille addetti. «Sciopero pressoché totale in tutti i settori» riferiscono i sindacati presenti in piazza a partire dai segretari generali di Cgil, Daniele Soffiati, Cisl, Dino Perboni, e Uil, Paolo Soncini, a quelli di categoria Michele Orezzi (Filctem Cgil), Gianni Ardemagni (Femca Cisl), Giovanni Pelizzoni (Uiltec), Elena Giusti (Fp Cgil), Fabio Biondelli (Fit Cisl), insieme a Fausto Banzi di Sinistra Italiana e a Potere al Popolo.E se l'articolo 177 rappresenta una «bomba atomica» come la definisce Orezzi, «su settori industriali che sono più sicuri con più competenze e più organizzati, e infatti lo sciopero di oggi è appoggiato anche dalle grandi multiutility» e se dopo due anni di rinvii «questa volta il Parlamento deve prendersi la responsabilità di stralciarlo per davvero», d'altro canto «il Comune di Mantova ha la responsabilità di decidere cosa fare della rete di distribuzione del gas e la discussione fatta sui giornali non ha agevolato la tranquillità dei lavoratori che oggi sono tutti in sciopero e affollano il presidio».Ed è ancora Orezzi a ricordare alla folla di quel piano industriale firmato Tea «che diceva che si investiva e non che si vendeva» presentato ad aprile, che «o quel piano non era vero o qualcuno ha cambiato idea nei 30 giorni successivi», che «se era troppo ambizioso allora rimodulino gli investimenti perché se l'espansione di Tea è ormai arrivata al massimo quello della rete gas rischia di essere solo il primo ramo dello spezzatino» e comunque «nel caso, bisognerà ripartire dalla discussione proprio sul piano industriale». E il caso Tea trova schierati tutti i sindacati. «Siamo in piazza su due argomenti uno più importante dell'altro - dichiara Ardemagni - uno di carattere generale che riguarda il rischio di esternalizzazioni di attività importanti che vanno da energia, gas acqua alla nettezza urbana con un rischio di indebolimento della qualità del servizio e dal punto di vista sociale e occupazionale. Ma siamo qui anche per Tea dove mi pare che l'azienda dica una cosa e a distanza di un mese un'altra completamente diversa: su questo siamo impegnati a dire sia al gruppo dirigente ma anche all'amministrazione comunale e a tutta la cittadinanza che tutto il servizio deve rimanere all'interno dell'azienda». Anche Pelizzoni parla di «asset strategico» e di un'ipotesi di vendita che «pone degli interrogativi sul futuro dell'azienda sia dal punto di vista economico che da quello occupazionale e noi siamo nettamente contrari a questo tipo di impostazione». Così come l'articolo 177 prospetta una eccessiva terziarizzazione del settore «che non garantisce prima di tutto i lavoratori e nemmeno gli asset strategici come l'acqua, il gas, l'energia elettrica e c'è il timore come cittadini che non venga garantita la qualità del servizio e in più a tariffe più elevate».Preoccupazione trasversale di lavoratori «che sanno bene - spiega poi Elena Giusti - qual è il destino di chi lavora per cooperative che si occupano di servizi esternalizzati con condizioni contrattuali che non sono quelle del comparto». Preoccupazione nella preoccupazione quella dei dipendenti di Tea: «La possibile cessione della distribuzione gas riguarda circa 25 persone a cui va aggiunta la quota di personale amministrativo dello staff della holding - racconta Giovanni Iervolino della Rsu - Siamo contrari alla vendita di qualsiasi società del gruppo, lo spezzatino per noi significa perdita del valore complessivo. È un'ipotesi che non vogliamo neppure prendere in considerazione». Ipotesi piombata sui dipendenti come «una doccia fredda - racconta una di loro al presidio - visto che da due anni ormai si lavorava in funzione della gara d'ambito del 2023. Non ce l'aspettavamo e l'abbiamo letto sui giornali. Se vendono per chi finiremo a lavorare? Con quali garanzie e per quanto tempo?» --