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13/06/2020

Il grande inganno delle mascherine Fabbricate sfruttando i clandestini

QN - La Nazione

di Leonardo Biagiotti PRATO Milioni di mascherine realizzate da operai cinesi clandestini e, almeno una parte di quelle consegnate, non conformi ai requisiti previsti per i dispositivi medici. Mascherine realizzate per conto di una società, Gruppo YL, che ha firmato contratti milionari con Estar, e quindi la Regione Toscana, e il dipartimento di Protezione Civile, parti lese. E' quanto ipotizzato dalla clamorosa indagine condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla procura che ieri ha portato a 14 arresti, perquisizioni in 28 aziende cinesi del Macrolotto e in altre tre società, al sequestro di milioni di presidi di protezione che avrebbero dovuto essere consegnati oggi alla Protezione civile, oltre che al sequestro di numerosi macchinari non a norma e oltre 75mila euro in contanti. Durante le perquisizioni sono stati trovati 90 clandestini cinesi, in quasi tutte le ditte finite nel mirino dei finanzieri. I reati ipotizzati sono intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento dell'immigrazione clandestina, violazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, violazioni al codice degli appalti, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato. Queste ultime due ipotesi di reato sono contestate in particolare ai fratelli Hong della società Gruppo YL, al centro dell'inchiesta. La maxi operazione coinvolge invece come parti lese Estar, la centrale acquisti per la sanità della Regione Toscana, e il dipartimento della Protezione civile che stanno attivamente collaborando alle indagini. Tutto è partito nel 2018, quando i finanzieri, su disposizione della procura, si sono messi sulle tracce di un imprenditore cinese titolare di fatto di un'azienda di confezioni a Prato, che ieri è stato arrestato in esecuzione di un'ordinanza del Gip per gravi reati connessi allo sfruttamento del lavoro ai danni di 23 suoi connazionali impiegati a nero (15 dei quali anche clandestini). Seguendo l'uomo gli inquirenti sono arrivati alla società Gruppo YL, con sede legale a Firenze e quella produttiva nel Macrolotto 2, solitamente impegnata nella produzione di abbigliamento. In particolare gli inquirenti hanno rilevato che l'imprenditore, attraverso due nuove ditte intestate a prestanome, produceva mascherine per Gruppo YL e così l'indagine si è allargata. Sotto la lente della procura sono finiti allora i contratti che Gruppo YL ha stipulato con Estar e il dipartimento della Protezione civile (alcuni ancora in essere), che prevedono la fornitura di 83 milioni di mascherine alla Protezione Civile e 6,7 milioni ad Estar per un valore, rispettivamente, di 41,8 e 3,2 milioni. Ieri gli uffici regionali hanno precisato «che tutti i prodotti acquistati e distribuiti gratuitamente dall'inizio dell'emergenza sono stati testati con esito positivo dal dipartimento di chimica dell'università di Firenze». La Finanza invece sta procedendo al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei conti correnti e dei beni riconducibili all'azienda indagata e ai suoi rappresentanti, fino alla cifra di 3,2 pagata da Estar. Secondo i riscontri investigativi, Gruppo YL per garantire le forniture di mascherine (rifornisce anche importanti catene della grande distribuzione ed altre imprese) si sarebbe avvalso di 28 ditte individuali cinesi, subappaltatori occulti perché non dichiarati nel documento di gara acquisito dagli investigatori. All'interno di molte di queste aziende sono stati trovati lavoratori clandestini, come testimoniano i 13 arresti in flagranza eseguiti ieri mattina dai finanzieri (250 uomini arrivati da tutta la regione, coadiuvati da personale Asl) durante le perquisizioni: ciascuno degli arrestati, infatti, aveva alle sue dipendenze più di tre lavoratori irregolari, circostanza per la quale sono previste appunto le manette. Sono in corso accertamenti anche in materia di sicurezza sul lavoro. Non è tutto, perché c'è anche un fronte di tipo sanitario. Secondo quanto riferito dalla Finanza, l'Istituto superiore di sanità, interpellato da Gruppo YL nella prima fase dell'emergenza come prevede la legge, aveva espresso, perché mancavano i requisiti previsti, «parere non favorevole alla produzione e commercializzazione di mascherine che, nonostante questo, sarebbero poi state cedute ad Estar». La stessa Guardia di finanza riferisce che «sono in corso ulteriori accertamenti sulle commesse ricevute dalla Protezione Civile. Al momento però è già emerso che parte delle mascherine fornite non sarebbe conforme a quanto pattuito ed ai requisiti previsti per i dispositivi medici». Le indagini ora proseguono a ritmo serrato e riguardano anche la posizione di due ulteriori società con sede nella provincia di Firenze, gestite da italiani ed in stretti legami di collaborazione con l'azienda pratese, destinatarie anch'esse di commesse da parte di Estar e della Protezione Civile. Anche in questo caso si sospettano le «analoghe criticità» riscontrate nel corso delle perquisizioni nelle 28 ditte cinesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA